Le scelte non occasionali
sono occasioni di vita, treni
dal percorso fisso e fermate varie
pochi, per la luna meno
per giove, saturno e plutone
figuriamoci … per l’olimpo;
eppure esiste ancora
chi ci crede.
Scendi uomo
nello spazio tuo vitale
tra gli uomini e da l’alto
della tua snazionalizzata democrazia
osserva
come varia il fato.
Sciogli finalmente le catene
che ti vincolano finemente
obbligando a libertà virtuali:
la realtà … può esser altro.
Perché nell’olimpo
regno della solitudine
non sei libero di amare
e solo nell’amore il tarlo esce
dalla sua beatitudine
per un cuore che più non adagia
lo sguardo altrove.
immersi nel mio sguardo...
il profumo della pioggia
a riempire il mio olfatto...
Sensi stravolti da inebrianti profumi di terra,
nutrono radici
dell'uomo che vive...
Guardo
il grigio perfetto dell’estate,
frutto di sabbia che s’invola
il vestito dell'estate
che sta per morire.
Vola nel vento
quel fascio di colori
avvolto dal cielo nero.
Verrò a portarti
in quell'attimo per vibrare,
diventerà giorno
e perderemo il fiato.
Per guardare meglio,
ma non le cose belle:
i miei occhi sono sbarrati per l'orrore.
Che naso grande che hai!
Non per odorare il profumo dei fiori:
il mio naso sente solo,
l'odore acre del sangue:
quello che scorre fra le mie gambe,
mentre un uomo con un
rudimentale strumento aguzzo,
strappa via pezzi
di me dalla mia vagina.
Tutto si tinge di un liquido vermiglio:
un cappuccetto rosso,
si colora del mio sangue.
Che bocca grande che hai!
Ma non per urlare meglio
il mio amore per la vita:
la mia bocca grida al mondo
l'orrore della sevizie subite.
Che cuore grande che hai...
ma non per amare meglio:
il mio cuore è gonfio di odio,
astio, livore.
Che mani grandi che hai!
Ma non sono mani che hanno
colto il meglio della vita:
le mie sono mani
che hanno graffiato il polso
di chi violava le mie intimità.
Quando andrò sposa, mio marito
con un coltellino mi scucirà la vagina
e solo allora potrò urinare meglio:
perché da quando mi hanno cucita,
dal mio piccolo orifizio la pipì
non esce mai tutta.
No, questa non è una favola
ed io non sono cappuccetto rosso.
Non è stato un lupo a deturpare la mia femminilità: sono stata fagocitata
da donne come me.
Mi hanno divorato le viscere,
hanno mangiato la mia spensieratezza,
hanno ingoiato la mia fanciullezza.
Nessun cacciatore aprirà
la pancia del lupo per liberare
me e la nonna:
la mia nonna e la mia mamma
erano sopra di me
e mi hanno immobilizzata;
mentre un miserabile
essere umano,
mi tagliava il clitoride e le grandi labbra.
Era un giorno qualunque...
fuori i lupi ululavano alla luna.
Mentre nella foresta, sotto le stelle,
le lupe mostravano i loro genitali
ai maschi e facevano l'amore...
dentro una casa,
nella mia casa,
fra le mura domestiche,
alcune donne sbranavano
una bambina: la loro cucciola.
Mentre i lupi uccidono
per sopravvivenza,
per difendersi dai cacciatori
e dalle bestie feroci,
gli esseri umani
ammazzano per ignoranza,
per ingordigia, per avidità.
Ma i lupi no...
i lupi questo non lo fanno.
Il rumore del silenzio
è quasi doloroso
e non da sensazioni.
Ascolta... in lontananza un latrare
di cane sembra dire
che c'è vita attorno a te
poi ritorna il nulla.
Senti il ticchettio dei pensieri
e lo scorrere degli attimi
rarefatti, respiri
e poi... ascolta...
un'auto passa...
Come è vuota la vita...
solitudine... in cui ti rifugi
accoccolata, tra le sue braccia
cerchi il calore...
ascolta ora il tuo cuore
fa rumore... grida.
“Forse le cose stanno esattamente così: quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio, e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli.”
(John Fante)
Un’ora,
due ore, tre ore,
quindici ore, diciannove ore,
e poi il sonno si farà profondo, agitato.
Dentro al pub del villaggio due giovani anime
riesamineranno le memorie del primo viaggio,
gli idilliaci paesaggi invernali della deriva,
e quelli annebbiati dell’ultima infanzia.
L’illusoria parvenza del dialogo
si spegnerà stancamente,
mentre le pupille
si faranno
grandi
e
il
fiato
più breve.
Fuori di lì, intanto,
(ma c’era da aspettarselo)
la vita proseguirà sempre ripetitiva,
per lo stesso tunnel, con la stessa canzone
e con lo stesso insopportabile decorso.
La speranza sarà già cosa fioca
quando la malattia
scenderà
come
pioggia
sul mare;
quando l’innocenza infantile
si sarà trasformata in una vita uguale all’opera-
Un elisir a base d’oppio ed un cappello pieno di pioggia,
un brivido e quello strano profumo cui non si può sfuggire:
sono questi i chiodi che vi terranno crocifissi ai vostri incubi.
“Molto ho scordato, Camilla, sulle ali del vento. E ho gettato rose, rose in tumulto tra la folla. Danzando per scacciare dalla mente i tuoi pallidi gigli perduti. Ma ero svuotato e triste, per l'antica passione. Sì, di continuo, perché la danza era lunga. Ti sono stato fedele, Camilla, a modo mio.“
(John Fante)
Giungerai alla mia porta
all'alba o al tramonto
d'un giorno qualunque.
Anche se la terra
profumerà di pioggia,
riprenderemo a danzare
con rinnovato amore nell'azzurro
Lasceremo agli stolti
che non sanno amare
il colore amaro dell'invidia sorbita
nel loro traboccante calice del nulla.
E se si udrà d'ali un solo frullo
saranno i nostri cuori in simbiosi
a volare ebbri nell'infinito amore.
Mi dona l'alba
il sapore del mare,
della vita che s'apre
all'orizzonte, fino a rapire
il giorno mio.
M'osservo le braccia,
la forza ritrovo
davanti al sole,
che tocca la pelle
ancora dormiente.
I colori dell'alba,
amati dal colle
lassù, dove bambino
cercavo di carpire
i sogni della vita.
in un tempo lontano
gli occhi erano felici
e pieni di ricordi.
Fa male ripensare
a quel cielo azzurro,
alle albe magiche,
ai tramonti
che facevano sognare.
Ripenso
al profumo del bosco,
all'erba tagliata
è crollo
in una voragine
che mi divora
fra cielo e mare
senza un perché
mi abbandono
al mistero
della lunga notte.
Stasera piove nella pineta
Col tuo maglione di seta
Quanto fa male la vita
Che scorre come acqua tra le dita
Fiammiferi che bruciano
In una stanza buia
Prima che ogni speranza
Muoia.
Cavalchiamo
La Via Lattea nella notte
Con cavalli di stelle
Con corpi che diventano evanescenti
Stare bene come bambini
In fasce, in fase nascente.
Rispetto su misura
nella quotidianità dei gesti.
Inutile celarsi
tra falsi d’autore:
grazie, buongiorno
e per favore
- perbenistiche facciate
che di lì a poco
per il nulla partono -
i nodi, prima o poi
in aggraziato continuare
- si sa -
saranno al pettine.
A l’opposto cresce
sempre attuale, il vagabondo
protagonista indiscusso
di troppi nostri nauseanti
e reiterati telegiornali
e tanti altri, purtroppo
nemmeno più …
rispondono a l’appello.
rosa al tramonto sul mare
luci appena accese...
Sera d'estate...
il ritmo delle onde
accompagna
i miei pensieri
che girano solitari
sotto un cielo diverso...
Domani la luce del giorno
guarderà in faccia le mie paure
e in punta di piedi
racconterà una nuova giornata.
“Ogni cosa finché dura porta con sé la pena della sua forma, la pena d'esser così e di non poter essere più altrimenti.”
Luigi Pirandello
La
gravità
dei sintomi,
la lotta, la fuga,
e poi il ritorno al castagneto.
Siamo ridotti a frammenti di noi stessi
in balia del caso e del suo contrario.
Siamo soli in questo palcoscenico
che pensavamo popolato
di angeli e fantasmi
e che invece
è vuoto
di assoluto.
Siamo farfalle
al primo viaggio.
Menti già immature,
offuscate dal troppo vino
e dalla troppo poca serenità.
Mentre noi non ci si sente vivere,
gli altri risalgono i gradi delle realtà;
mentre noi cerchiamo la luce,
gli altri affondano
nel buio.
Ai
miei
amici
(come a me)
servirebbero
molte più vite,
strade molto più lunghe
su cui stendere passi
e conversazioni
insostenibili.
Il pensiero
che
muta
in arte
e poi sublima.
“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.”
Luigi Pirandello







