Si vive di solo politicismo.
Step, app, blog, spam …
abbreviando la vita al tempo
a divenire divi, ismi, dei
probabili precursori
di tempi morti.
Inesistente
l’uomo del politichese
che per il bene comune
non bada a spese
- che lavora al chiaro
anche di luna -
Sussiste
chi di politecnico insiste
o, almeno, ci prova
pone basi
ma, prive d’altezza
dove lo spessore
è fondamentale.
Qualcuno entra in pista
fuorché quella dove si corre
- in cui ci si dà da fare –
Tutti nell’antagonista
che il tutto sposta
nel versante opposto
quello …
del proprio conto corrente.
RP -1
guardavo in basso,
come quando si corre perché piove
e ancora sono in guerra
per le parole inutili che ho detto,
neanche non fossimo noi
neanche non lo sapessimo
****
Tu la conosci
ama un figlio per volta.
Ora che non ci sei,
come puoi immaginare,
ha scelto la bionda
***
Se vuoi ti parlo
del convolvolo rosso
di chi è cattivo per disperazione
dei cani schiacciati in autostrada
del meteo e se c’è l’onda.
Di come dovrei essere,
lo sai
io so che preferisci un sushi.
e che questo natale non verrai
***
mareggiata
cerco, ma
se mi stanco e ti stanchi
andrò lontano
bracciata dopo bracciata nuotando
senza schizzi.
come facevi tu
***
parlano piano
la stella e la conchiglia
il mare dorme
Era infinita quella notte
infinita e terrificante come solo
un’ombra nera sa esserlo
nella sua indeterminatezza
nella sua mancanza di appigli
senza una stella che segnasse la rotta
eravamo in balia di una corrente
che ci conduceva verso onde troppo
cariche di odio per la vita
troppo oscure mentre abbattevano
la loro meschinità sullo scafo
della nostra fragile resistenza
eravamo così soli nel buio
dell’acqua scura finché un flebile
raggio di sole cominciò ad illuminare
altri pezzi d’esistenza
che galleggiavano intorno a noi
diretti verso quegli spicchi di strana luce
eravamo attratti dal discreto bagliore
che con calmo vigore cercava di domare
la burrasca chiamandoci a sé per offrirci
almeno una speranza di toccare quei raggi di sole
bagnandoci di quell’energia
forse nuova linfa al nostro coraggio
nuova spinta al nostro scafo
per lasciarsi alle spalle
le onde nere di una paura malsana.
Da una goccia di sudore
da una falce di luna sei
nata tu, anche stanotte
passione sui nostri corpi
umidi colata da tetti
di ciliegia riarsi dal sole.
Rincaso come allora dentro
un libro, Mania di solitudine
sotto un cielo da dove
gli angeli spiano e sorridono.
Lì inizi tu, pensieri scagliati
come noccioli contro il muro.
In mezzo al tartaro parole non dette.
Mesi di marciume nero,
di uno sprofondare
senza che nelle invocazioni venisse
in soccorso
un oceano
Fra le fessure ora passa l'aria.
Non più quella mattutina, serale.
Passa l'aria e basta.
Non ricordo più chi sei,
esattamente come quell'attore
che di notte ho distrattamente visto
senza farne un dramma.
Lavarsi i denti senza aver qualcosa da masticare.
Sa di menta questo vuoto.
Lo spazzolino potrebbe essere usato,
me la sono cercata in fondo.
La schiuma si confonde a quella del pazzo:
quello che sputo sa di bene e sa di male;
di orchidea e di gastrite.
Ero niente da troppo tempo.
Adesso sono una cittadina abbandonata
che lascia un solo abitante alla metropoli:
prima o poi scoprirò il suo nome.
i giorni scorrono veloci
e guardano
i corpi che di nuovo
si sfiorano appena ...
Le strade lentamente
si annebbiano
e c'è chi torna a tremare
sotto i camici bianchi...
La paura ricorda il penare
di chi non può più
testimoniare...
E negare oggi....
distrugge
una memoria
solitaria e
fragile...
Quale umana forza
ci potrà unire
per aiutare chi
da solo
in una stanza...
dovrà contare
le sue nuove
lacrime
di dolore?
“L'unico motivo per cui non mi suicidai fu perché sapevo che non avrei potuto bere da morto.”
(Eric Clapton)
Da
un po’
la notte
ti confondi
con la meraviglia
delle dune di una città
che è un deserto accogliente.
Di giorno dormi sul cono del vulcano.
E non è un segreto che per anni
ti abbia fatta piangere
con le scale
blues
che
incendiavano
(col fuoco dell’amore)
la mia Stratocaster nera.
Ma mi è costato l’anima
illudermi di illuderti.
E pensare
che
un
tempo
la musica
sarebbe
bastata
al mio
ego.
“Clapton is God”
ricordo mai nato,
buche profonde,
cantine nascoste.
Aprì la finestra su
freschi sorrisi
spalanca la porta,
ricordi svaniti.
Dietro è inutile
la scala del tempo,
pastelli, colori,
squarciano il buio.
Mistero svelato
più in fondo nascosto,
voci destate
da spigoli scuri.
Fuggi lontano,
fuggi che sei in tempo,
Il nome sussurrato
straparla senza senso.
Sicuro è il sentiero
o subdolo e strano,
carezza sul viso,
strisciando lontano.
Nascosto il passato
In un bosco incantato,
spegne ogni suono
ma chiede perdono.
ma due cose belle insieme, io non le ho mai avute.
Vorrei del silenzio durante le mie parole
e che tremasse come tremo io, sbalzando dal letto,
dopo esser sprofondata nei miei pensieri.
Ma l'unica cosa che trema è il cuore.
Vorrei avere la forza d'affrontare il delirio della mia anima,
ma lei urla e si dimena ogni volta che tendo la mano.
Si rifiuta d'ascoltare, si ribella alle situazioni che fanno male e,
non mi vuol sentire.
E mentre tutto tace... una lacrima tuona sul mio viso,
parla al posto mio, dice ciò che nessuno mai ascolterebbe,
dice che il silenzio le fa un baffo,
dice che in lei c'è l'essenza di ogni mio dolore.
Vorrei una sigaretta per rilassarmi,
un buon whisky per non pensarci,
del miele che mi addolcisca
e del veleno... per non morire altre mille volte.







