A questo punto della veglia
l’acqua scorre in un recipiente
tenendosi per mano al sapone,
e di colpo come in un miracolo
dalla cannuccia sale in una bolla.
Sei nel sogno che non ti aspetti,
con lei dentro al sogno d’un altro.
La paura della solitudine le fa
mendicare briciole d’attenzione
a costo di una magia, dalla folla.
Incontra l’aria e per pura abilità
ci gioca assieme sul ciglio di una
carezza, e impara a scomparire.
Resto io senza magia, per dignità.
Il pane non ha sapore,
l'acqua non sa dissetare,
la plastica soffoca
gli alberi secolari.
Il caldo toglie il respiro,
il freddo gela,
I teneri germogli
piangono al sole.
Si parla poco,
sgarbato ogni suono
non lascia alcuna
immaginazione.
Si cerca un giardino
prima nel cuore
poi fuori dove
sono finte le mele.
Il bagliore degli schermi
ipnotizza persone
risucchiate dal
padrone progresso.
Forse ieri era diverso,
forse un mama non mama,
margherita profumata
in un prato ondulante,
una bolla di sapone
in un tempo sospeso.
La libertà di oziare
di pensare senza pretese,
forse almeno ogni tanto
lì si può ritornare,
sul quel prato
che nessuno
ha dimenticato,
dove le margherite hanno
il compito di far sognare
Nel salone damascato brilla un bilancino d'ottone
a destra una perla spillata
di fronte, uno strascico d'oceano e di velluto
fuori,nel tondino, un paint sgroppa il suo overo
all'aria
lo raccoglie, ignorante, una capra
a spasso sopra l'asino di turno
sventola la porta un cigolìo, si ferma l'ora
la terra rossa schiude la sabbia
in un tramonto secco:
Rien ne va plus
Alleva un sogno:
se nasce il filo d'erba
un filo d'erba
si affievoliscono.
per far brillare questa giornata
e poter credere ancora
nel potere dell'amore,
nel potere della poesia,
e sognare ancora
oltre le prove
e resistere
alle tempeste dell'ispirazione
piangere
senza sapere
il dolore
e la gioia dell'amore.
dietro un cielo azzurro
che sa di tristezza
nell'immenso cielo silenzioso
sfuma l'orizzonte
ondeggiano si inseguono
le nuvole
arrivando
come il deserto
nella vita.
Siamo tutti soldati fermi sulla nostra posizione pronti all'attacco.
Cerchiamo assiduamente la nostra dose giornaliera di sorrisi.
L'universo ti regalerà luccichii
diventando tutti stelle comete
che la luna gelosa tasserà
per ridurre la nostra lucentezza.
Gonzalo fissa, e immobile
mi tramuta in cibo
ogni mattina, sul davanzale
ha le domande del mondo in regalo
poi sparisce
confonde la luce dell’ombra, le ferite leccate
lo spazio di un cielo usurato
Gonzalo fiero,
con le orecchie tagliate
e una fame striata di grigio,
chiederà senza risposte
ed io sarò di nuovo il suo cibo
Anche stamane insistente chiama
dall'ultimo irraggiungibile ramo
poi in chioccolii stridenti richiama
improvvisando equilibrismi circensi
arruffo di penne di voli e di inchini
fino al limite dell'azzurro per sempre.
La coda stagliata lassù
si apre ventaglio superbo
e dondola graziosamente
graziosamente dondola
a fendere il nuovo mattino
e il cuore nuvola di lei
appollaiati sul tetto di fronte
i sogni che mi aveva destinato,
i rumori del mio fiato d’uomo
e le rose da donare a una lei.
Giorno dopo giorno chiesi a Dio
quanto tempo c’era da aspettare
per smetterla coi pantaloni corti
e coi sorrisi larghi da bambino.
Lo supplicai di accorciare i tempi,
di farmi specchiare grande e bello,
vestito col vestito di mio padre
e la cravatta a pois di mio fratello.
Non mi rispose, assente…
E dire che Lo pregavo tanto…
la sera, al bacio di mia madre
e la mattina, al bacio di mia madre!.
Dunque, son due le cose, mi dissi:
o Quello è sordo, e non ci credo,
o sono forse io e forse è vero
che più non seguo i passi della vita.
Davvero non si cresce mai?
Oggi che la mia barba è svelta,
che ogni giorno sono di rasoio,
ripenso ai balocchi che non ebbi.
Non
cercarmi
fra le maglie
della ragnatela,
che lì si incrociano
solo anime dimesse.
Non perlustrare dietro
le squame delle pigne
o fra le pietre incavate
del vecchio muretto.
Non mi troverai
sotto i coppi
brunastri
del tetto
e neppure
in agguato
sulle sfumature
gialle delle foglie.
Guarda piuttosto
lungo l’impronta
che i miei sogni
stampano sul
tuo cuscino
rossiccio.
Chissà
mai
che
dalle
trame
notturne
all’eternità
non sia un attimo.
Uno sguardo, un bacio.
e poi un soffio lungo
come il fischio
del treno.
Ricorda
però
che
io
non
sarò mai
immortale
fintanto che
ti ostinerai
a cercare
ombra
nella
luce
.










