perché nessuno nasce padre,
tutti nascono figli
e rimangono figli per tutta la vita.
Ciò nonostante
bisogna imparare ad essere padre
e saranno i nostri figli ad insegnarci
ad essere padre e figlio
e allentare la presa
da quel cordone ombelicale
che a volte è una morsa
una spina, un macigno
che non ci fa distinguere
il vero dal falso.
E tra scontri verbali e di generazioni
tra visioni diverse
cerchiamo l’equilibrio
di essere padre e figlio
nello stesso momento.
Io ho come riferimento mio padre
anche lui non sapeva essere padre
ma anche io non l’ho aiutato molto
nella strada che portava
alla maturazione di entrambi.
Non ci siamo mai capiti
ci siamo odiati e poi amati
fino a quando
abbiamo accettato l’assurda condizione
di essere padre e figlio
di essere essenza della stessa essenza
vita della stessa vita
sangue dello stesso sangue
morte della stessa morte.
E adesso vedo tutto in uno specchio
tra me e mio figlio
in due pianeti diversi
costellazioni diverse
vaghiamo come due astronauti
in cerca di questa nuova identità.
Mi salvi il bello
dal pantano ove già s’affonda,
dal non rispondere al sorriso
di bimbo d’Africa dimenticato.
Venga un tramonto
un po’ diverso, così speciale
da catturare occhi a miliardi
e rieducarli al gusto dei colori.
E giunga un’alba
per una volta schiamazzante,
capace di svegliar gli indifferenti
e dare avvio al primo vero giorno.
Mi salvi il bello
dai disarmonici disegni fatti,
dai miasmi del fumo delle pesti
e dell’altro, ancor più denso,
del non uomo.
*
sono anche sudici e non li hai manco lavati.
e il bello è che tutti ce ne eravamo accorti.
perché il buon costume vuole le belle giornate.
cenere di Santi,
cenere studiata dalle scienze.
Siamo confusione
che esorcizza l'ombra
della morte alla mente.
Siamo vita
fatta di pensieri distruttivi.
Piccoli, dal potere dei giganti
ma poveri d'amore per la più grande...
figli ingrati e irriconoscenti
verso una madre
che soffochiamo lentamente,
mentre incondizionatamente
continua a donarsi,
dando un senso alla vita stessa
destinata a un tempo
più o meno lungo
a spiare tra le sue braccia.
Magnanima madre terra,
perdonaci e concedi ai nostri figli
di onorarti e curarti
come paradiso in terra.
Vecchio scrittore senza idee
dall’arida vena depauperata dal tempo.
Chi sei…
Che nella notte vaghi a cercare fortuna,
aprendo finestre senza vetri
origliando nell’animo degli altri
per trovare la tua perduta strada.
Sai di veleno e mirto.
Bacca selvatica immersa nelle sterpaglie
t’aggrovigli ai bordi dei sentieri
che conducono al pensare estraneo.
Hai l’aria assonata e stanca
i tuoi occhi s’accartocciano
nel canuto solco
le tue mani
hanno il vezzo della stortura
e vene le guarniscono
tracciando le perdute età.
Chi sei che entri in me
nutrendoti della pochezza?
Non soggiornare troppo
in questo rifugio freddo e spoglio.
Va nel contrario del passo
prima che la ragione
ti scagli in un ingiusto fosso.
se i suoi simil la seguono.
La furbizia del non sapere,
rende più forti, più spavaldi.
La fatica è per i sognatori
per chi è giusto saper fare
ma alla fine niente ha in cambio,
solo stanchezza e delusione.
Molti vanno dietro a nuovi miti,
resi famosi per caso,
mentre chi ha dato
sempre se stesso,
non ha spazio ed è frustrato.
Si, son belle le parole,
sulla giustizia e l'onestà.
Però in cambio di un buon cuore
resta poco da sperare.
Cosi il mondo senza freni
rotola verso il grande abbisso,
non solo della fame, della paura
ma verso un mondo di incompetenti,
frivoli e strafottenti
A più della metà
del cammino e
il resto della strada
non voglio mi spaventi.
Abbisogno di soste,
più lunghe. Nel deserto
le oasi ristorano, io
cerco zone d’ombra,
uno zampillo d’acqua
che inumidisca
l’arsura delle salite.
Qualche frenata, ché
s’alleggerisca il fiato.
Tutto sommato
posso farcela…
Ci vien detto, per ricordare..
che nel primo pianto
l’abbraccio della madre ci quieta.
L’amore ed il calore,
ci avvolge e ci protegge.
In questa stretta di contatto,
il cammino di noi tutti,
non è abbandono.
Forzatamente divisi,
tra le mura confinati,
il ricordo possediamo.
Questo..
oscuro e insensato nemico,
l’amore sconosce,
la vita ci toglie e l’abbraccio impedisce.
La mia penna ed il mio inchiostro
l’abbraccio del sole, del mare, del vento
o la carezza di una lacrima hanno scritto.
Gli eufemismi, adesso, non dissetano
la riconosciuta solitudine e l’inquietudine di noi esseri confinati.
L’amore isolato perde la sua anima,
gli occhi non trovano,
la paura si insinua
e le parole non colmano il contatto.
L’abbraccio della morte noi rifiutiamo,
perché la vita… è amore,
il contatto siamo noi
e l’abbraccio è il cammino per essere uniti.
La fila appesa ad un filo dai colori brillanti
Elettrocardiogramma piatto.
Il coraggio dei giovani ci scivola tra le dita
L'errore di pensare che fosse più lontana
Quella nera falce.
Ci lasciamo odiandoci e insultandoci
Ma su quel letto bianco tutto è migliore
Non serve un miracolo.
E ci chiediamo se alla fin fine sia stato un errore
Sorvolare sugli errori degli altri, ma non importa,
Alla fine nulla importa, perché l'ultimo errore sarà
dire a tutti: "ti volevo bene".
Di musica vivace, prillo
nel fremito l'angustia dei muscoli
l'impaccio del cervello uno shaker
nel palpito la chiave, il disagio
Aria, esigenza legittima
fresca brezza lì in cima
paesaggi infiniti, smisurati
in alto, su, più in alto
Stendo il dito ed ecco il cielo
"dito, steso, cielo sfiora"
il brillio degli occhi ed è chiarezza
nel beato sorriso riemerge la bimba
Sovrana libertà nell'infinito spazio
è un fruscio lento, piroetto
è l'immenso che lambisce
al bozzolo volge il suo sguardo
Sorrido e rido, sono lacrime
un battito, un fremito ed è ossigeno
sgomitolo il groviglio della matassa
un lento dolore, respiro e sono libera
Lì in cima l'universo, ed è casa
stendo la mano e m'accoglie
sfiora la brezza le guance
come ad asciugarle e baciarle
Ritta espando il polmone
calmi e profondi respiri ossigenano
la pace, la terra ed io
Son viva.
Torno, ai bisbigli dei ricordi
nascosti in ogni fiordo
torno ai tuoi aromi.
Tu, scivoli dentro e mi abiti
cheti paure e i pianti.
Mia memoria, sei,
quasi trama della pelle ché
del mio tempo
hai segnato le pieghe
come rigagnoli d’acqua sorgiva
terra che ne è desiderosa.
Al tuo cristallo m’accosto
come a un rifugio segreto,
ventre che rinchiude
e custodisce affanno e pena.
Qui, per sempre,
sui tuoi fianchi spumosi
sul profumo di sale
accarezzando i tuoi capricci.
Perché è qui che tornerà
la mia anima screpolata
e la mia anima ebbra,
fino alla fine, e tu
abbraccerai tutti i miei veli
senza dire parola…
E' così che ti senti
quando osservi il cielo
e non è più lo stesso cielo.
E' così che ti senti sperduto,impaurito
come un gatto smarrito
e non sai cosa fare
ti nascondi dentro il grigio del cuore.
Ora c'è la nebbia a coprire tutto
ed aspetta un pò di vento
per andarsene via
dentro queste sirene
che non smettono mai.
E' così che ti senti
come il cielo che ora ha paura
perché la nebbia ha interrotto il vento
e questo mondo non può liberare
ti senti confuso
prigioniero del tempo
senza ore o minuti
e non passa mai.
che coltiveremo nel mare l’amore
utopie e illusioni
faremo conserve di sole e bevande di luce
il pane con ombre di luna
esporteremo nel mondo sorrisi
e canti di cicale d’Estate.
Venderemo profumo di ciclamini e mimose
voli della mente
abbracci e felicità in bottiglie di vetro
il soffio del vento
e il rumore delle fiumare che scendono a valle.
Saremo ricchi ma non di denaro
di gioia, d’umano valore e onestà.











