nascosto tra fronde
o cespugli.
Noi animali randagi
cerchiamo invano
cibo tra cassonetti
blindati.
Angolo a volte
aiutato da pochi volontari,
mal visti e giudicati,
che soffrono e tribulano
per noi...
Angolo scrutato
sempre da un cielo
immenso,
che sa tutto...
"If you don't eat yer meat, you can't have any pudding. How can you have any pudding if you don't eat yer meat?"
(Pink Floyd)
A te
che ti nutri
di sola rugiada
(perché non hai spazio
per l’orrore della caccia)
dedicherò nottetempo
il lamento stridulo
del carboncino
sulla tela
ed un
canto
lungo
come
l’estate
.
E alla fine sarai mia.
Prima che passi la notte,
prima che i ramoscelli
si carichino di brina
e l’aria di guazza,
prima che
il nostro
amore
si fonda
con la terra
e la terra
con la
vita
.
“Can you tell a green field from a cold steel rail? A smile from a veil? Do you think you can tell?”
(Pink Floyd)
oltremare
rimango affacciato
sull'ultima riga
senza inchiostro
sorprendono i giorni
senza tempo
tanto scorrono vuoti
perduto il senso
e mentre lasciano il molo
ripeto altri segni
al calendario
stringendo rughe
come un rosario
lascio alle correnti
uno strascico d'amori
in pastura
mai tirando su
una vera storia
scolpito
rimane
il vecchio
all'uscio
di sera
sull'orlo
d'una vita
precisa la piega
Ti fermi un solo
momento.
Un’ombra accompagna
il suo gesto
violento.
Lo sguardo ha cambiato
colore
la mano si alza
alla luce del sole
sparita all’istante
in tanto
dolore.
La vita si spezza per sempre
le voci e i ricordi riempiono il cielo
in questo freddo
mattino
di gelo.
Dov’è la dolce aria di settembre
che sfiorava le nostre braccia
tese verso i nostri corpi?
Dov’è
la luce ramata del sole
di fine estate
che faceva brillare i tuoi capelli
e sembrava dirci
“Non abbattetevi al primo vento freddo
coltivate il vostro fuoco durante le gelate
tornerò ad illuminarvi scaldando di nuovo
i vostri volti facendovi prendere di nuovo per mano”?
Dov’è
il tuono che ci svegliava dagli incubi
afosi e dal terrore di pensieri malati
insegnando di nuovo alle nostre menti
la percezione del vero?
Dov’è
la nostalgia per il fiore che germogliava
sul prato mentre il sole baciava
i suoi petali?
Dov’è
la montagna che ci guardava
immutata nel tempo quando correvamo
liberi sui prati ai suoi piedi
e l’erba abbracciava le nostre caviglie
non volendoci far abbandonare quel posto
incantato?
Dov’è
finita la nostra vita
annientata dalla paura?
Forse è rimasta solo un’ombra scura
simulacro abitato da spettri?
Tu non ami definirti, vero Aurè?
L'"amante" ti dettò la condizione:
"Sono tua se tutta tu mi accetti!"
Eh già, la "vita" ti ha proprio stregato.
In geometrie ti ha risucchiato
e rette, cerchi, semirette e curve
han formulato la sua equazione.
Ma, al momento della soluzione...
in quale angolo tu sosterai
da cui guardar la tua esistenza?
Quello concavo, delle nostalgie?
Fosse così, ripercorreresti
soltanto il sentiero dei ricordi belli.
Il convesso, dell'indifferenza?
L'ultimo atto aspetteresti freddo
e ignoreresti il nascer d'ogni stilla.
L'angolo ottuso, della fatalità?
Non accorgendoti che ancora esisti,
verdetto accetteresti muto.
L'angolo acuto, del romanticismo?
Ripenseresti al grande amor ch'hai dato
lasciando in sospeso il non ricevuto.
L'angolo piatto, dell'inerzia?
Dovrai scansarlo in tutta fretta
per evitarti uno stato sconosciuto.
L'angolo retto, dell'innamorato?
Pur moribondo, ti vibrerebbe il cuore
ch'ancor vorrebbe ancora innamorarsi.
Quel dì sarai tutto in un secondo.
Tra tanti te dividerai la sorte
ma chi ti sa ne sceglierà solo uno.
Ti ciberai di flebo d'ingenuo eroismo,
del buon affetto di chi ti vuole bene,
di dosi a goccia dei rimorsi,
di dosi a goccia dei rimpianti,
nel piatto non svuotato dei tuoi sogni.
Chi sarai, a soluzione data, tu?
mi ostino a trovare un senso,
mi ostino a continuare a credere
nell'impossibile.
a non voler ascoltare il cervello,
a scavalcare montagne e oceani
pur di non dar retta a lui.
dare un senso all'anima,
vivere di frasi,
e di parole,
che restano impressi in modo indelebile.
di un pensiero.
e scoprire
che posso ancora vivere e sorridere
spogliare la maschera
di me stessa...
Aspettando il freddo dell'inverno
per scaldare il cuore.
Giorni persi che dolore mi danno
con gemiti di pace e chiedo amore
però non so a cosa questi stanno
un aulico pensiero che poi muore
e poi passera forse ancora un anno
e non avrò che lo stesso livore
che i miti della vita si sa vanno
nella disdetta e il suo acre odore
non di retorica si nutre un poeta
fraintendere un verso pesa e duole
ma non voglio un mal che poi si profeta
datemi un pensiero che sia d'atleta
che amare non serve solo a far prole
ed ora che penso e ben si decreta
Consumerei le suole,
pur di correre in contro ad un amore
che non sia solo perso ad ore ed ore.
Vorrei cercarmi ancora;
raccogliere i pensieri la sera,
sognati, regalati all'aurora,
inventarmi un'altra vita vera
mentre il tramontare della luce
richiama le nubi all'orizzonte,
le più belle oltre al monte
le poserei alla mia foce.
Vorrei cercarmi ancora
non per gioco, non per scusa,
come un gatto andrei a fare le fusa
lontano, cercare nel cielo una spora
del seme che mi onora.
Trovare ogni giorno,
uno sguardo che mi adora
e negli occhi suoi il ritorno.
Vorrei scrivere, “forse una poesia”
versi senza ipocrisia,
frasi intrisi d'allegria
che siano vita per la vita mia.
è il rifugio delle parole sopite,
uno spiraglio di luce giocosa.
Non più sognatore...
Rileggo gli ansimi
del cuore che s'attarda a vantare
tenui battaglie, sofferenze mai gridate
oltre le sbarre che sanno piegarsi.
Accendo il chiarore di semplici parole,
le includo tra pagine indifferenti,
le ripongo dove eco di voci non giunge.
Non più sognatore...
Illudo i battiti
del mio cuore...s'agita tra le pieghe
di un sorriso che accetta remissione.
Si protende a schernire gli amanti
ricade stordito di vanità.
Gli amori e gli amanti credono
non soffrono che per se stessi,
ridono di allegre vanterie.
Dormono senza ritrosie o pentimenti.
Non più sognatore...
Nell'aria della sera
che arrotola gli ultimi fianchi del giorno,
io vado a caccia del miglior confine
per addentrami nei boschi di fiaba.
Ancora un po’ attenderò paziente
i coni della notte senza l’alta luna
e lì alloggerò l’ultimo urlo del vento,
su cruda roccia che il sole abbandona.
Cosa sognerò nel buio di poche stelle
che mi ricordi i fasti delle alte Corti,
che riaccenda luci e voglie matte
perché riveda la casa impossibile?

E fu quel cuore vagabondo a
prender il volo e
divenir un Angelo sereno,
cuor distinto a batter d'amore e gloria...
Oh, cuor di un cuore vagabondo a
divenir l’angelo custode a guardia del buon senso.
Un cuor ad amar e silenzioso camminare,
fra steppe e boscaglie
ove caddero molteplici guerrieri.
Cuor umile e vagabondo d’amor intriso ed
annaffiato d'affetto e tolleranza.
Cuor monello e giocherellone
non ti dimenticar del mio nome...
Nella cognizione degli effetti
del propugnare oltre i limiti
di propagare fiamme
di pugnalare
… anche alle spalle
di arrendersi
a, seppur minime
difficoltà immanenti
o rendersi
alle necessità indifferenti
respingono i conflitti
le stelle
conoscono la forza
degli affetti
sanno della causalità
e casualità
del loro incontro
e mirano
a gestirlo al meglio
centrando l’obiettivo
di unione tra affini
- osano
non usano -









