Soffiamo tra le nuvole senza di noi,
i pensieri ci uccidono un futuro
che scalzo s'adagia sul bianco.
Vaghiamo fra le parole senza noi,
come lenzuola di un letto disfatto,
dove mancano intrecci di mani
dove i cuori non hanno pace alcuna.
Senza noi, non c'è odore di corpi
che ansimavano nel possederci.
Divenivano brividi sotto la pelle
per il nostro affondare tra gli sguardi
e ora senza noi tutto è diverso.
Si spengono gli le luci e il buio
da luogo ad affanni disperati.
Si smorzano le voci e
ci invadono in tormenti
che fanno male all'anima.
che suonava oltre il cielo
si sentiva solo il rumore della pioggia
che cadeva sbattendo sui cornicioni
voci si rincorrevano e mutava il senso
non ci sei più tu, che potevo riempirti di poesie
tutte quelle che volevo, ed in qualsiasi momento
controllo, quando mi torni in mente
spero di ritrovarti
chissà se riapparirai. Lo vorrei tanto
ma so che difficile sarà
Con te libera mi sentivo, mai bloccata
per scrivere ogni cosa
da quella allegra a quella triste, ero io
Vedrò di sostituirti con un altro
e che possa ritrovare
nel mio spazio, le solite vite
Pasqua Santa, Pasqua nel cuore,
sei venerata con tanto amore,
in Chiesa o fuori sei benedetta,
che la pandemia sia maledetta!
Duemilaventi, anno bisestile,
cosa ci hai portato nel barile?
Avevam bisogno di abbondanza,
invece ci attacchi alla speranza!
Paura, distruzione e morte
non sono cose legate alla sorte,
non sono cose volute da Dio,
tantomeno da un parente mio!
Tutti a casa ma Pasqua è con noi,
non saremo cibo per avvoltoi,
forse qualcuno ci vuole punire,
forse ha paura, ci vuole arrostire!
Chi si sente grande e siede sul trono,
prima o poi finirà in abbandono,
onore e gloria alle sue cose buone,
ma sdegno e fango alla sua aberrazione!
Buona Pasqua anche se da lontano,
vi giunga con affetto e una stretta di mano,
anche se soltanto con un’icona,
Dio, son certo, non ci abbandona!
… e non lo sai
se silente s’affaccia
ai polmoni gemelli
bilateralmente
sin dentro ai più reconditi
minuscoli interstizi
Troppo tardi
quando il fiato corto
morde i minuti
Quaranta
forse venti
o pochi secondi
Solo il camion dell’esercito
avrà pietà di te
I palazzi e le strade
saranno gli ultimi testimoni del tuo passaggio sulla Terra
Sorge il sole
ho viaggiato il tempo e lo spazio
perdendo come un malato
i sogni l’amore
la musica del battito del cuore
le certezze e l’equilibrio sul filo dell’eterno
la luce colorata del mattino
la via illuminata del cammino
la danza dei passi del destino
stordito dalla paura del silenzio
vedo solo un quadro astratto
senza forma ne colore
dove sono, chi ero
seduto in cerchio con gli anziani
di una razza sconosciuta
parlano di giovani e delle loro stagioni
in braccio alle loro certezze
nel loro mondo dei giusti intelligenti
hanno difeso con la ragione le sacre scritture
conquistate con anni di appartenenza
voi che avete un lungo vissuto
aiutatemi a ritrovare me stesso
e ciò che mi apparteneva
tracciatemi la strada per ritornare
mi guardano sorridendo
con grazia, muovono le labbra
il suono delle parole sapienti
accarezzano le mie orecchie
in una lingua a me sconosciuta
la storia mi è comunque chiara
aspetto invano che il cammino mi sarà rivelato
non posso ascoltare quello che non sento
nel riflesso della luna
un sentiero di rose profumate
una donna, un sorriso luminoso
abbracciato alla pazienza
mi chiamava
le labbra, due ciliegie mature
la nebbia svanita in un momento
dimmi!! dove sono, perché mi sono perduto
“hai guidato una tempesta, con i sogni”
“non vedo segni del mio passaggio”
“accendi la luce dell’anima
tutto ti apparirà limpido e chiaro”
senza prevedere cosa farà la mia paura
dismesso l’abito della fragilità
inghiottite le mie incertezze
sconfitto la morte della vita
le attese buie degli abbandoni
la speranza riprende a germogliare
grazie di avermi cantato con dolcezza
la nostra canzone
a viso aperto salito sul deltaplano
delle sue verità senza pretese
darò finalmente libero sfogo al mio amore
planando come un gabbiano
incontro il calore del suo cuore
sfogliando il libro dei ricordi
tutto mi appare in un momento
si ora sono sicuro sei li dove io sono partito
non voglio più viaggiare
smarrirmi nella confusione dell’ incerto
ora finalmente sono qui
discutendo con le mie considerazioni
trovo il senso al mio viaggio
Era una passione lenta a morire
soddisfaceva l'orgoglio ferito
mutava la rabbia in inutile odio.
Se soffocava il marciume in gola
non si accorgeva del rapido rantolo
ostinata incapacità di ravvedersi.
Soddisfatta lieta e consapevole
armeggiava col taglio delle parole
ferita sorda all'insurrezione violenta.
D'aver vinto credeva la mala partita
stolta nel rifiuto di sapere della sorte
l'avrebbe colata di nero fluido manto.
Ci siamo scambiate un sorriso
lei portava la mascherina
ma io l’ho visto
si diffondeva
in silenziose libellule.
Poi un rintrono
vi scansino lembi di sensi,
da sapere a memoria
in camere chiuse fino al midollo.
Corpi irreali, camminiamo
per allontanare la strada
sigillare l’orecchio
a un aereo che taglia il cielo
e sembra venire da dentro.








