Apro gli occhi,
compagni del buio,
una distrazione
dal sonno
ormai svogliato
di sfocata cecità.
Un bisbiglio
di parole lo riconosco,
la voce ancora roca
tra le lame di luce
e le lente carezze
d’un preludio d’amore.
L’amore che cavalca
i minuti,
cambia il mio viso,
segue i lamenti
racchiusi in vasi canopi
e scivola con labbra lievi
sulla spalla che nuda s'arresta.
Non ci sono parole per descrivere il dolore che questa triste notizia mi ha dato.
Ti sono vicina, ora più che mai.
Oggi piantiamo il nostro dolore, nel campo della tristezza.
So che le parole volano da te
ma il mio cuore è con te .
Possa il tuo ricordo colmare questo mio vuoto lasciandoti una rosa rossa accanto a te.
La voce sottile di mio padre
quel giorno
si è fermata sul mio viso
spezzato…
l suoi pensieri hanno confuso
il giorno con la notte
e poi…
non c’è stato più tempo
per parlare e confessarsi
gli errori di una vita
è sfuggita la speranza
di riempire i silenzi…
ma oggi sento il suo respiro
nel soffio tiepido della primavera
e nella danza armoniosa delle foglie
che si staccano dalle radici profonde
dei boschi autunnali.
Quando la sera chiudo gli occhi
volo in un angolo di chiesa,
sui gradini di un altare che
conobbe il sapore dei miei pianti.
Lì, sul dolore delle ginocchia,
chiamavo un Padre e una Madre
e, per un padre, chiedevo pietà,
una mano che stringesse la sua.
Lì, la notte trovo rifugio
quando il cuore cerca pace
lontano dal frastuono dei pensieri.
E prego, in un angolo di chiesa…
C’è una distesa di ricordi
biondi come il grano maturo
che invoca un canto di spighe ondeggianti
una marea di toni azzurri
che evaporano nell’aria di un Tempo lontano
quando la tua voce scaldava le mie ore
mieteva i profumi dell’amore
riempiendo la cesta di margherite e viole.
Ed eccitare?
Mi conosci e lo sai bene
come farmi sbavare
mi aspetti sdraiata
come lucertola tra le pietre
poi t’inarchi
come spicchio di luna
tra le incertezze
ti muovi e poi ti fermi
appoggiando le ali
sulla mia fontana.
Dimmi però
fino a dove si spingerà la tua bocca
dove la tua lingua
in quali insenature le tue dita
quanto saprai essere casta e puttana
ingoiando l’essenza
di questa vita strana.
Dimmelo adesso che mi vuoi
dimmelo che mi ami
mentre innaffio le tue dune
e il fiume d’illusione
scorre tra le tue cosce
mentre con la mente fuggiamo via
dal sole e dal perdono
dalle angosce
per sfiorare i miei sogni d’anarchia.
Adesso dimmi
dove conduce questa strada
adesso che ci siamo liberati
di pulsioni e tentazioni
stringimi le mani e godi
adesso che non abbiamo età e nome
abbraccia questo candore
questo momento di intima libertà.
Lo vidi, come me, in dormiveglia
con onde basse a far da mite coltre.
E lungo la battigia passeggiava
la brezza dai respiri così calmi
da non solleticar le sabbie stufe
di quella notte assai lunga e fredda.
M’avvicinai al nero scoglio mio
e poi da lì guardai l’orizzonte.
Il solito saluto al nuovo cielo,
i neri occhi di Peppe il pescatore
e quindi lesti in barca a ordinare
le lenze e l’esche per allietare i cuori.
Poi nulla più, soltanto vibrazioni
secrete da possenti emozioni.
Sul tavolo in cucina, caffè nero
versato nell’amaro denso cruccio
per un sogno impiccato al patibolo del tempo.
ha portato via
la serenità,
la Felicità.
Sguardi smarriti,
spifferi di vento
avvolgono
questa spaesata primavera
che bussa
alle porte chiuse.
Non c'è pace
per quel tiepido
dolce raggio di sole
che accarezza
i vetri chiusi.
Quel volto colorato
diventa un sogno
che svela
tutta la paura.
La paura
allontana gli abbracci
i baci.
Fino a quanto ancora
dovremo tremare
in questa gabbia,
in questa prigione.
Protestiamo
ma non abbiamo una soluzione,
si poteva evitare.
Qualcuno cerca
di sistemare i guai.
La preoccupazione cresce
è solo un attimo
poi ritroveremo
la speranza.
Ma intanto
siamo sempre più soli
e amareggiati.
Parole suonano
come echi stonati.
fin dove le ginestre
sguainavano l'aprile
al grigio;
e tra le righe delle spighe
all'orizzonte
scrivemmo sonetti
di corse lievitate.
Sì, che i penduli capperi
tra le muffe avvinti,
schioccavano di fianco al nulla
grappoli di gioia audace;
e tra il ginepro astante
e l'erica abbozzata
ci parve il cielo danzar
di nubi e cirri.
E il primo arcobaleno
tra le nostre labbra
fu quel color di bacio
chiudendo gli occhi;
d'alloro e timo e mirto
l'argilla ebbe desio
e sul calcare nudo
fiorì l'amor di un rio.
E poi per te scriverò ancora
e sarà d'amore.
Non preoccuparti dei miei laghi neri,
del loro sprofondarmi dentro,
del loro tingermi gli occhi
e farne pozze d'oblio,
del fango che ancora ho sulle coltri.
Tu sei il mio lago bianco,
le acque calde delle terme di Saturnia,
lo scorrermi caldo nelle vene,
i pianeti che ho colto coi segnali orari
nelle stazioni ferroviarie,
appesi al tempo
come melograni in chicchi:
così divisa ero in tante abitudini
tutte silenziose e opache.
Tu mi sei sorto dentro
e a unirmi a te è stato il sole
d'aprile, di un giorno qualunque all'apparenza,
la carezza che c'è stata,
il bacio in piedi a occhi chiusi prima dell'arrivederci.
E sono nati sogni, stelle lontane in avvicinamento,
anni luce bruciati in un secondo
nello sfondo del cosmo.
E ora che sei mia - te l'ho detto-
nella danza delle ore,
guardiamo ai nostri movimenti lenti,
ponti su un futuro intravisto a singhiozzo.
D'aprile e d'acque,
superfici piane e continue di giorni e d'onde,
in quei legni ci siamo visti trafitti
e abbiamo sconfitto il tempo.
Appesi lì i nostri segni stanno
ed attendono che l'anima ritorni a puntate.
Andremo in onda sul canale in differita dello spazio
ed avremo la forma che la luce ci ha donato,
saremo pesci in quell'acqua
che affiora ogni giorno nelle parole
e nei flutti che ci stanno stretti,
lo vedi il pendio, a volte ci ruba il silenzio
e ci lascia le parole tra le lenzuola
...ma ti guardo e non hai più bisogno di parlare:
aspiriamo lo stesso fumo e siamo nello stesso libro
a puntate, l'incipit in un saluto festoso
poi andando a ritroso
le pagine bianche di vite imperfette
e la trama che procede a ondate,
flussi e riflussi della coscienza.
C'è da scrivere il finale
al tempo dei viaggi interstellari,
silenzi che ruotano intorno a Soli freddi,
stelle vicine alla scomparsa:
sarà un esplosione a cambiare
il panorama che abbiamo davanti.
Non è meraviglioso quest’amarsi
a frotte nelle grotte della coerenza?
Questo somigliarsi a rime e spunti?
E poi prendersi per gli occhi e non lasciarsi.
Non trovi che all’irraggiungibile
siamo giunti tra giunchi, foreste
compresse di stagioni? In verità
dico che siamo due sole mani giunte
nella preghiera santa dell’amore,
terra che in sé ha parole coltivate a giorno.
Pasticca antidolore
con destinazione diversa
da escludere infiammazione
ora, emozione
è evasione, ridotta
a frazione di secondo.
Bicchiere, canna, vena squarciata
indifferenza…
ciò che dal tempo ti esclude.
Assente apparenza
che piace alla gente
dolce carezza di realtà tradita.
Anche se nostra verità insiste
rivuole parte spettante
e a gran voce chiede
di uscire di prigione
a noi
che non siamo più in grado
di sentire, di vedere
… di volerci bene.
E in desiderio d’anima di volare
torniamo a volere
pasticca e bicchiere
canna o vena squarciata, in più
e sempre di più;
nel mentre si chiarifica
differenza tra chi siamo
e chi dovremmo – di potere
incluso nel volere -
Meglio non sarebbe
d’antibiotico giusto
quello che del carcere
abbatta le mura?
Sei a casa, dove non hai deluso
nessuno… dove i tuoi pensieri
hanno l’incarto, che è anche dei
sogni, di quelle caramelle colorate
che tieni nella tasca, insieme alle parole.
A casa, dove non hai di che preoccuparti.
Dove cammini sui tuoi incubi dandogli
ogni volta il colore di quei sogni.
Dove dell’uso del sorriso ne hai
fatta l’immagine più vicina al sole.










