che sento dentro e che mai mi lascerà.
È il momento in cui chiudo gli occhi,
e "fuori dal mondo" mi lascio sorprendere
da "nuvole bianche", "oltremare" e
da un amore puro "sotto falso nome"...
che mi tortura il cuore e non mi frena le dita,
sui tasti violenti e delicati di un pianoforte.
Ascolto, in ginocchio, sento e chino il capo,
dinanzi a un "divenire" essenza, la melodia scritta,
con maestria e poi risuonata "ai margini dell'aria"
di un respiro trattenuto di "una mattina" di
un passato e un presente che va "a fuoco",
ad un ritmo che... corre e va veloce nella mente,
fin dove vuole "andare" e in "giorni dispari"...
"ritornare" "in un altra vita".
Un'ombrosa potenza sostava
nell'inginocchiata città
in un tempo funesto.
Cavalcando nuvole
impregnate d'un invisibile
e insidioso male
al suono di trombe inascoltate
mieteva vittime.
Separati amori
nell'incerto destino
sotto un giogo assassino
supplicarono clemenza.
I popoli espiarono
l'irrispettoso superbo disegno
d'un mondo dominato d'alleanze
lontane dai disegni dell'ALTISSIMO,
frantumate come vasi d'argilla.
Grandi mutamenti decimarono generazioni
mentre un uomo solo pregava
in una piazza vuota
concedendo indulgenza plenaria
a milioni di anime nel mondo.
La luce a fiotti
dalle fessure
fisse e taglienti
accende la curiosità.
In mezzo al petto
un battito totale,
l’infelicità, forse,
verità implacabile.
In scena un’altra donna
per un incontro d’amore
con una spinta nel buio
strumento della realtà,
della vita insaziabile.
Gli occhi si acquattano
tra le ombre in circolo,
parlano del desiderio
di sfilacciare l’amore
per il tormento della carne.
La mia stella rimbalza,
s’accende l’euforia
d’avere una possanza
che si nutre di piacere.
Quand’é che una donna
si concede e ride?
…si bagna le gambe,
il collo, le braccia
nella cascata florida
del suo corpo
e rimane nuda
al sole del pentimento.
Passano i fantasmi
da ogni porta aperta
E sopra a correre
ci vanno solo i nostri pensieri
Coi ricordi ad interrompere
il vuoto in un lago di bicchieri
Con le campane a suonare per nessuno
Sul vento di un piazzale
e l'agonia dell'ennesimo digiuno
La mia città si è persa
in minacciosi ululati di sirene
ad attrarre marinai d'asfalto d'ogni luna tersa
senza poter contare chi va e chi viene
Siamo dissolti fra le cappe
con il fumo sorpreso dal primo caldo
Chiamati da quelle vecchie scarpe
ed un cane che scodinzola spavaldo
Ed è ancora domenica
ma da tanto ormai non lo è più
Ma per chi dimentica
ogni stagione è un parlare formale
mentre alla Primavera si dà sempre del Tu
Ah se Cristo tornasse,
e vedesse anna` n'chiesa
Tanti che doppo ave` scambiato
er segno de la pace e fatto proprio
er corpo suo , sputano addosso
a chicchessia
Perché nun j'arissomia
o che poraccio
nun parla come lui
E poi voi mette ?
chissà da 'ndo ne vie`.
Cristo ma c'hanno capito de quello c'hai insegnato?
Cristo ma t'hanno visto bene?
Tu vieni da lontano e manco j'assomii
Biondo nun me sembri
Italiano manco e men che meno
sai parla` romano o che né so
veneto lombardo o siciliano
Cristo Gesù, perché nun torni?
Vie`a di du cose
a sti poveri de core,
a di che quello c'hai spiegato
è stato arivortato
da chi se batte er petto
ma per fratello suo nun c'ha
amore ne rispetto.
Trucco il viso
per dedicare un sorriso.
Regalo il mio volto,
do il mio tempo a chi soffre.
Un abbraccio,
una carezza,
una parola.
Do speranza a chi manca la salute.
Accolgo le loro confidenze,
cerco di consolare.
Regalo il mio dono,
come una cura per il cuore.
Loro affrontano il dolore,
io regalo il buonumore.
Sale quell'aurea fenice, risorge
S'innalza mai doma, libera vola
Contro ogni ignoranza, danza
A dispetto della cecità, dipinge
Cancellando ogni muro, canta
Sanando ogni malattia, ama
Salverà tutta la natura, la poesia
Non vinceranno, violenti e traditori
I vigliacchi, gli approfittatori, gli
Arroganti, perché sale quell'aurea
Fenice, risorge s'innalza mai
Doma, libera vola, è Arte
Come crepuscolo degli dei
la tua gioventù sfiorita
si attarda nell'ultimo bagliore
che dà ancora fuoco alla vita.
L'eco d'acqua leviga le rocce
tra le mani aperte a coppa
sugli occhi chiusi del sogno.
Sembri raccolta a fare cenno
di tacere alle ombre della sera.
Essere umani,
la prova più ardua per noi,
cercanti verità complesse
sulle rive dell’incoscienza
insofferente alla realtà del mondo
mi fondo in un connubio di grigio
affogando ciò che posso,
indugiando nell’incertezza
Siamo ciò che vogliamo,
in questo mondo di anelli
le catene che forgiamo nel Fato
scelte con mani arbitrarie
Mi sento soffocare
il cappio delle decisioni
anelato e poi ripudiato
mi colpisce come martello sull’incudine
come due Soli
la mia vista cede
e subito mi stupisco
di nuovi mondi dai prati azzurri.
Ne sento il profumo!
Supino guardo il soffitto,
che trema e poi crolla
e senza pietà vengo trafitto.
Ritorno al sogno rivelatore
i fiori ora sbocciano d'inverno
dalle nudi non cade alcun fólgore
il nostro bacio sarà eterno.
dalla pancia alla gola
come un tremito che cerca d'uscire
come un potere
ch'è rimasto queto
ma che vuole esplodere adesso
esser pieno
buttarsi su qualcosa
e masticare
e mordere
primeggiare
come una bestia selvaggia
che ha fame.
Ma lì rimane
a disturbare questi giorni
fiacchi
perché vuol farli vivere
esplodere!
quei vigliacchi.
Chiede vita
questa noia pedante
chiede forza;
chiede sangue.










