Usiamo male la terra,
disonoriamo l'aria espirando fiato inquinato,
i mari son diventati d'acqua e di carta
dov'è quel profumo di onde
che sugli scogli s'infrangono?
Si sente ancora l'effluvio di sottobosco
lungo il passeggiare per le colline,
sentore di funghi che riportano
al sapore di un buon risotto
che risveglia i palati di plastica insaporiti
Tristezza stringe il cuore,
godere più non si può di ancestrali sapori,
insieme ad altrettanti ancestrali valori.
Finita è l'ubbidienza dei figli ai padri,
dell'amor vero tra coniugi giuratosi
davanti a Dio...
E l'immoralità straborda ingombrando
di ogni età i cuori,
il rispetto per i canuti capelli,
simbolo di saggezza , riempe le strutture
e ripulisce le tasche.
Non mi piace questo mondo
il cuore lacrima, la mente confonde
un di' nemmeno tanto lontano
un sorriso era un dono prezioso
un abbraccio un regalo raro
E mi rivolgo a Dio, solo Lui saprà
risolvere tutto sto' marasma
a mani giunte chiedo di cancellar
tutta stà sporcizia, rendere la terra
linda e pulita come un tavolo pronto al desinare...
Passano veloci
le poche auto della festa,
lasciando scie rumorose
sull'asfalto grigio.
Grigio come il cielo,
come la stanza
dove si affaccia
la piccola finestra.
Tremuli Passerotti indugiano
tra i rami spogli
e i frutti appassiti.
C'è aria di tempesta
nel duello acceso
tra due gatti
e si alzano fieri
di ognuno i versi,
mentre un cane
pian piano si allontana.
Impavide vecchiette
sfidano la pioggia
a colpi d'ombrello,
cavalcando incerte biciclette.
La messa le aspetta
e scappano... i gatti.
Fiumi di parole gocciolano
dai fili del telefono,
mentre passa un aereo
e un Picchio da lontano
batte il tempo.
Un camino dalla casa di fronte
disegna segnali di fumo,
fa freddo e pioverà... forse fino a sera.
ricominciare a vedere l'Alba
di un destino sbagliato.
Cadere nella rabbia
ingoiare delusioni.
Vivere con la paura
che il ramo si rompa
e la certezza
di non aver imparato a volare.
Ospite in questo mondo lontano
inconsapevole tenti di reagire
nella pace che svanisce
o forse non è mai esistita.
Si spezza
la luce nel mondo.
tra gli ultimi raggi di sole
che accarezzano la costa
Si rinchiudono i pensieri
nell'ora del tramonto
mentre un airone torna al nido
col suo elegante volo
È una rapsodia
di suoni e di colori
Brezza timida di monte
ci leviga l'anima
nel ricordo struggente
di antichi amor perduti
.....e il giorno muore dentro
Il caldo abbraccio della sera
nell'incessante ciclo della vita
non solo quando
va bene la vita,
vorrei sussurrartelo
piano piano nell'orecchio
quando ci rivedremo
e avremo meno paura
l'uno dell'altro.
Vorrei dirti ti amo,
anche se non sempre
saprò proteggerti dal dolore,
ma se staremo vicini
a ogni nostro inverno
risponderà la primavera.
Tu, folgore del mio animo,
mio unico posto felice.
Non riuscirai mai a capirla…
Così mi disse il caro vecchio,
tra noi la nebbia del suo sigaro perenne
ed anni e anni di respiri discrepanti.
.
La vita, condominio senza mura,
spesso di te e di me si prende gioco.
Ti fa volar quest’oggi a dismisura
per poi legarti senza preavviso
piombi alla testa e piombi al cuore.
.
Ed io:
C’è un qualche cosa da poter fare?
Astruse formule da decifrare
perché riesca nel bene o nel male
il tutto o il niente a codificare?
.
Non riuscirai mai a capirla!
Il caro vecchio quel giorno mi rispose.
C'erano le falene la notte
a innamorarsi dei lampioni.
E l'estate non finiva mai!
Nell'aria "pensieri e parole"
e io a germogliare.
Anche tu con me a sognare
non ce lo dicemmo mai…
C'era tempo, credevamo
l'avremmo trovato prima o poi
il coraggio per un bacio.
Quanti baci abbiamo perso,
tutti i nostri.
Se tu potessi ascoltarmi ora
ti direi che la vita non l'ho mai capita.
Pensavo fosse mia, fosse tua…
Ora scopro che anche i microbi nell'aria
decidono per noi.
in riva al fiume
delle edere, caldo
una falena muove fra i capelli
il lucernario.
A marcia indietro per alzare
poca polvere
le scarpe annuseranno
dalla cucina al granaio
e il cane dorme
con le ossa più rotte delle mie.
a questa epidemia,
solo noi, qui sperduti.
Dimenticata la città,
si riscopre una vita
agreste, più difficile
ma più vera.
Solo noi, con il cuore
gonfio di tristezza,
ma pronti a ricominciare,
lontano da luoghi
di cemento, smog,
barriere...
D’accordo V., prendi tu la cucina.
A me stanze dove crescon parole,
per te caffè, lievito e farina.
Daremo il via alla tenzone
non appena l’indice s’avvicina
al pollice che non fa capriole
se l’indice soffre, e l’amuchina
s’una mano fa sentir l’altre sole.
Quelle immagini che per incanto
escono dai versi son quel saluto
che io mi fermo a guardar prima
che tu posi la penna, son accanto
alle stille mie per l’avvenuto.
Specchio, V(irus), di questa pantomima.
Chiuderò del passato
una vuota parentesi,
geroglifici d'amore
per te dipingerò
sulla tela del futuro.
I colori più belli
dall'arcobaleno attingerò
per il mio prezioso dipinto.
Saranno del tuo volto
le espressioni più tenere
che imprimerò
a testimonianza della dolcezza
che riuscirà a donarmi.
Rimirandolo
nel silenzio d'un tempo inesorabile
che quatto quatto avanzerà
e un sorriso spento
da immemore tempo
riaccenderà.
L'immaterialità prenderà forma
e al mio fianco aprirà le braccia
un insolita argentata quercia
forte e generosa,
a sostegno dei miei anni.
Il mio luglio è cittadino
e qui suda la cucina,
apro lesto il mio frigo
e poi vedo Copacabana:
il mare è più tranquillo
ed il sole ancora giallo
nei disegni dei bambini,
veri artisti di talento.
Io lo dipingo rosso,
stendo un velo di gravità
con pennello implacabile
nel ricordo di un ricordo.
Vieni e cerca il mio pensiero
malinconico e lontano,
nel suo vasto campo arido
ferito dal vomere crudele.
L’infante estate urbana
scioglieva la periferia
e saliva aria tremante,
come mare che non c’era.
Mi tuffavo con coraggio,
arrossavo le ginocchia
e le mani erano tinte
dai colori della strada.
Stavo lì ad esplorare
la serenità di bimbi
giocosi, madidi e gridanti
così ignari del domani.
Resto qui a ricordare
quella pura, vita vera:
biciclette, bambole,
palloni vaganti
e materne vedette
alle vecchie finestre.
Ho righe lucide
sul viso, corrono
guidate da
rughe sottili.
Chiudo il frigo
fa molto caldo,
sono solo
gocce di sudore.
mi ritrovo da solo,
con oscuri pensieri
che dimorano nella mia testa.
Cerco una via
che mi porti lontano,
dove la terra che prendo,
non mi sporchi di nero
la mano.
Trepidante,
giungo su una vasta pianura,
dove lontano un monte
tocca quasi la luna.
Ai piedi,
due laghi scuri e profondi
rispecchiano il cielo
e tutti i suoi mondi.
Continuo il mio viaggio,
mi imbatto in vasti campi
ricoperte da rossi fiori
di Maggio.
Imperterrito continuo
a camminare,
in breve mi ritrovo
sull'orlo di un burrone
e non so più cosa fare.
Ma prendo coraggio
e chiudo gli occhi,
mi lancio sperando di sentire
della campana, ancora
i suoi rintocchi.
Per fortuna il fondo esiste,
è morbido, caldo
e non mi ferisce.
Davanti a me si ergono ora
due immense colline,
identiche per forma,
non sembrano avere più una fine.
Al centro si snoda un sentiero.
È sgombro da ogni minaccia,
non mi sembra quasi vero.
Uscito fuori mi ritrovo
in un'altra vasta pianura,
questa volta però mi sento
appagato e non ho più paura.
Da lontano scorgo
alberi scuri, alti e belli.
Da sopra le fronde
canticchiano maestosi uccelli.
In questa selva
sono sereno e felice,
per riposarmi mi sdraio,
su alcune piante di Myricae.
Dal profondo sonno mi risveglio,
non son più stanco
mi sento molto meglio.
Supero il bosco e giungo
al prezioso forziere,
dove ogni uomo a cui piace la donna,
trova piacere.










