“Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe.”
(Madre Teresa di Calcutta)
In
quella
prima lunga
calda notte di viaggio
(ma anche in questa, e in altre)
eravamo noi i più poveri fra i poveri.
Senza rupie rosa e neppure verdi,
ogni minuto più lontani
dal conforto
del
vecchio slum
ed ogni secondo più vicini
alle larghe bocche del fiume.
È di un bianco opaco, infetto,
tutto ciò che con noi scende
dal nord al sud geografici
verso uno spirito
che aleggia
sulle
acque
come
un
uomo
con le mani
giunte in preghiera.
Siamo cani selvatici, diseguali,
senza biciclette di proprietà
senza più lingua e dialetti.
Siamo la contro cultura
all’alba della storia.
Siamo pluralismo.
Calcolo mentale.
Convergenza
armonica.
Conciliazione.
Una concezione.
L’esplorazione.
La spiritualità.
Il fenomeno
dell’atto creativo.
Chiudiamo la bocca
e diciamocelo col pensiero
che questa è un’apertura
sull’incredibile.
Che questo
è il mare
del salto
quantico
dell’apocalisse.
Il golfo del bengala.
La vita dopo la discesa.
Teniamoci per mano adesso
e abbandoniamoci all’inevitabile.
Tu, io, e il nostro flaconcino
di acqua del Gange
(dovessimo mai
morire).
“L'India brucia come l'Inferno, ma le sue anime sono belle e preziose perché il sangue di Cristo le ha irrorate.”
(Madre Teresa di Calcutta)
