Dov'è quella cosa bella
che poco fa tenevo
tra le mani?
Era una luce
piccina piccina
in mezzo al grano.
A volte un fulmine,
agghiacciante,
che rigava il cielo.
La tenevo stretta – ma non troppo-
lei era mia, io ero sua
non sarebbe fuggita!
Dov'è quella cosa bella
quella meraviglia
e come si chiamava?...
"Addio alla vita"
le fasce sono ancora tese
i piedi sempre attenti
per non fare morire
ciò che non deve mancare
Pagliacci a regime
con i coriandoli negli occhi
non stringete più le mani
adesso che l'ego
è solo un opinione?
Il default e la ripresa
il cilindro e la miseria
non serve che un fantasma
pur di uscire dalla scena
Rimasto l'accordo
di un copione
vale cinque ristampe
l'immaginazione
Vuote parole
vuote come numeri
vuote di eroi
vuoti di macerie
vuoti di applausi
negli abissi di rivolte
che avete insanguinato
vuoti come l'aria
da seppellire da se stessa
forse ...
vista la vergogna
in questo infallibile destino
E di quale altro Cristo
avete mai il bisogno
per impiccare
il pianto del mondo
alla sua resurrezione.
hanno già imbellettato le vallate
e chiacchiericci voli si
sussurrano alle foglie .
Avanza il giorno
con il suo fiato
e questo muoversi apparente
tra le nuvole .
Luminoso ricama la finestra
li ci appoggio la mia testa .
Sto li ad amare
il rumore della pioggia quando piove
o mi dipingo il viso di luce
se un piccolo raggio di sole
sfiora il mio cuore.
La più tenera tra le margherite
con la sua corolla diafana
l'hai scelta tu
luna blu .
Pochi minuti per cibarti d'amore
pochi attimi per amare e morire .
Abbiamo tutti una luna blu
nella nostra vita
profuma di un dì Maggio
quando festoso rallegra i campi e si rovescia nel mare,
profuma di giovinezza
quando ai ricordi si commuove e con un volo leggero
cade nella malinconia ,
profuma di orme agostane
quando s'intinge d'essenza dai fiori
e poi scompare in un viaggio tra gli angeli .
La protegge a sipario un solitario grappolo di stelle
nascosta rimane vedetta dell'anima
sete in un bacio
fresco in un bicchiere
poesia in una goccia.
resterò immobile
al passare del mesto
corteo di camions,
con gli occhi senza
più lacrime.
Ma una farfalla bianca
si è appoggiata al davanzale:
resterò immobile
per non farla volare via,
piccolo spiraglio
di luce...
ma nel disegno non comparivano.
Troppo preso dal marcare azzurri
o abbindolare sua maestà il sole
mitigandolo nel tratto di un sorriso
che l’orizzonte facesse avvicinare,
le nuvole no, non erano previste
perché mancante era forse il grigio,
pastello che proprio non adoperavo
se non per sbuffi di locomotiva.
Il mio cielo d’allora respirava
calmo, alla stessa maniera del mare
quando la bonaccia quieta me e il tempo.
Le nuvole no, non erano previste…
Rivedo me rivestita d'amarezza
in una terra assai lontana,
con mani impastate di fango
e coi piedi intrappolati tra gli sterpi.
Fuggivo da quella inquietudine
che ancora soffoca il ricordo
tradito dagli anni che l'hanno deluso
facendo credere ch'è facile scordare.
Alla scomparsa del Sole si accompagna
un residuo di biancospino.
Non aver visto quello che succedeva
ha nuociuto agli occhi.
L’altro lato mostrava crateri bianchi
le pupille non si sono mantenute intatte.
Da oggi rispetterà i ragni.
Più solido dell’acciaio il cristallo della seta.
Il mandorlo aiuterà ad annusare il vuoto.
La peristalsi non assicurerà il sesso.
Invece di Botticelli arriva un parrocchetto
a strappare il bouganville.
Costruire trincee, obbedire a strategie
di uno che non è stato scimpanzè.
Un refolo dalla porta suggerisce terrore.
Lo stesso di una rondine radente l’asfalto.
Alla scomparsa degli uomini seguì
il guadare di gnu sull’ autostrada.
Chi mai vuole una poesia a domicilio,
con settanta fontane mi ringrazierai allora?
Se potessi dipingere le mie montagne
tutti quei versi indefiniti di rovi e cespugli
inerpicati tra sentieri e tra gli alberi
estesi a macchi come filari di nuvole .
Se allungo la mano mi pare di poterli toccare ,
spostare , dividere .
Discerno nel verde confuso
due cani bianchi tra i viottoli
perfino due falchi amoreggiare
e l'ombra leggera che plana
è un svolazzo scanzonato sui rami .
Non vi è traccia d'uomo.
Un ciliegio isolato laggiù
è l'unico colore
che mi fa ben sperare .
E' rinascita
in questo tempo funesto
un fiore avvizzito
tacito muore
un altro leggiadro e soave
è pronto ad amare .
Ormeggio i miei pensieri
ai rami della Quercia
in quell'angolo di cielo
sempre a me più caro.
Dove migrano una ad una
le diverse stagioni.
Che vestono e nascondono
e svestono e mostrano
e tutto poi, cambiano.
Solo i pensieri, tutti
sembrano rimanere
e s'adergono dai rami,
solitari, come fiori.
Mentre si allungano
lentamente...
le ombre della sera.
Firmo questo cielo
col battito del pensiero
e se nevicheranno autunni
come spiccioli d’immenso,
bacia pure questo riassunto d’aurore
inchiodato al mio cuore.
Perquisirò la ragione,
calici di sale e parole
navigheranno sul mio petto,
una virgola di pioggia
rincorrerà i tuoi occhi neri,
ama la mia anima,
raccontala ad un fiore.
Diniego non proferirì il mio labbro
a te cosi lontano e cosi vicino
volutamente non osai.
Il pregiudizio insegna
che ogni diletto è scoglio
seppur cuore langue
in follie diverse
nel mar dei silenzi
a naufragar andrà
D'un solo mal soffrirò
quando il desìo m'aggira
veglierà ragione
e se disporrà
non sia marchio
quell'impeto d'amore.
dai rari prati
agli alberi,
con punte di bianco
ed azzurro.
Giunta primavera
con la sua tavolozza
di colori,
solleva cuori tristi,
tra cinguettii
e sussurri.
Da lontano le città
fingono di dormire
ma ti hanno visto
e da finestre
piccoli sorrisi
spuntano.









