Dedicata a Milano e a Cortina,
Hanno ospitato le olimpiadi invernali,
Ne parlano tutti tra persone e giornali.
Atleti impegnati nelle discipline più disparate,
Tra salti , corse e discese spericolate,
La medaglia d'oro è la più desiderata,
Qualche atleta l'ho vista disperata.
Tutti impegnati in ogni competizione,
Portando in alto i colori della lor nazione,
Telecronisti sempre pronti e disponibili,
Cimentati a spiegare regole a volte incomprensibili.
C' è una disciplina che mi affascina particolarmente,
È il curling con la sua scopata insistente,
Se un paio di lor venissero a casa mia,
Avrei una storica e duratura pulizia.
Se avessi la vostra forza!
Voi resistete alla bufera
sicché quell’impeto si smorza
sulla chioma. Pura, sincera
è la vostra vita: le braccia
nel cielo immenso, le radici
piantate nella terra. Schiaccia
il fato il tempo. Non ho amici,
fuorché voi, alberi, che donate
frescura e voci argentine,
dolci frutti e fronde ambrate,
risa di luce con le brine.
Veramente io sono solo:
fuggo il mondo che mi fugge
e rincorro l’agile volo
dei pensieri, il sogno che sfugge
come aquilone dalla mano
incerta di un bimbo. Parlo
a voi che rispondete piano
con sillabe di vento. Parlo
e credo qualcuno ascolti.
Il cenno flessuoso d’un ramo,
i profumi nell’aria sciolti,
una voce che dice: “Ti amo…”.
Se il fulmine vi schianta
o il legnaiolo con la scure,
la misera anima affranta
soffre di pene vie più dure.
Un giorno scorsi un nido
a piè d’un cerro abbattuto.
Dei pulcini un ultimo grido,
l’accorata richiesta d’aiuto…
E’ sera: nell’aria magenta
cammino. Da lungi erompe
il fiotto dei vespri. E’ spenta
la fede, il cuore si rompe.
EE-12-13-5-9-2 EE
c’è tra le immagini antiche e i risvolti legnosi del presente,
la prendo piano per non farla tremare
è un po' magra sì, me ne rendo conto anche dagli sguardi degli altri,
quando riesco però lascio andare le chiacchiere
e con piglio più forte e sicuro mi invento qualcosa.
Si discute del tempo, dello spazio…,
ogni tanto però l’occhio ci va e quella inconsistenza sfacciata, impunita, sconquassa.
Far finta di niente,
far finta di niente di fronte a tanto,
fischietto, mani in tasca, al diavolo… adesso non posso.
l’ elettrone sfogliato in un piatto
tra un carciofo e l’acqua minerale.
Chissà come nascono i sorrisi
se le falsità hanno un livello in cui sostare
e un’equazione
che le trasformi in verità.
Abbraccio di cavalieri oscuri
che addomesticano la morte.
Il nucleo mai in vista.
Quanti vettori dovranno intervenire
sul Re di denari per torcergli la bocca
truccargli il mento
impedirgli di proferire la volontà.
I popoli si lasciano attraversare
da campi, storie, universi.
Soltanto il vuoto li descrive correttamente
dove sangue e lacrime sfumano velocemente.
un volo tra le stagioni
mentre i volti si mescolano
nel giardino dei ricordi
Il presente è un regalo
avvolto in un nastro
Il futuro è una tela
a dipingere orizzonti
di un vago destino
e tra il mare di attimi
la memoria - corre tra il ricordo
di un viaggio col tempo
inseguito da ombre
nei labirinti del passato
dove spesso mi perdo
e scopro me stesso
Il fresco gorgheggio di un timido ruscello
accompagna il trillo di una cincia dal ciuffo,
colora di note la radura un pettirosso
tra i cespugli affiora il trillo di uno scricciolo
dal sottobosco strofe struggenti del tordo bottaccio
nel crepuscolo l’incanto di un dolce abbraccio,
tamburella gioioso un picchio sul pioppo
nel cielo blu l’eco remoto di un timido cucù
brilla tra i rami la melodia di un fringuello
il sorriso illumina il volto di un fanciullo,
bubola un gufo sui filari tra i colli
canta alla luna un lupo nelle valli.
Mi racconto come si faceva
una mattina di freddo, insieme seduti sul muro
bastava, diceva
alzarsi
e voltare alla prima curva
quella con gli alberi segnati dal gesso
alzarsi
e camminare come per andare.
Con i capelli sugli occhi si alzò e lascio vuoto il muro vicino
camminò come per andare voltando alla prima curva.
……………………………………………….
Continuarono gli operai che lavoravano ai margini della strada.
Continuarono i giochetti stupidi, i luoghi comuni, le frasi fatte, i sorrisetti di convenienza
Finii di cercarlo
Finii di immaginarlo voltare
e disfarsi nella pelle sdrucita dal freddo
rimasi lì
col racconto spezzato
a guardare
la fine dei lavori
Se è così allora son guai,
C'è un prodotto di cui ho molta paura,
Lui è famoso perché la polvere la cattura.
Swiffer è il nome di questa piaga maledetta,
Che di defunti e morti fa incetta,
Loro che a miglior vita son passati,
Da un panno della Procter vengono catturati.
Questo panno soffice e leggero,
Fa paura per davvero,
Io che mi immaginavo di volare dappertutto,
Mi potrei trovare dentro un panno asciutto.
Occorrerà farà qualcosa di forte,
Per evitar questa infausta sorte,
Intanto faccio preghiere senza uguali,
Che lo swiffer venga tolto dagli scaffali.
Di qua e di là tirando un lieve cuore
combattono tra lor l’odio e l’amore.
Se potrò ti odierò ma, mio malgrado,
t’amerò perché lì sempre ricado.
Neppur il toro ama aver il giogo,
eppur lo tiene, ch’altro non ha sfogo.
Io fuggo dalla tua dissolutezza
ma mi riporta a te la tua bellezza.
La tua scostumatezza pur aborro
eppur amo il tuo corpo e lo rincorro.
Né allor con te, né senza, viver posso
e il mio voler mi par d’aver rimosso.
TESTO ORIGINALE (Amores III, XIb, 33-40)
Luctantur pectusque leve in contraria tendunt
hac amor hac odium, sed, puto, vincit amor.
Odero, si potero; si non, invitus amabo,
nec iuga taurus amat; quae tamen odit, habet.
Nequitiam fugio — fugientem forma reducit;
aversor morum crimina — corpus amo.
Sic ego nec sine te nec tecum vivere possum,
et videor voti nescius esse mei.
TRADUZIONE (quasi) LETTERALE
“Lottano e tirano il mio debole cuore in opposte direzioni
di qua l'amore di là l'odio, ma, penso, vince l'amore.
Ti odierò se potrò; altrimenti, ti amerò mio malgrado:
neppure il toro ama il giogo, che pur odiandolo mantiene.
Fuggo dalla nequizia, ma la bellezza mi riporta indietro;
detesto il tuo malcostume, ma amo il tuo corpo.
Così né con te né senza te posso vivere,
e mi sembra di non sapere ciò che voglio.
invecchiare
si preferisce accusare il
tempo e farsi superare
dalle mode
si bituma con scarso stile
sbadigli di luce
per barattare un presupposto
con un pressappoco.
la vita, allora, diventa
una commedia rauca
dove si muore cittadini
per rinascere utenti.
a chi ha tempo di radicarsi
negli episodi
è la consegna del poco.
La prendi così a giri larghi
guardando di sguincio, con aria stordita
istruzioni ben poche
domande alla gola
qualcosa di vero succede vicino ai tuoi passi
le cime leggere lo sanno
tu pure lo sai
non si addice un fare severo a tutto questo
il profondo accarezzi
ma non riesce a saziarti
Strofa di settenari rimati alla toscana nello schema abababcc. Solo che la baciata finale non m’è venuta, è abababcx.
Non riesco ancora a dirlo
perché son troppo pirla,
ruzzolo come un girlo¹,
non riesco più a gestirla
e provo a ribadirlo
ch’è l’ora di finirla,
ragliando come un mulo
debbo urlar va’ f… … … va bene².
¹: dado a trottola;
²: niente, non m’è venuta la rima con “mulo”.
14/02/2026





