Adagiano il feretro nella fossa.
Pioviggina, tra flutti di nebbia
i sentieri e le siepi. Una scossa
mi fa balzare il cuore, si annebbia
la vista, ripenso il tuo destino,
gli anni felici trascorsi insieme.
Eri gioviale, eppure già bambino
in te del pianto nutrivi il seme.
Tra le fronde un raggio, esile dito,
sfiora la terra, l’erba stillante,
vola una cincia nel cielo gualcito…
Ed io, il ricordo sanguinante,
rivedo adesso ogni tuo gesto,
gli sguardi ove celavi il dolore,
il sorriso lieto, eppure mesto,
l’anelito disperato, l’amore.
Ricordi la carezza della mamma
sulla fronte, la preghiera a Gesù?
Gli astri nella notte, pentagramma
di luce argento che non splende più.
Se pietoso s’inchina il cipresso
e un soffio palpita sulla cima,
spero sul mio animo oppresso
si adagi la piuma di una rima,
l'alito del sogno che amavi.
Che Dio ti conceda il perdono,
il Suo abbraccio le lacrime lavi.
Questo per me sia l’unico dono.
Ora si pianta la croce di legno,
mentre benedice il sacerdote.
Mi guardo attorno, cerco un segno,
ma persone e cose sono vuote.
Mi trafigge la spina dell’eterno
tormento: dubito, oscillo, dispero.
E’ un desolato, rigido inverno
tra le fredde tombe del cimitero.
All’improvviso l’aria s’inazzurra
ed esala il profumo del giglio,
il silenzio s’increspa e sussurra.
Sia con te la pace, mio dolce figlio.
0-10!!! EE!!!