Dal

primo 
momento
che abbiamo 
danzato abbracciati

fra i ruffiani e i seduttori

(nella mala bolgia umida

dei miei sogni notturni)

tu stavi nel cerchio
io nel quadrato.

L’arte era 
quella

di
saper
vedere
i cripto

cristalli
e gli isotropi
agitarsi al ritmo 
del valsesito criollo.

Un desiderio rimasto 
inappagato durante 
la vita diurna.

Ma che 

la notte

gli occhi 

facevano

apparire

vero

.


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Profilo Autore: Charlie  

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Facili storie,
sobri pensieri,
scacciati da frivoli soffi.
Tutto è concesso
rimuove il rispetto,
continui ricordi cercati.
Afferrò l'idea
che scivola lenta,
alla continua ricerca
di una favola spenta.
Un incubo ricorrente
urla la notte,
scompigliando linee
già storte.
Trovare gli amici
che guardano insieme,
paesi nel tempo perduti.
Capire ogni sorte,
felice o traviata
infondo per ognuno creata,
Sempre a caccia
di storie stregate.
sognate o reali,
che insegnano a godere
di gioie senza eguali.
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Profilo Autore: Michelina  

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Gabbia 
  per curare
  piume ferite. 

   Voli nuovi
    aspettano. 
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Profilo Autore: Grazia Savonelli  

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Era un poeta mio padre.

Chino, con la zappa,

sulla dura zolla

scriveva le sue poesie

che sapevano

di pane cotto a legna e di vino aspro.

Era un gigante mio padre:

così io lo vedevo

quando scrutava il cielo

con il suo sguardo fiero

e della pioggia aveva sentore

per quella gamba che gli doleva.

Era un poeta mio padre,

quando la sua fronte

scriveva parole di sudore

sui fazzoletti sfilacciati

di candide lenzuola

stese ad asciugare

sul filo dei miei abbracci.

Era un poeta mio padre,

quando, nel camino,

attizzava il fuoco

e le scintille,

disegnando il suo silenzio,

raccontavano di un uomo

bruciato dall'amore.

Era un poeta mio padre.



Alcune note a corollario di questa poesia. Premetto che mio padre non era un poeta nel senso letterale della parola. I suoi studi si sono fermati alle prime classi delle elementari, e una volta era così per molti. Lo spunto per questi versi è nato dall’etmologia della parola poesia dal greco poiesis che significa fare, produrre. Ci sono tanti modi di fare le cose ma credo che la condizione ideale sia quella di farle con amore e passione. Con questi due sentimenti il fare e il produrre può diventare, in senso retorico, pura poesia. Lo è stato per mio padre come penso per il padre di molti. Mio padre ci metteva amore passione in tutto quello che faceva anche nelle cose più semplici e tutto questo ha sempre scandito il corso della mia vita essendo stato il collante che mi ha permesso di mantenere saldi gli affetti. Mio padre era un operaio ed il tempo libero lo occupava nella piccola campagna che aveva, sopratutto nella cura dell’orto facendomi sempre partecipe nei suoi lavori. Si mio padre era un poeta e questo l’ho capito quando ormai non c’era più perché mi sono visto ricalcare i suoi gesti nei passi di chi ha sempre fatto il suo dovere ispirato ma sopratutto trascinato dalla passione per il lavoro. Mio padre non sapeva scrivere ma mi ha insegnato a farlo non con l’eredità delle parole ma con quella più importante della sua vita.

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Profilo Autore: Antonio Girardi  

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“Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe.”

(Madre Teresa di Calcutta)

In 
quella

prima lunga 
calda notte di viaggio
(ma anche in questa, e in altre)
eravamo noi i più poveri fra i poveri.

Senza rupie rosa e neppure verdi,
ogni minuto più lontani
dal conforto
del
vecchio slum
ed ogni secondo più vicini
alle larghe bocche del fiume.

È di un bianco opaco, infetto,
tutto ciò che con noi scende
dal nord al sud geografici
verso uno spirito
che aleggia
sulle 
acque

come

un

uomo

con le mani 

giunte in preghiera.
Siamo cani selvatici, diseguali,

senza biciclette di proprietà 

senza più lingua e dialetti.

Siamo la contro cultura 

all’alba della storia.

Siamo pluralismo.

Calcolo mentale.

Convergenza

armonica.

Conciliazione.

Una concezione.

L’esplorazione.

La spiritualità.

Il fenomeno 

dell’atto creativo.

Chiudiamo la bocca

e diciamocelo col pensiero

che questa è un’apertura 

sull’incredibile.

Che questo 

è il mare

del salto

quantico

dell’apocalisse.

Il golfo del bengala.

La vita dopo la discesa.

Teniamoci per mano adesso

e abbandoniamoci all’inevitabile.

Tu, io, e il nostro flaconcino 

di acqua del Gange

(dovessimo mai

morire).

“L'India brucia come l'Inferno, ma le sue anime sono belle e preziose perché il sangue di Cristo le ha irrorate.”

(Madre Teresa di Calcutta)


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Profilo Autore: Charlie  

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Cadono le stelle sui nostri pensieri

e passo dopo passo

la città si addormenta sulla nostra memoria.

Cadono le stelle sulle strade distratte,

alti svettano nell’aria straniera

i verdi boschi verticali.

Lo sguardo insiste lontano

e il silenzio notturno

allontana per sempre

disegni

 nascosti

di cieli proibiti.

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Profilo Autore: barbara tascone  

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C’è un uomo seduto

che guarda nel tempo,

con occhi lucidi ai suoi ricordi.

Lo spazio di fronte

è giallo di fieno e terra arata

nel sudore versato,

col sole splendente a cuocere il cuore.

Una fatica diversa,

lontana,

accompagna quel viso abbronzato

nei miraggi segreti della natura,

in un posto remoto

nei pressi dell’anima.

Una spiga fra i denti,

usanza lieta di quiete

in finale di giornata,

ad osservare il cielo alto,

rosa, profondo di pacifico spirito

in tramonto vermiglio.

La schiena poggia stanca al muro,

e il corpo si gode tutto

il rimirar andante del vento

che passando, solleva polvere e foglie,

agitando i cani di fianco,

legati a una corda.

Ululato loquace

in aia spaziosa,

deserta

nel solo vocio danzante,

di donne affaccendate

alla cena.

Luna grande, bianca,

arrivata con l’alone a vibrare

di luce la terra,

e ancor l’uomo che osserva calmo

la sera calante che arriva.

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Profilo Autore: Maris  

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Quale spazio verrà dunque concesso
a quegli amori innati e poi implosi,
feti ingabbiati in anime impazienti
e quindi vite, zucchero filato?

Viaggiano in emisferi sconosciuti,
sorvolano l’inedia dei sorrisi,
planano poi su piste apparecchiate
del ben di Dio della felicità.

Fanatiche stelle pronte al fragore
si nutrono dei forzati silenzi
e - stizzose - accompagnano quei cuori
al santuario dell’eternità.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

Questo autore ha pubblicato 491 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Come canna al vento,
in balia di soffi e brezze...
seguo gli umori del tempo.
Mi inclino: talvolta cedevole,
a tratti sottomessa.
Poi mi rialzo: superba e altera,
poi torno a ripiegarmi
e poi torno a flettermi.
Tocco il suolo, ma non cedo.
Come canna al vento:
mi curvo, mi inarco, mi piego...
ma non mi spezzo.
Come corda di violino,
suonata dal vento,
mi fletto e poi torno a vibrare.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

Questo autore ha pubblicato 302 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Quando vedo dei Sakura dipinti,
gli occhi sprofondano
nello stesso ruscello
su cui galleggiano i petali
che cadono dolcemente
dal ciliegio sovrastante.
È una musica ondulante, bassa,
nel vagabondare di un sampan
che trasporta due pudici innamorati.

Ma quelle infiorescenze, cristo,
sono coltellate del pittore sulla tela.
Violente coltellate.
Sul pennello c'è ancora il sangue dei ciliegi.
Non sarebbero andati in fiore
senza essere trafitti.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Ieri sera la luna fu rossa
ne vidi la luce e divenni infelice.
La mente seduce ed è peccatrice
accende le ossa.
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Profilo Autore: Samuel Longo  

Questo autore ha pubblicato 17 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Un viaggio nel tempo
Porta con sé
Un qualsiasi momento
Uno due tre
Come vedo il tempo
Faccio da me
Sento il forte vento
E dire chi è
Il disegno che va a stento
E non mi chiedo perché
La mia storia è un umile vanto
Da portare sempre con me.
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Profilo Autore: freeword  

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Passo a passo.

Ti disegno e ti cancello 

con incertezza 

ma sembra bello.

Di sicuro non omologato

forse, sconclusionato.

Passo a passo.

Mi invento e mi distruggo

ma non mi pento

se con ansia

oscuro

la felicità che provo a stento.

E rido e piango e urlo

E rido e rido e rido

E soffoco gli spasmi di un’anima

in fiamme.

E ancora, piango e urlo

Ma non rido più.


Io chi sono non lo so più.

Passo a passo.

Le mie labbra si nutrono delle lacrime per tornare a muoversi.

E allora: rido, rido e rido!

Le fiamme mi accendono 

strappano ogni lembo di oscurità

che mai più

nella mia anima

dimora troverà.

Riprendo.. 

Non passo a passo.

Corro, corro forte!

Non mi perdo più,

la mia anima solo potrà

Fiorire.



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Profilo Autore: Amelie  

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Vidi nuvole rosse su mari d’argento
vidi sogni svanire su lastre di marmo.
Donne piangenti per bambini morti.
Era la guerra, un giorno infame.
Io soldato non potevo sognare.

L’Amore che ebbi non dimenticai.
Sperai in un mondo dipinto
da voli di deltaplano e
aquiloni legati alle mani.
Cercai libertà.

Mi persi nel gioco, non per vizio.
Una sera andai a puttane,
tra le bombe feci all’amore,
lei era bella, non era giovane,
sì confidò, lo faceva per fame.

Tu vita bella,
dammi la forza
per non rivederla.
Era bella, troppo bella,
era donna, io soldato ebbi paura.

Questa è la guerra
quella vera.
Tra le grate cadenti
e il fumo, mancava il respiro.
Ero soldato dovevo reagire.

Piansi una sera,
ero solo nella bufera,
piovve tanto, pioggia di sangue,
tra le case sepolte
vidi nuvole bianche.

Pieno di polvere
vidi Dio,
vidi la morte,
sognai case bianche
e rividi la morte.

Su un ciglio di strada
raccolsi dei sassi,
anche loro bagnati
di morte. Scappai
in un braccio di mare mi salvai.

Lei, nello specchio
di notte, era bella,
lo faceva per fame,
vendeva l'amore,
c’era la guerra.

Soffiava il vento,
tra le finestre.
Tra le macerie
facemmo l’amore,
nei ricordi e sogni futuri.

Tra le case bianche
la ritrovai,
era una madre lei.
Vendeva l'amore
c'era la guerra.

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Profilo Autore: elvio angeletti  

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Lasciatemi abbandonare
alle mie abitudini spente,
nelle onde sparse in rivoli di sole.

Lasciate al tempo buio
di ricordarsi della luce
sciogliendosi nelle canzoni,

nelle perdizioni di ieri
che abbandono in un'oasi d'erbe fresche
perdendomi in occhi azzurri.



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Profilo Autore: Maris  

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