D’accordo V., prendi tu la cucina.
A me stanze dove crescon parole,
per te caffè, lievito e farina.
Daremo il via alla tenzone
non appena l’indice s’avvicina
al pollice che non fa capriole
se l’indice soffre, e l’amuchina
s’una mano fa sentir l’altre sole.
Quelle immagini che per incanto
escono dai versi son quel saluto
che io mi fermo a guardar prima
che tu posi la penna, son accanto
alle stille mie per l’avvenuto.
Specchio, V(irus), di questa pantomima.

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Grazie