Ti porterò a cena sulla Luna
e prenoterò un tavolo
a lume di stella,
starò con te tutti i giorni
e giocheremo insieme
al gioco della vita
senza prenderla sul serio,
ti allenerò ad essere migliore
di me ad inseguire i sogni
a fermarli a farli tuoi,
ti asciugherò le lacrime
per le cose che non vale la pena
piangere e ti abbraccerò
le notti che portano al mattino,
per ricominciare tutto
ancora una volta...
E poi deciderai tu...
Quando il mio viso stanco
non conterà più niente...
che vento in spalla mi conduca al mare,
al mare antico, dove mi appostavo
per numerare onde al loro arrivo.
Lungo la strada fatemi trovare
certi esemplari di questa gioventù,
zelanti e ingenui cercatori d’oro
coi quali chiacchierare nel cammino
dei loro sogni imbalsamati ai piedi
di un seducente altare del successo
su cui salir con facile destrezza
al canto falso di pressante invito;
coi quali chiacchierare nel cammino
dei miei sogni liberati ai fianchi
di albe adatte ad affrancar la mente
figlia e figliastra di padrone notti
al canto vero d’immaginari vizi.
Vorrei rivestir la tua pelle
del mio fiero sorriso.
Sentir le tue labbra
colme del mio respiro
baciarti così... d'improvviso
donandoti un filo d'infinito.
Amore mio sei per me
come ruscello di vita
che scorre e leviga
la pietra segreta
scolpita nel mio cuore
rinfrescando le più
recondite ferite.
Caparbia e forte è
ti impegni per trovare l'essenza
diluita all'alba del nostro destino.
A te che sei stata madre e padre
nel Simposio perfetto,
a te che mi hai cresciuto con rigore
e con il candore di un sorriso,
a te che hai protetto le mie età
più fragili e incantate,
a te che mi hai fatto scoprire l'amore
nelle canzoni della tua adolescenza,
a te che hai occhi verdi e grigi
come la ninfa sul lago d'inverno.
solo per Aquila il mio cavallo baio - unico amore
ti prende alla sprovvista
un colpo netto di taglio dietro le ginocchia
e cado
allora vengo qui dove ci siete voi
e dormo con le unghie nella terra
insieme siete un inno
le madri in corsa con il puledro accanto e le criniere
a fremere gli umori di un vulcano
le capriole grandi
la tenerezza forte, l’armonia potente
la bellezza divina
riuscite a riaprire le mie braccia
con te che ti avvicini e sai portarmi
mi ritrovo fronte alla fronte
mentre ti abbassi
per te ho una corda invisibile di mille campanelli
nessuna sedia addosso
la dolcezza nel palmo
e una coperta
attanaglia il cuore,
aliti caldi scaldano
la nebbia dentro.
Svolazzanti frasi
corte sotto il velo,
gioca, giocano,
gigli nel pensiero.
Amore, amore stringe,
sospiro nella mano
sgretola il dubbio.
Accoglie melodie
in pieno sole.
Abbraccio la tua aria
rilascia il tuo calore,
profumi soffusi
rilassano i sensi.
Immagini lontane
ricordano altri tempi.
Accolgo le tue mani
che scivolano sulla seta.
La sete del tuo amore
stringe il respiro,
cercando nei tuoi occhi
attraverso la neve
che scende impassibile
sul vento che muore.
Quando bambina senza voce
I .
Sono bambina
che gran fatica appena metto
a fuoco l’ingenua schiena
in sette lune di rivolta
l’arancio chiuso a feto
la benda-velo, stele
a gocce. Il dentro sperso.
Forse è segreto di lenzuola
madide e presto fredde
da scostarsi. Sembrano altre
quando da conche al sole
fanno un biancore di peonia
corolla al seno acerbo.
II.
Stasera l’antro è bosco di serrande
chiuse. Il nascondino delle facce
per ludo vero. La proiezione fisica
lontanamente un’affezione:
non c’è parola a dirlo.
Il lutto si spalanca gli occhi.
E cosa avverti?
Assalto dalle ombre
I.
Notte cattiva
tutti i sogni affollati
perché non sa dormire (sola)
dove il tempo è terribile
di segni e tagli di lumi inferociti.
Lei bisbiglia ma solo a sé,
sfuma in punta di piedi.
II.
La bambina diviene senza stomaco
per quattro lunghi giorni
corpo di pietra
porta il peso del fiore
di terra nera
cade nel muschio delle ciglia.
Non cerca cibo e profusioni
schiva, riparo nella pelle
ghiaccio di luna, duro
che non si lascia respirare.
La bambina da qui in avanti
non c’è più.
III.
Ora, s’appiglia sul volto. Stranezza
non averlo visto nel fondo.
Ora che non è lì, eccolo appieno
e povero, in una cifra molle.
Un cristo peculiare in niente
un Pallino qualunque -lei dice, e
vi sputa un secchio di noncuranza
dopo che l’ha smembrato vivo.
Rielaborare
I.
L’angelo bello infine viene a cancellare porte
si volterà a ruggire agli scorpioni
coperto di cespugli biondi - il Giorno.
<< Portami le mani una notte e tutte
ridammi un tatto limpido che scivoli sui tendini
incenso agli orli in pece dolce sui perimetri >>
-larga la paura
lasciata qui a mordersi la bocca.
II.
Per errore le si accostò
al sesso rosa e nudo
un ansimare scoordinato
saliva mosto e tabacco.
Per orrore non seppe, non gridò
dalle palpebre rosse
di oscurità contusa.
Piene di dita le sue mani
spingevano
schiacciavano le estranee
toccavano terra i piedi
irrigiditi senza sangue e
non seppe, non fuggì.
Anni di seno in nòcciolo
che si matura nelle T-shirt.
Anni che ancora conta dita
un perché cianotico freddo:
solo un gesto di forbici
e poi gettati al fuoco i moncherini,
guarda spegnersi il tutto
senza dimenticare.
Il male dorme tra lenzuola
stropicciate d’amore.
Subdolo abbraccio
nel silenzio del mondo
rimbocca con odore di morte.
Giammai, pensiero
di un amore che spezza
le ali della libellula.
Al cospetto di lui
lei s’è tinta di nero.
Infinito dolore e fievoli respiri
l’han resa di ghiaccio.
Altrove, la libellula è volata.
Tese son le lenzuola,
a coprir attimi di pazzia…
... A tutte le libellule volate via
un mondo diverso
fa capolino.
Niente più feste
in piazza, raduni.
Torniamo alla
semplicità,
ad apprezzare
le piccole cose,
come falò accesi
su rive ghiacciate,
pettirossi vibranti
al freddo,
la natura che
ti sorride con
i suoi colori
argentati...
Quella donna dal cappotto rosso…
con i suoi occhi color cielo… e
i capelli come deserti al tramonto.
Quella donna…
detentrice della vita,
dove il mare ha conservato i suoi colori.
Al suo passaggio…
riempie gli occhi ai passanti,
mentre le donne…
all'ombra dei balconi
con occhi scuri…
non osano guardare,
per una comparazione inequivocabile.
Qualcuno mi chiede… altri esclamano…
chi è quella donna?
Io sorrido… e rispondo… che non so chi sia.
Guardarti è languire,
sentirmi nell’onda crudele
della lontananza
che s’interporrà tra noi.
Retrogusto amaro, la nostalgia,
sulla bocca desiderosa.
Malinconico il ricordo,
gli abbracci all’alba
e le promesse della sera
al tempo di grilli e cicale.
Malinconico anche
questo spicchio di luna
appeso a fili di rami
nel tiepido respiro dell’aria.
Si, guardarti è languire,
lasciare qui il cuore
è un po’ come morire…
Colpevole di crederci
in coscienze che si appoggiano
a sorreggersi l’un l’altra
fondamenta in predisposizione
di ben più ampio complesso
a raccogliere l’immenso.
Dove anche l’ultimo resta
senza fame e senza sete
con la sola gran voglia di fare.
Dove i belli, i bravi
gli inarrivabili …
scendono i gradini del podio
e stringono mani, abbracciano.
Dove grato è l’ascolto
assorto, prima che parola
sfugga al controllo
e prometta tempesta
anziché tempestare
di diamanti altri:
… domande
senza brillanti risposte.
E ingabbiato nel mio credo
volo nel gelo
sudato di gioia
a cercare sorrisi
… pago.







