mi vede passare chiedendosi perchè,
il perchè non lo sfioro e accarezzo,
ma lo fa senza disprezzo.
Sa che quando avrò la testa,
sarà per entrambi una gran festa,
mi siederò al suo cospetto,
ginocchia a novanta e in fuori il petto.
insieme riaffioreranno i nostri ricordi,
le mie mani riprenderanno vecchi accordi,
l'aria vibrerà come ai vecchi tempi,
quando eravamo sconosciuti e contenti.
I suoi tasti mi conoscono come il mio dottore,
al primo tocco percepiscono ogni malumore,
la vita ha entrambi più volte segnato,
lui con un graffio e io con un commiato.
La canzone della morte
tesse strofe di filo spinato,
orchestre d’ossa
a squarciarsi nel vento
come rose ammazzate
dalla crudeltà dell’inverno,
l’inverno più buio dell’umanità
soffocato da storie di fumo e dolore.
La canzone della morte
è una nenia sbeccata d’odio,
zigomi di fango e violenza,
spartito di un sogno senza dignità,
apostrofo d’insensata distruzione.
La canzone della morte
è affissa sui cancelli di Auschwitz
come una preghiera rifiutata da Dio,
come l’ala di un angelo mutilato,
come seme malato
che non dovrà mai più germogliare!
Che giocava spesso a nascondino,
Celato gli scappava la pipi',
Non la tratteneva e la faceva lì.
Poi agli altri suggeriva i posti,
Dove star sicuri ben nascosti,
Ad alcuni indicava dove lui era prima,
Ma tornando lamentavan odor di urina.
Ci si divertiva tanto e insieme,
Di un futuro diverso non c' era speme,
Tutti insieme dalla mattina alla sera,
Avvolti da una magica e strana atmosfera.
Pensandoci la nostalgia si fa piu' forte,
Ridendo di quei bambini e la lor sorte,
Ma la risata si fa ancor più bislacca,
Se penso che una volta invece della pipi' feci la cacca.
Sonetto minore un po’ insolito (ottonari invece di settenari, ma solito schema rimico abba abba cdc dcd).
Ossessione per la vita…
ossessione per l’amore…
già sprofondo nel torpore
d’ogni speme già finita…
Pur mi par che l’ho capita:
si rinnova ogni dolore
se ossessione assedia il cuore
pure quando è già sparita
ogni traccia di speranza
e il destino ha riso in faccia
gonfio della tracotanza
su ogni cosa che ti piaccia…
resto chiuso nella stanza
senza che ossessione giaccia.
21/01/2026
Cammino adagio lungo il molo:
m’attrae la quieta voce dell’acqua.
Cammino adagio e sono solo.
Se col tempo la vita s’annacqua,
se l’emozione muore nel grigio,
meglio scomparire, meglio il nulla:
di me non resti neppure un vestigio.
Il cielo si slarga in distesa brulla,
stanchi gabbiani sbandano nel vento,
Nubi all’orizzonte in sparse file,
il sole alita nell’alone spento.
Che importa? Mi chiamino inetto, vile.
Se ormai anche la pena si stinge
e il terreo tedio mi attanaglia,
si districhi il nodo che mi stringe.
E già la sera è lunga gramaglia.
0-5 EE 6 sgng
Lassù oltre le nuvole, soffici o bizzarre,
nelle quali catturiamo forme fantasiose,
il cielo si anima e si distende a mo’ di velo
per proteggere forse l’infinito dei poeti.
Lo fa come quando su un qualcosa che è dolce
piove zucchero dosato per renderlo più dolce.
Lassù oltre le nuvole, bianche o antracite,
ci sarà io credo la mappa di tutti quei sogni
appuntati come spille dei tanti buoni indizi
per provare l’innocenza dei veri sognatori
dichiarati colpevoli di tentate illusioni
in un’era sfortunata dove anche i fiori sono finti.
Da piccolo e anche dopo, il cielo sopra me
è stato sempre una ricca miniera sconfinata
dalla quale estrarre renne di babbo natale,
scope con cui far giungere befane attese,
bacchette magiche per attirar le fate amiche,
e il volto di una nonna da poter accarezzare.
Da grande e spero anche dopo, il cielo sopra me
è il deposito magico, lo stanzone meglio arredato,
dal quale posso prelevare quando ne ho voglia
fiocchi di neve bramati nele afe di agosto,
scrosci di pioggia da sentirne il rumore se mi sento solo,
raggi di sole per bagnarmi di calore nei momenti d’abbandono.
Ed azzurri, in tutte le nuance, per ricordarmi di non dimenticare il mare.
05/01/2026
In un mondo pieno di rumore,
tu sei il mio silenzio preferito.
Con te ogni cosa si calma,
anche quando tutto intorno
corre veloce.
Non servono parole
quando ci sei tu:
bastano i tuoi occhi
per sentirmi a casa,
il tuo abbraccio
per sentirmi al sicuro.
Sei la quiete
che il mio cuore cercava
senza saperlo,
il silenzio che parla
più forte di qualsiasi suono.
E in quel silenzio,
io scelgo te.
L’odio che uccise il mondo
tremava sulla pelle offesa
come una promessa di morte
marchiata sulle ossa nude.
Piegati dalla fame e dal tormento,
la Shoah abitò i loro corpi
senza alcun valore,
li uccise in un forno
scuoiando i loro nomi,
seppellì le loro vite innocenti
nel fuoco insaziabile dell’oblio.
L’odio che uccise il mondo
abbracciò i cancelli di Auschwitz
in una straziante follia
dal volto criminale.
quante case, quanti letti
ma quanto sonno che perdiamo
Quanto viaggiare,
quanti bagagli, quanta gente,
quanto correre per rallentare,
quanto chiasso per tacere
Quanto tempo passo con te
ma non lo sai,
quanti sorrisi mi procuri
e non vedi mai.
Sonetto, endecasillabi canonici a maiore rimati in schema AABB AABB CDC DCD, con i versi “D” sdruccioli.
Se non sei un milionario circondato
da un entourage ai soldi interessato,
il miglior modo per lasciar qualcosa
è tra le scelte la più generosa:
lasciare a chi ancor meno fortunato
patisce per un organo malato
un bel ricambio che gli renda rosa
la prospettiva in vita ancora ariosa.
Di me non resterà invece un cazzo
perché non ho nessun organo utile:
il corpo mio sprofonda in smunto andazzo
rendendomi la vita in tutto futile;
non servo neanche quindi per rimpiazzo,
son la definizione di: «I-nù-ti-le».
21/01/2026
è un porto sicuro
per chi parla d'amore
di passioni - di sentimenti
La ragione invece
cerca sicurezza e verità
tra schemi e conti
tra numeri e dubbi
Ma quando la mente traballa
è sempre il cuore a guidare
tra quelle tempeste
che si abbattono sul cammino
fatto di scelte e destini
che seguivo da tempo
dipingendo immagini
su vergini fogli.
Una nera tempesta
macchiava il candido cuore,
si nascondeva il sole
dietro nuvole nere
e s’eclissavano l’ombre.
Il passato rimaneva ricordo
e lungo la linea del tempo
d’emozioni si costruisce il futuro.
Poi alla fine, dopo la morte,
si piega il tempo a raggiungere
un vivere eterno.










