sono disegnati sui girasoli
sulle distanze dei fiori
che non hanno certezze.
I nostri limiti
hanno i colori del cielo
la curva della luna
e l’attesa dell’onda sugli scogli.
I nostri limiti
è sfiorare il tempo
che si nutre delle rughe
sui sorrisi strappati all’amore.
I nostri limiti
sono trincerati nell’aria
due infiniti sconosciuti
persi tra le note della poesia.
Quell’estate il mare giocava
a sfiorarti adagio, e la sabbia la ricordi?
Un sorriso fa per cadergli dal filo
delle labbra, ma si aggrappa con tutte
le sue forze e si ridà un contegno.
La sabbia ti faceva il solletico,
e quella era la scusa per portarti la mia
mano con la tua sul filo dell’abbronzatura.
La ricordi quell’estate?
Il brecciolino sotto le scarpe e il suono
dell’acqua nel vaso tra due ellebori
lo confondono solo il momento in cui crede
di vedere una lacrima sulla ceramica umida
di rugiada di un mattino di novembre
dal profumo di erba tagliata.
lockdown
la percentuale sale
questo virus
è un nemico infernale,
nel panico tutti quanti
senza abbracci ,soli e distanti,
ancora paura e tormento
è di nuovo isolamento,
speranze annebbiate ed incerte
aria nera nelle strade deserte,
lockdown
un cielo rosso come sfondo
questa è la fine del mondo.
Mosaico d'amore
che splendi di
luce propria
al sole,
rimbomba sonoro
l'eco dei tuoi baci
intarsiati
sulla mia pelle,
attimi che si perdono
tra le onde del mare.
Incastro d'anima
che pulsi al cuore,
sento ora il silenzio
avviluppare in te
come fune al vento
soffocato dalle parole.
E' dolore il mio
nel tuo dolore
Fotogrammi di vita
conflitti, gioie e pazienza
La tua pazienza, che fu dolce
addolcendo il momento
Del pazientare fraterno
resistendo passandoci sopra
Ed è di seme unico
ma così tanto diverso
D'amarti creatura del mondo
basta davvero poco
Fu ancora amore il tuo
essere presente fino alla fine
Accompagna il dolore
come si accompagna l'amore
E' pace ora per LEI.
Imprigionando il cielo.
Racchiuso un sorriso,
è nella stretta permanente.
Perché noi siamo chiusi?
A vivere così?
La pena più atroce
a stringere i cerchi -
e farli benedire.
A volte non resisto.
Ed esco spesso fuori.
Ma solo sul davanzale,
sopra un balcone.
La mia città amata,
oh, quante belle storie.
I sacrifici nostri giovini,
le nostre gioie fatiscenti.
E pesano catene in tremolio
nel silenzio calante.
In quanti siamo inclusi
nelle sillabe affaticate.
a non uscirne i tentativi fuori.
Il mio paese è in fiamme
e il fiammifero si è disperso.
Mi accascio.
Di fronte - una finestra.
Appaiono le ante
di uno smisurato universo.
Ma.
Perchè mi attraggono
malgrado la paura?
Cosa può esserci
tranne le tende in fuga?
E sminuendo i tratti
della tempesta in arrivo.
Si è spalancato il vortice
di una inaspettata luce.
placate migliaia.
Alcune sono i sogni,
le altre pure le foglie spassionate
I due destini.
Ed ora ti osservo.
Un attimo ambedue.
Eppoi avrai tanto da fare,
ti recherai nel tempio di paura.
A sopportare qualunque Iddio affatto.
Ma.
No?
Perché mi guardi,
non provi la febbre di premura?
Alquanto
siamo già sfiniti,
bisogna rimanere i morenti.
E resterai immobile,
da quanto tu mi fissi?
E non mi sento scomodo.
Mi trovo leggermente strano.
Sei la fanciulla
di quel poggiolo,
che parlano male?
E come se provassi
il rancore riguardo le parole
che nemmeno le ho scambiate,
hai distolto lo sguardo
e ti sei voltata...
Ma volevo solo,
che rimanessi.
Non mi importava affatto,
cosa di te direbbero.
E mi sono stupito...
Come se lo sentissi.
Ti sei girata verso di me,
poggiando le mani
di nuovo sul parapetto.
E non resisto io.
Talmente è tutto nuovo.
Di solito le fanciulle
sono al richiamo d'occhio.
E qui attrae l'uomo.
Rido io di dentro...
eppure sono grato.
Saremo in due
noi stranezze?
Oppure lo è
la realtà mondana?
- Vi ringrazio!
Siccome ora non resisto...
E rido.
Si, vorrei restare taciturno.
Ma proprio non potrei.
Posso ritornare nel grembo
della sperduta casa a trovarmi
una cosa...
ma preferisco di lottare
e rimanere e discuterne pure
di comprendere perché...
la sera è strana,
voi siete strana
e io non riesco a scapparne?
- Avete mai considerato i cieli
tranne le beate possibilità?
Di fare uno sbarco così fedeli,
incatenare le stelle,
a mungere la luna,
E comprovare a chiunque fra di voi -
che la favola è finita.
Si è spezzata una lagrima...
Pane è la felicità - mai finta.
E lei?
Sto parlando ora,
perché io l'ha sentita.
Tento di comprendere...
Poi la colgo negli occhi.
E dolcemente mi sorride.
- Ecco.
Una mossa giusta.
Lei tenta a comprendere.
Sapeste quanta notte
riesca a passare.
Con le spalle immobili
legate ad ascoltare...
Lei, che non ci è stata mai.
Nemmeno il suo volto,
notando la bellezza,
di cui non importa oramai.
A condividere storie...
A procreare i mondi.
Stando sui parapetti
e non necessitando oltre.
E non mi importa ora,
che la morte si propaga
e viene osannata.
Gli uomini mancano
una vita prima,
che la morte accoglie
i loro corpi estranei.
sei invece vicina
ho imparato per bene io
Fin.
Sono un corpo
che la vita ha abbandonato
e la terra umida
sostiene questa carne
ancora per poco…
Nessun luogo può
darmi pace
neanche le preghiere al lume
di una candela
per spiare le colpe
il rimorso mi attanaglia
figlio mio
Cercatemi pure, frugatemi,
ho un’anima solitaria
e un cuore trafitto,
il dolore ha inaridito anche le lacrime.
Senza pace ho trascinato me stessa
ed ho urtato
contro un muro d’ombra
Ormai l’attesa non ha uno scopo
attendo quella Luce calda
sarà il mio unico conforto…
così cupi,
parlar d'amore,
in senso lato.
Amore verso il creato,
la natura che pare dormire
ed invece palpita piano
attorno a te,
anche tra pioggia,
neve, freddo.
Parlar d 'amore
a pettirossi
vibranti su rami,
a stalattiti su grondaie,
allontanar paure
con calori di camini
accesi.....
il lungo panno verde
due fiches ai dadi, rovesciate
plastiche
nel sudore firmato neanche un uomo
svetta il palazzo
la valle è immobile
solo spari
dai fossi
nel fondo
conchiglie tuttebelle profumano
di cedro
proteggono di sandalo e di rosa bianca
raccolgono
una madre
si passano l'un l'altra una preghiera
Tu, che mi stringi la mano
da quanto sei qui?
Era primavera, nelle sere
già canti di grilli e lucciole.
Venne estate tra i miei campi
dorati di grano, l’amore
s’irrorò del rosso di papaveri
e il sale insaporì i baci.
Magia e gioia di vagiti,
silenzio e dolore il perdersi
ogni tanto...
Tu, stringi ancora la mia mano
ed è autunno… L’inverno
ci troverà insieme ed insieme
rivedremo le rondini tornare,
ascolteremo i grilli come
nella nostra estate.
Tu, che ti stringi a me, vieni,
andiamo e passeggiamo
tra le nostre foglie caduche
che ancora hanno
il calore della vita…
Che non finisca mai il cielo
c'è dentro la speranza
che tutto ritorni normale.
Troppo distante adesso
raggiungere i bei momenti
con tutta questa confusione.
Che non finisca mai
quella voglia di tornare a sorridere
e di tenersi per mano.
Non finire mai
anche se il respiro ti manca
e sei messo da parte
perché sei vecchio e dimenticato
nel buio di una stanza.
Che non finisca mai
la voglia di vivere e di amare
anche in questi momenti
e vorresti tendere la mano
anche per l'ultima volta
e dire che non è giusto
perdersi in banalità
di follie.










