Laddove i colori spariscono,
in questa strada avanza.
Gli odori perdono il loro sapore,
le case non hanno più porte e
le vetrine ormai buie,
non vendono più sogni.
Dalle fontane non sgorga più acqua
dato che il bere non disseta.
La strada in pendio accelera il passo e...
nelle panchine,
dove gli innamorati si baciano
non gli è più concesso ridere e amare.
Il vecchio, … gira il capo e tutto persiste,
dal momento che la sua assenza
non rallenterà la vita.
Solo chi lo ama vorrebbe
che il tempo si fermasse.
In cuore molce il suo ricordo,
l'enfasi m'apre alle ore
che liete danzano fanciulle.
E lenta scorre la linfa
nelle vene del suo collo
come in arco tenero virgulto.
Un sussurro di carezze calde
mi scrolla il vento diaccio
che palpita pel mano lieve.
Non sa che t'amo pio
per la beltà ch'effonde intorno,
donna mirabile di sue virtù.
Mi concedo ai lai d'amore
in un sussurro già prolungato
che sfiatò tra lisce dita.
In cuore non c'è più spazio
che mi consenta d'essere beato,
in meno d'un attimo sarò sfiancato.
S'accresce ora il silenzio gaio,
adagiato sul seno, smarrito aio.
mi chiedo se riconoscerò il sole
domani, appena il gelo della notte
sarà stanco di prendere di petto
il cuore reso a sua maestà il cerchio.
Sia quel che sia!
Nemmeno vengono in soccorso
carezze armate del migliore intento,
ricordi, che ne so, immagini volanti
che possano distrarre i reso conti.
Sia quel che sia,
chissà se riuscirò a distinguere
toccata e fuga del piccione bianco
sull’umida ringhiera del balcone
mentre il caffè bevo bollente.
Sia quel che sia,
io non vorrò privarmi affatto
d’un grido mattutino d’arrotino,
del sali e scendi di distratta gente
nel su e giù di un tram ripetitivo.
Sia quel che sia,
io non rinuncerò al buongiorno amore,
al mio bignè da divorare piano,
al solito fruscio del quotidiano,
ad un sorriso di un bebè qualunque.
Sia quel che sia,
mi addestrerò a memorizzare
tappeti sparsi per i marciapiedi
per poi, quando riapre il cerchio,
salir su quello a me congeniale.
una baita in fondo alla strada
a consumare pomeriggi al sole
rincorrendo un pallone e i nostri sogni
immersi in un paradiso verde
a raccogliere le fragole
a nasconderci tra i vigneti
che sono ormai ricordi
di un'estate come tante
e dei suoi tramonti
ci coglie per ore,
complici nelle nostre menti,
sinapsi,
giunzione di cellule
ingorde, agitate
in balìa delle onde,
scatenate dalla furia
che
precede e trascina
come lava
incandescente
i cuori smisuratamente,
amalgamando
ai corpi la febbre
del nostro delirio.
un taglio di tempo…
E sere d'ideali e passioni
e ore d’entusiasmi nella luna del pozzo.
Puoi dirmi quel che vuoi,
tu che leggi...
Luci s’accendono a piacimento
e poi un vento spazza via voci.
Canta poesia che non sei
d’interminabili istanti
ora da me distanti.
Dirigi la tua ragione
come se governassi un carro guidato da buoi.
Eppure mi colse il giudizio
nudo nel campo
prigioniero nel filo spinato
senza fuga
o scampo.
Sì, condanna venne affissa
eppure stonai nella scrittura
errai nel conoscere amici
fui carne putrida
da pasto per porci.
Allora canta poesia che non sei
che non vuoi.
Tu che hai padroni
che dileggi
e sorreggi,
tu che sorridi all’animo nero ed empio.
E spade non pendono sulle menti
e parole…
Sì, parole non fulminano
come saette il cuore dello stolto
Fui creazione ipocrita e illusoria
e ora
che chiudo il vaso di Pandora
lascio vuoti contenitori
riempiendo me dei mali del mondo.
Ti guardo ed attendo
come un cavaliere all'attacco
calma il suo cavallo
nell'attesa dell'aggancio
Profumo di primavera
di vittoria silente e paziente
ti guardo e attendo
i secondi nelle orecchie
Non è oggi e neppur domani
di pazientar poco importa
ti guardo e attendo
il sole dorme e poi si rialza
Di poltrone è fatto il mondo
trasudati sederi lordi in seduta
ti guardo e attendo
che s'apre in due la poltrona
D'astuzia e di bocca avanzi
raccogliendo rimasugli e fondi
ti guardo e attendo
non è latte che cola dalle tue fauci
C'è uno stop per tutti
il tuo è presto vicino
ti guardo e attendo
l'ultimo uscio s'apre
Sei fuori nel mondo grigio
l'unico che conosci e riconosci
ti guardo e sorrido
nel vederti inghiottir dalla nebbia.
Aspetto che la luna
brillando in fondo al mare
accarezzi silenziosa
i nostri pensieri
in queste lunghe notti
di incertezze.
Aspetto
che il suo
riflesso argentato
ci regali indisturbato
un raggio di speranza
e che illumini improvviso
questo nostro cielo
ormai diviso...
Aspetto che la luna
sussurri piano
una canzone
per cancellare
le paure
che sfidano
le luci
di questo nuovo giorno.
Paesi vuoti, trapassati
da echi di campane assordanti.
Ogni bacio muore dietro una porta,
ogni paura nasce oltre l'uscio.
Paesi fantasma,
dove coltri di silenzi
sono fette di una torta amara.
Surreale ed angoscia
portano via un tempo
passato ma non vissuto,
mentre gli occhi raccontano
di lacrime inconfessate
figlie di una nascente
e fragile emotività.
Spargiamo foto in bianco e nero
nelle ansiose attese di colori
su tutte le scene…
dall’alba tutto m’è concesso:
mattini pregni di colori sfavillanti,
meriggi da non sprecare in siesta,
serate in blu da archiviare tardi,
notti ruffiane per sperare ancora
fino all’ultimo degli utili secondi
che testimoni d’averci riprovato.
Poi, nell’ora inevitabile del sonno,
odo il grido che io avevo nascosto
tra le anse di quel lunghissimo respiro
ch’ora è tradito ed ora me ne accorgo.
I silenzi, così, si fanno bel coraggio
girando intorno alla speranza bella
e. quali infallibili predatori odiosi,
la conquistano, tutta la sbranano.
E schegge di nero sgambettano
nel petalo tronco della luce amica
di questa abatjour, anch’essa sola
quand’io la spengo con l’attesa…
vagano perse
spenti i fuochi
spente le braci.
Presi nel vortice
di giorni fumosi,
vaga la luce
su monti nebbiosi.
È fastidioso
il raggiungimento,
come una vite
avvita il momento.
Cotti e stracotti
colletti stirati,
cotti e stracotti
passi inzuppati.
Coglie il momento
spauracchio cattivo,
conta un gesto
perverso il respiro.
Cita una massima
che campa da tempo,
sarebbe fantastico
un soffio di vento.
La mia paura è di trovare i fiori
piegati sotto tanti paraventi
e l’aria stanca di un pugno troppo stretto
guardare nel sussurro
dietro una vecchia curva
sciogliere una lingua
che sappia stare sola
credere oltre
non lasciare nulla
nel tuono
un dolore
protetto
silenzioso
dovrei dovrei
in questo mio frastuono











