non avevi pace né guerra
in te ho seguito una libertà
senza umori
Ripensandoti
il mio mondo nero e rituale è un'ancora
un incrocio dentro l'altro
tra abissi inesplorati
ripensando,
la trasparenza è una traversata in solitaria
di eroi, o di chi va via per sempre
Un ramoscello
di edera velenosa
ed un fiore di loto
si intrecciano
in modo
improbabile.
Uno è in balia
del ramnosio, l’altro
dell’incanto della bellezza.
Sembrano un artista triste
e una poetessa sola
che bevono
vino
rosso
mentre
ascoltano
la pioggia
picchiare
sul tetto.
Ci sono colori che non bastano
e sensazioni che non si descrivono.
Poi ci si siamo noi, che siamo dolcissimi
da quando viviamo l’uno nei sogni dell’altro.
Oggetti chirali che si cercano specchiandosi
ma che si troveranno soltanto guardandosi
.
dov'è che e a volte sono già stato, io,
bruciando per la troppa fretta
le attese d’una felicità rincorsa
al sorgere dei più svariati sogni.
Chissà che, in due, quel coraggio
non si rafforzi sino a diventare
d’eroe il gesto che risolve tutto
nel decifrare il rebus del successo!
Ma di qual successo parlo, adesso?
Mi riferisco all'essere appagato
nel mare d’una serenità raggiunta,
nel quale, qualunque sia l’onda,
mai annegare nei rimorsi duri
e - invece - seguir la rotta esatta
per approdare a quel primo scoglio,
mano d’isola che è senza forma
giacché la forma poi sarà fissata
dai chiari segni scritti in una vita
che finalmente intravede alcova.
E viene sera
di un giorno
che va a sfumare
nella nebbia
delle tante paure
ed i pensieri
si aggrappano
allo sperone del tramonto
con il filo labile
della speranza.
E viene sera
cercando
la luce delle stelle
l’unica
che buca il buio
e con lo sguardo
della notte
intravedere
ancora il giorno
oltre la nebbia
e oltre il sole
che solo da poco
è tramontato.
E viene sera.
Scivolano leggere
sull’acqua silenziosa
le parole di ogni giorno
e la città ascolta
in silenzio
il suono
di strade bagnate..
Scivolano le parole
sui canali illuminati
da pallide luci
di vecchi lampioni..
Scivolano le parole
di tanti paesi
lontani…
Ascoltano
stupiti
le voci del tempo
che affondano
nelle acque stanche
di una città
infinita.
Avrei voluto scrivere
una poesia,
una importante,
con le parole che rubano l'anima
quando cammini per la strada
e non puoi scrivere.
Un nodo in un fazzoletto
per promemoria,
come mia nonna mi ha insegnato.
Il nodo non sempre rende il pensiero
e le parole svaniscono...
provo a tornare indietro
e si srotolano le parole.
Le ho sentite dentro di me,
grandi, belle, colorate
come bolle di sapone
posate sul palmo della mano,
poi, in attimo volate chissà dove.
Erano parole dedicate alla vita,
ai figli, all’amore.
Non sono riuscito a trattenerle,
un giorno, forse ritorneranno
e le scriverò.
Le dedicherò a te,
e sarà la più bella poesia
che racconterà
la nostra vita.
Ho accolto di te
nella tacita sera
il respiro del tuo sguardo.
Sfrattato e muto nell'ombra,
nasconde il ricordo di un dolore
che alla tua vita stessa
permetteva pianti e risa.
Una tempesta emozionale
avvolgeva delicatamente
il mio buio rendendolo festoso.
Nello spicchio di luna
su pe‘l manto di seta nera
incontro il tuo candore.
Nella beltà del tuo essere donna
non dev'esserci più l’incontro con
spiragli di dolore per l'anima tua.
Non limitare il tuo guardo
attorno a te
ma mira l'orizzonte,
è lì che ti aspetta la vita.
tra onde del mare
riflessi di te,
del tuo viso,
del tuo sorriso.
Colori perduti
nel profondo
degli abissi,
dove la luce
non arriva.
Colori perduti
che risplendono
nei sogni,
finte oasi,
che al risveglio
svaniscono,
per lasciare solo
struggente nostalgia.
di tanta bellezza vedendo ogni forma e colore
di vari tramonti ed albe
nei ricordi di una canzone
Passeggio e volteggio
sorrido di tanta allegria
le luci illumina il nostro percorso
la vita è un soffio
amare è bellissimo
basta poco fare felice una persona
resteremo sempre giovani
la luna splende
ma anche i nostri
sorrisi
immerso nel crepuscolo che fossi
o consenziente prigioniero d’albe
nell'ora sola che il tempo non si conta.
Fu colpa dei leggiadri batter d’ali
che rasentavano lo specchio d’acqua
dove furtivo piano m’immergevo
per il timore d’inopportun rumore.
Plasmai i miei anni nell'idea del bello
convinto di trovarlo anche addosso
a chi affidavo quel prezioso scrigno
lasciando bene aperto il chiavistello.
Come ho già scritto in altra poesia,
davvero non si cresce mai
se fosse vera quella vecchia tesi
che il sentire pone sempre al centro.
scrivo al più presto
ciò che nell'animo
porto nascosto
per liberarmene
far scorrere il tempo
la linfa nel deserto
sono in tempesta,
questa verità resta.
Amor cantato
non ho trovato
non nato
non vissuto
all'inverarsi rifiutato.
Un senso unico,
energia implosa
a scatola chiusa,
eppure,
fra ferite nuove
salate, sparse
di lacrime amare
cerco nuova luce:
ogni anima
felicità merita...
chissà che frase fatta
sia anche vera.
Coperto di pruni di acacia
Con bocca piena di sangue
La stella cometa era passata
Pure i re Magi senza più oro
E i pastori la pecore il bue e l"asinello
Avevano perso la casa
E Maria china alla croce
Ritorno a Betlemme
Ancora e ancora
Ave Maria piena di grazia
Prega per noi
Tutto ricomincia
Tutto si conclude
Fra nascita e morte
E pruni di acacia
E sangue sprecato
Ho immaginato il dolore
Benedetta fra tutte le donne
Prega per noi.m
“Il mito però non riconosce nell'albero solo un simbolo della vita ma anche del cosmo. Con le radici affondate nel terreno primordiale, dischiudendo la sua fioritura nell'universo, genera stelle e soli. Qui il padre e la madre sono uniti in eterno splendore. È il legno della vita al centro della città eterna in cui ancora non vi sono divisioni né luoghi sacri. Anche il frassino Yggrasil, all'ombra del quale ogni giorno si riuniscono gli dei per tenere consiglio, non deve morire con loro: sopravvive oltre il tramonto.”
(Ernst Jünger)
Mi
troverai
appena sotto
il grande albero
cosmico
intento
ad osservare
l’arazzo del destino
e ad ascoltare i segreti
che il vento sussurra
al tuo orecchio.
Portami via.
Il più
lontano
possibile
dall’asse obliquo del mondo,
dalla dignità della poesia.
Sparpagliamoci a caso
su una tela bianca:
tu lacca scarlatta
io blu cobalto,
e rotoliamo
per un po’.
Poi, da fermi,
parliamo d’amore
come due vecchi
ciarlatani.
Mi
troverai
confuso
e quasi estinto
perso tra le vette emotive
dell’arte parietale e del free jazz,
intento ad immaginare i nostri corpi
ridursi allo stato embrionale
per tornare di nuovo
a crescere.
Tu ed io
siamo amore
avvolto su se stesso,
due corpi accovacciati
in posizione fetale
fra terra cielo
e inferno
.
un diretto
a tappeto.
Perfetto.
- Sotterrato dal branco -
C’è un limite
a tutto.
Era solo un litigio
da trainare
sulla sponda d’oriente
quella
del pari e patta.
Ma quel treno
è rimasto per l’obitorio
senza fermate intermedie.
Tutti
- anche tu che non c’eri -
fermi nel poco
in quel tanto
basta chiedere scusa
pentirsi
anche di sola apparenza
tutto si azzera:
e si può valicare il tempo
qualsiasi spazio
persino il confine
del non ritorno
- cresciamo
... ne vale la pena -
Mentre mi interrogo
su cosa possa essere
un anno e un mese
a confronto con l'amore eterno
mi ricordo che in tre giorni
invecchierò di un anno,
[Ancora].
Le prospettive sono come
bagliori di luce cangianti
che entrano dai buchi
delle tapparelle di cristallo
della mia anima lacera
Belle a vedersi
impossibili da afferrare
ma capaci di dar luce
una minima luce
all'oscuro abisso del reale.







