Luce fugace e labile al tramonto
striatura sfrangiata ai bordi del sole
nel cielo limpido un lampo smeraldo,
nuota nel mare un ippocampo spavaldo
bagliore nell’alba quando l’asino raglia
magico istante a pelo sull’acqua,
entità sfuggente ed inafferrabile
scompari dolce nell’acqua salata
nell’aria tersa e cristallina tinta di rosso
all’orizzonte un fascio tinto di verde,
radenti raggi solari talora ridenti
ridanno speranza al canto di un gallo.
MEDIORIENTE E MONDO INTERO (testo originario)
Come fosse uno stilita (1)
non cristiano ma sciita,
col turbante sulla testa
a nasconder la sua cresta,
col ditìn indice in su
che richiama alla virtù
(mai che tiri vento immane
che gli sbatta le persiane),
che ci fa su quel pilastro
che sostenne Zoroastro,
culto più d’antica età? (2)
Fa l'appoll-ayatollàh
a quei patti ostil d’Abramo,
quelli in cui tutti speriamo,
sola soluzion plausibile
ov’è l’odio incoercibile.
Sta arricchendo uranio in bomba.
grazie a cui minaccia tomba
prima solo ad Israele (3)
a vantaggio d’Ismaele (4)
quindi guerra all’Occidente,
a quel mondo decadente
dov’è ancor democrazia,
che per sua stessa miopia
- populismo a più non posso
che le sta scavando il fosso -
cela in sé la malattia
che si chiama autocrazia
- Russia, Cina, or pur l’America,
con l’Europa periferica -
ch’assoggetterà la Terra.
Sta iniziando global guerra?
SETTE MESI DOPO (commento e aggiornamento)
Ciò scrissi, per minacce allor propinque
che fece l’inquietante ayatollah
ch’è sciita interprete d’Allah,
a giugno del duemilaventicinque.
Ma non lo pubblicai, perché l’attacco
subìto dall’Iràn calmò le acque,
ma mi stupì ch’allor il popol tacque
e non mise il regime sotto scacco.
Ma oggi per la crisi si ribella
e reclama per sé democrazia
e affrancandosi dalla tirannia
vuol tornar dalla brace alla padella
di quand’era legato all’Occidente.
Feroci sono là gli ayatollàh
perché paura lor novanta fa
e vogliono blandir Trumpresidente. (5)
(1) gli stiliti erano asceti cristiani d’Oriente che per mortificarsi vivevano in cima a un pilastro o a una colonna.
(2): Lo zoroastrismo (dal nome del profeta Zoroastro, o Zarathustra) è stato per secoli la religione dominante in quasi tutta l'Asia centrale, fino alla conquista islamica della Persia (633-654 d.C.).
(3): Israele è il nome dato da Yawveh al patriarca Giacobbe, figlio di Isacco e nipote di Abramo e Sara, dopo ch’egli aveva lottato con un angelo. Il nome si estese poi a indicare i suoi discendenti, ovvero il popolo ebraico.
(4): Ismaele è il primogenito di Abramo, avuto dalla sua serva Agar, considerato il capostipite degli arabi (“ismaeliti”), il quale con lo stesso Abramo avrebbe costruito la Kaaba, che si trova al centro della Moschea della Mecca. Ismailismo (con la “i" dopo la “a”) è invece un ramo dell’islam sciita (da Isma’il ibn Ja’far, considerato il settimo Imam).
(5): da TG La7 del 12.01.2026, ore 19:43: “…Intanto il regime iraniano avrebbe già cercato contatti con Washington, il ministro degli Esteri Aragchi nel fine settimana avrebbe chiesto e ottenuto un colloquio con l'inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff”.
Sonetto classico, endecasillabi piani canonici a maiore organizzati in quartine con rime incrociate e terzine con rime alternate ABBA ABBA CDC DCD.
Potessi raccontar che fui sconfitto
pugnando forte nei supplementari
e che i miei resti son costati cari
a chi mi superò con gran conflitto…
Invece molto meglio resti zitto
che colpe gravi dan ricordi amari
in cui son stati brevi e pure rari
gli istanti in cui qualcosa andava dritto.
Nemmeno era finito il tempo primo
che già mostravo d’esser un perdente:
dandomi del coglion mi sovrastimo!
D’aggiungere non m’è rimasto niente.
Se lacrimo non è che mi deprimo…
è che mi sta facendo male un dente.
08/01/2026
Adagiano il feretro nella fossa.
Pioviggina, tra flutti di nebbia
i sentieri e le siepi. Una scossa
mi fa balzare il cuore, si annebbia
la vista, ripenso il tuo destino,
gli anni felici trascorsi insieme.
Eri gioviale, eppure già bambino
in te del pianto nutrivi il seme.
Tra le fronde un raggio, esile dito,
sfiora la terra, l’erba stillante,
vola una cincia nel cielo gualcito…
Ed io, il ricordo sanguinante,
rivedo adesso ogni tuo gesto,
gli sguardi ove celavi il dolore,
il sorriso lieto, eppure mesto,
l’anelito disperato, l’amore.
Ricordi la carezza della mamma
sulla fronte, la preghiera a Gesù?
Gli astri nella notte, pentagramma
di luce argento che non splende più.
Se pietoso s’inchina il cipresso
e un soffio palpita sulla cima,
spero sul mio animo oppresso
si adagi la piuma di una rima,
l'alito del sogno che amavi.
Che Dio ti conceda il perdono,
il Suo abbraccio le lacrime lavi.
Questo per me sia l’unico dono.
Ora si pianta la croce di legno,
mentre benedice il sacerdote.
Mi guardo attorno, cerco un segno,
ma persone e cose sono vuote.
Mi trafigge la spina dell’eterno
tormento: dubito, oscillo, dispero.
E’ un desolato, rigido inverno
tra le fredde tombe del cimitero.
All’improvviso l’aria s’inazzurra
ed esala il profumo del giglio,
il silenzio s’increspa e sussurra.
Sia con te la pace, mio dolce figlio.
0-10!!! EE!!!
dal vedere il cielo sopra me.
È come se avesse la pretesa
che io m’avvolga come fil di lana
per mutarmi in gomitolo inerte.
Trova alleanze nei silenzi vigenti,
nei tranelli di probabili introspezioni
o in certe suggestioni dei ricordi.
Il cuore, però, non vuole cedere
a malinconie imposte dal tempo.
Esco sul terrazzo a volgere lo sguardo
al bianco che tracanna le nuvole
e quindi alla strada che porta al piazzale.
Vedo sciarpe e cappotti portati in tutta fretta
tra le luci di una sera più che mai silente,
e un gruppo di ragazzi, muti come pesci,
che hanno parcheggiato la loro età.
Nel tono suo di vera tramontana
ascolto il vento
ed è voce che muove me e tutta l’aria intorno.
*
traslucida e rossa
custode di segreti e sogni
Dentro
una ciliegia
piccola sfera di vita
che liberava profumo d'infanzia
e che rifletteva l'amore
di chi cercava calore
Ogni sera
quando il buio calava
accendevo la lampada
e la ciliegia brillava
come una stella nel mare
Quando il sole scivola piano
oltre l’orizzonte,
e il cielo si accende
di fuoco e malinconia,
ogni colore
sembra sussurrare
il tuo nome.
In quell’istante sospeso,
dove la luce
abbraccia il silenzio,
il tempo smette di correre
e resta lì, immobile.
Come se volesse concederci
un ultimo momento
solo nostro.
Un attimo eterno,
in cui i nostri cuori
si cercano ancora,
sotto lo stesso cielo
che si spegne piano,
ma non smette mai davvero
di brillare
per noi.
Strofa di ottonari alternativamente sdruccioli e tronchi, in rime anch’esse alternate nello schema ABABABAB.
Il tuttologo pontifica
mentre siede qui nel bar
palesando idea magnifica
ch'ogni intoppo fa saltar.
Con la sua innata qualifica
tutto riesce a sistemar.
Di lui quel che mi terrifica
è il diritto di votar.
06/01/2026
Hanno dilaniato e svuotato la politica,
l’anima, il senso, persino la voce.
Vi accomodate nel vostro palazzo,
ma per noi non c’è più posto.
Non ricordate più nomi,
né volti, né strade.
Il vostro potere è un insulto alla gente,
il vostro arricchimento brucia la speranza.
Non avete patria,
non avete ideali,
la dignità è solo un ricordo sbiadito.
Solo opportunismo, finché dura …
poi per noi resta solo vuoto e sgomento.
Trasformate il dibattito in litigio,
la parola in farsa,
il futuro in moneta.
Ma la politica è altro,
cura, ascolto, responsabilità.
Chi tradisce il popolo
non tradisce solo un voto,
tradisce la vita,
tradisce se stesso.
Ed il mio disprezzo
lo avete ormai costruito e raggiunto.
osservan la discesa sulla neve
d'ognuna sveglia in sé quella bambina
scoprendone un'anima assai lieve...
subito in Rete ordina quel che occorre:
di lor si scopre l'anima giuliva
se sullo slittino felice corre!
Le rughe svelano l'età che avanza
la sorpresa dà gioia e luce agli occhi
intesse ciò nei cuori la speranza
che all'arrivo non dolgano i ginocchi!
In chi guarda suscita tenerezza
la scena di vederle sì felici:
se le gambe accusan insicurezza,
lo Spirito non teme sacrifici!
Forse anche tu provi un amaro piacere,
quando, chiusi gli occhi,
immagini di incenerire interi universi
e di assopirti
cullato dallo sciabordio
del silenzio.
Io, sigillato nel nocciolo del dolore,
sogno di cancellare tutto,
di sparire come l’ombra
che la notte accoglie
nel suo grembo di velluto nero.
Dicembre 2025 EE 0-7 0,36
indice di freddi e gelidi giorni
ed ancora prati imbiancati
senza coltre di neve.
Le infinite vie del destino,
giocano a scacchi con la solitudine
all’ordine di folate di vento.
Silenziose strade deserte
nei brividi freddi del verno
di giorni estenuanti
tra brividi gelidi.
Ma di questo gennaio
che imbianca ogni cosa,
natura vive sotto la terra.
E si muove nel profondo
tra radici, a generare
nuovi virgulti pronti a spuntare
sul ramo di nuovo.








