protetta dalla pietra secolare,
io ripesco me stesso
nei fondali della mia natura.
Re delle speranze,
do qualche metro all'ora quotidiana
e stringo il filo che mi lega
alla bellezza di quest’acqua
così azzurra, così allegra.
All'acqua di una fonte
la mano non si stacca dalla mano
fin quando assisti al tuffo dei mie occhi
nei tuoi occhi testimoni.
Lo sguardo sugli argentei riflessi
rimanda al cielo ogni responso
e ferma la tua immagine sovrana.
Applaude - l’acqua - questo amore
e chiede in prestito la forza
che spinge i nostri verdi anni.
Rimani immobile, regina ambita,
mentre ascolto la tua voce!
Rimango immobile, incredulo sovrano,
mentre brucio al nuovo sole.
S’estingue …
Piove col sole.
L’estate folleggia.
La ghiacciaia si riduce.
Si riappropriano
i corsi dei letti, ma
non dormono più.
I venti
divenuti cinquanta
e forse più.
Escludo
il nostro non essere
convinti animalisti.
Infatti desideriamo
che non muoiano
tutti i grilli che abbiamo per la testa.
Giova comunque secludere
la naturale armonia del tempo
dalle pretese sperse
- varierei l’incedere -
per evitare d’incidere troppo
inducendolo ad imitarci
nei nostri capricci enormi
tsunami compresi.
non fai solo una fotografia,
in quell’attimo mentre punti l’obiettivo ,
convogli la luce sull’armonia
di quei luoghi iconici ,
ritrai l’anima di ogni cosa,
catturi la bellezza .
In quell’attimo
tutto il passato rivive e
si raccoglie con gli occhi.
Volevo essere autunno
venire da te
vestita d’arancio e portarti
un cesto di foglie .
Nelle sere umide e noiose
volevo essere estate e
venire da te
vestita di fresco e portarti
una novella luce.
Non aver quel senso di tristezza.
Se guardi il cielo
quelle poche fiaccole assopite
interrotte da cumuli di nuvole e
piovaschi
hanno racconti scarlatti nelle vallate
da ascoltare ,
da raccogliere se si vuole
con gli occhi.
in un vecchio ripostiglio di cuore
quel che rimane di me.
Cianfrusaglie di poco conto
tra polverosi libri e avanzi della vita.
Ho chiuso con cura
la sgangherata porta dell’amore
girando nella toppa
una vecchia chiave
trovata lí per caso.
E stasera, con passo lento
e sorseggiando l’aria
m’avvio senza pensieri
verso il mare.
Un mare disteso,
che non porta rancore,
ha nei colori quel che mi manca...
la giovinezza.
Chissà di quale magia
vive il mare,
non invecchia mai.
Saluto me stesso
con lo sguardo
dei gabbiani in volo,
c’è la libertà del vento
nel loro sparire,
mentre vecchie carcasse
di barche abbandonate
aspettano anch’esse in silenzio
l’alta marea per l’ultimo viaggio.
Ora si è fatto tardi
e non posso più aspettare,
mi lascio lentamente soffocare
dal cielo e dal mare
chiudendo con un sorriso
la mia unica vita.
Ora son finalmente libero,
libero da tutti i miei affanni,
libero anche da DIO...
e se cerca di me
ho nelle tasche
un vecchio biglietto...
tornerò, ed intanto tu...
non dimenticarmi!
Ha solo un tetto
la felicità
e si rifugia sotto lo stesso cielo
solcato dall’arcobaleno
di un unico pensiero
senza i crocefissi
appesi sul suo nome.
Per essere celebrata
non ha bisogno degli altari
e la sua casa è la strada
lastricata di sorrisi.
La felicità
vive nel silenzio
delle taciute parole
che possono fare male.
Non è un abbaglio
ma è lo stesso luce
che rianima le comete
ad indicarci il cammino
per essere felici.
Non fa la rima con l’emozione
è la sua poesia
quando l’anima non rinnega il cuore.
La felicità
è credere che il tramonto
non è il sole che va a morire.
Solo una parentesi del giorno
che piano si lascia andare
nel grembo della notte
come un bambino alla madre
come lo sposo all’amore.
Ma il nostro
è un partito preso
o una presa
della Bastiglia
l’idea
che si fa strada
o una Dea
nella sua posizione
estrema
di tenue luce
che neppure abbaglia
una voglia
di non spostarsi
nemmeno al chiaro
all’evidenza
di aver abboccato
ad amo
di finta esca:
esistono
la voce del popolo
la voce di Dio
voce d’anima pura
e sempre ci si tiene
a debita distanza
da tutte, tranne che
dalla voce grassa, magra
la consolazione
perché il debito … resta.
Su
di una
altissima falesia morta
(irraggiungibile dal pensiero)
bisbigli al vento i tuoi segreti.
Li porterà lui oltre le acque
fino al mio personale
mare di alberi
e stracci.
Ne farò
poesia
della tua paura.
Le tue convinzioni
si scomporranno
per trasformarsi
in un quadro
cubista,
e
un
vago
profumo
di fragole
aleggerà
per i tuoi
occhi blu.
Penserò io
all’esorcismo,
sarà qualcosa
di speciale.
Un ricordo,
un incontro,
vecchi amici
briciole di tempo.
Riconosco il tuo sorriso
anche se nei capelli
un velo di grigio.
Segno di anni
in un soffio volati,
come vola la
polvere nel vento.
Nei tuoi occhi
una leggera stanchezza,
che non cancella
la vicina giovinezza.
Il sorriso,
non è mutato affatto,
sempre limpido,
Ispirava ed ispira fiducia.
Quanto tempo, tanto,
troppo, ora son
felice d'averi ritrovato,
Caro amico,
di mille avventure,
un sorriso alle stelle
ormai cadute,
colorando di primavera
nuove giornate.
Di quale notte avrò bisogno urgente?
.
Nella quintana delle emozioni immense
che il nostro incontro mi ha procurato
mi muoverò con la follia all'interno
per fare in modo che duri ancora l’eco.
.
Tu sei partita e intanto ti accompagna
l’odor del giorno tramutato in sera
ed un tramonto troppo scrupoloso
che di un secondo non ha ritardato.
.
Lungo il ritorno da stazione ingrata,
luci e vetrine fanno breve guerra
per conquistar la gente in tutta fretta,
non certo me che manco me ne accorgo
fin quando ultimo bacio non svanisce.
.
Avrò bisogno di una notte maga
esperta a replicar nel sogno atteso
i rasi d’una pelle promettente
e gli occhi, dell’amore prigionieri.
in questi giorni che passano
nel chiedermi di quanto amore
mi hai amato e non ho compreso.
Resti un lieve sentire
nelle mie notti insonni,
lì dove l’affanno
rammenda colpe mai raccontate,
lì dove il sonno sfugge al bagliore
d’un lampione che trema
come quelle bandiere poste
sulle aste di lidi vuoti e deserti
che attendono il pullularsi dei corpi
sull’arsa sabbia di Agosto...
Di te, quanto amore ancora resta,
come fiamma d’una candela mai spenta,
in quel chiedermi dove sei, come stai...
Quanto amore resta
in questo strappo inatteso,
che a scatti mi pungola
e mi commuove le parole...
amareggiando un pianto
che non riesco a fermare.
Saprei lasciarti andare
se di questo amore fosse tutto un sogno.
Se di questo avanzare della malinconia
sapessi amarne l’amarezza.
Se dei tuoi vestiti
potessi indossarne e rubarne
il coraggio che portavi avvinghiata all’anima.
Quanto amore ancora resta chiuso
in una valigia rossa mai usata.
Dentro collane mai indossate.
Quanto amore ancora respiro di te...
aprendo la finestra, ed è inverno nel cuore.
Ti Amo!
Gratto un pezzetto di cielo
e vinco la scia di un aeroplano.
Un raggio di sole mi casca sul viso
insieme a una sensazione piacevole.
Scende con un soffio una polverina
da un angolo di azzurro che
mi fa alzare il naso verso il piccolo strappo
dove mi strizzi l’occhio, papà.
Sorrido, e resto ancora un po’ tra le nuvole.
perchè ci credo
perché sento che devo farlo.
di andare oltre le convenzioni,
lascio che le lacrime
scendano libere sul viso,
per emozionarmi ancora.
anche a costo di esser respinta,
di essere incompresa.
che ci sia uno spiraglio.
Anche se mi distrugge
la paura di fallire.
La vita...
Quella vita
che vale la pena di essere vissuta,
anche se vuota,
sterile,
arida.
Sfido il coraggio
e la forza dell'anima
che vive intensamente.








