strade assenti
senza orientamento
distanti nel rosa
è luce in caduta
nei tramonti a nord est
dove la vista tradisce
speranza e coraggio
il fremito accoglie l'attimo
di un sorriso impaurito
d'anime in viaggio
in due
linee fragili
di forza che non cede
nello stesso battito.
Eppure le ho viste morire
ai piedi di un giglio
che cantava per un petalo
solo.
e tolgono le finestre
mentre rubi.
Hanno le sete più belle
ma vestono di cilicio
gli occhi persi.
Pòrtati sempre una poesia
nei tuoi occhi.
Ne temono gli eserciti,
che una sola virgola
strappa notti intere.
Il pane, il pane!
Noi siamo briciole
per i passeri senza cielo,
siamo la prova del dono,
un catino di limo
che sa fiorire….
Viaggio sulla motocicletta
incontro alla notte
lascio scie di zolfo
la fiamma al mio fianco
sono un predone del mondo.
Correggo i reietti del comportamento
ogni barlume di ribellione
incontra la luce purificatrice.
È il nuovo Dio il nuovo Vangelo.
Cenere alla cenere.
L’Inferno è il nostro credo.
Tutte le notti vedo una vita
accendersi di Giustizia
spegnersi tra le mie dita.
Si confonde col mare
- quel perdersi -
tra mani curiose e irrequiete…
Come onda
che vuol ora mostrarsi
ad un cielo che ci è dato aranciato,
questo corpo l’anima comanda,
annienta rossori ed eros promuove.
Indefinito è il confine dell’oblio
mentre l’acqua è la sola testimone.
Che ti fa sentire le farfalle nello stomaco,
ti fa venire la gola secca che ti manca la saliva per dire anche un semplice “ciao”.
Ti sale un brivido che ti diventa la pelle d’oca.
L’amore significa complicità,
in tutto e per tutto. Il vero amore è quando torni a casa,
stanco da lavoro,
e lei è lì,
il tuo amore seduta ad aspettarti per chiederti com’è andata la giornata è per farti delle carezze!
L’amore è anche quel momento dove si decide insieme di dirsi Sì per sempre,
anche se il per sempre non potrà mai esistere,
perché se non c’è feeling e pura complicità d’amore tutto finisce e se non c’è amore non c’è vita!
Intrisa nelle viscere,
tra gli abissi del mio essere,
dove nessuno ti sostituisce,
Tu.. Regina.
Le mani, ormai, non possono contenere il vento,
l'acqua o l'oblio della passione.
Amore questo,
consapevole dell'insensatezza
dove la comprensione del bene
genera la giustezza.
Questa coscienza presente,
determina il pensiero saggio
dove la pazzia prevale e
la ragione soccombe.
I venti dell'amore,
con il suo bagaglio
di dolore e piaghe,
l’anima ed il pensiero colpiranno
martirizzando il tempo rimasto.
Tu… donna,
mi avvolgi e mi trascini tra i tumulti della passione
con il respiro che pronuncia il tuo nome.
Ma il dono è l’amore,
con le ali per il cielo e l'aria per respirare.
Voglio vivere con te
fare castelli in aria
averti accanto al risveglio
parlare d’ogni cosa
delle nostre scelte
o di niente
stare all’ombra del salice
a spazzar le foglie
bere un bicchiere di vino
all’imbrunire
solleticar le voglie
e poi cercare il sorriso
sul tuo viso
e trovarlo malizioso
nei tuoi occhi...
Ho sete. lascio cadere la stoffa, è un lembo, libera è solo l’immagine del gesto
non lo calpesto mi siedo su una piccola finestra e in fondo
l’isola, intorno la pianura
un fiume appena, ignorato nelle sue anse sa che sta morendo
nessun senso
se esisterà qualcosa da salvare o salvato non rinascerà
posso bere per morte, per uno schiaffo di vernice, perché chi crede deve crederci
è mia questa potenza
senza calcolo senza aprire ferite
il dolore è l'arma di chi non esiste e
nessuno raccoglierà quel filo di violino, nessuno il cotone bianco per terra
vorrei sentire paura tra le paure, trasformare ma
c’ è un ordine già costituito
l’ho perso,
sei sicura di esistere? è questo?
nella misura precisa di un respiro frugato, un rantolo è la rabbia del piacere
aprire il dolore e farlo a pezzi
il dolore
per te che eri me
accettare i corpi
violenza, di nuovo di nuovo di nuovo di nuovo, quanto costerà, di nuovo di nuovo di nuovo
di nuovo di nuovo
in tutto quel teatro così vero
non sono sicura di non aver pregato
non ho fermato
se la verità è amore spesso chi è dentro annega in altro
pagata a voci, straniera
ho avuto troppo, cosa
questo non è il posto
della storia
della cronologia, della provincia, del giusto, del peso
della colpa, non ci siamo arrivati
è più semplice e grande
se non sai scrivere non puoi vivere
in una metafora
non ho mai scritto, avrei voluto
invece rubo
una rosa non vista,
è in un libro
ed è mia, quest'isola, non la restituisco
Uggioso tempo e
pioggia a batter impetuosa
su vetri stanchi in aurea foschia ad
investir la verde fauna, oltre casuali vetri.
Vagan sorrisi inermi d'ospedale
pianti e parole, in fragili dolori e lamenti
a chi con sofferenza sosta all'ospedale.
Vocii inquietanti e campanelli in
corsie, ove il male segna anime a
sperar ed attendere qual verdetto
aleggia fra le sponde, in un numero di letto.
Sarà numero fortunato?
Oh corsia d'ospedale ove
il tempo giace e dispera.
Flusso di pensier a nudi calchi da
difender arditamente
ove la solitudine impera e spera e
vivi ricordi a scioglier nodi,
di un passato e presente ad unificar la mente.
Spazi circoncisi ad anime
congiunte da stessa sorte avvolte
ad unanime preghiere ed implorazioni
ad alternar giorni solitari,
in notti ed albe ad aprir alla sorte.
Pillole d'amor ad eruttar dai cuori.
Ospedale a guarigion di mali e
sperar ad una vita nuova,
ma non sempre si esce immuni,
la balorda morte non fa grazie.
Io,
ammanettato ai ricordi amari,
a quei dolori che sprizzano dai pori
che subdola magia vorrebbe sublimare,
silenzio vero chiedo a questa notte.
Stelle!
Stelle nella volta imbambolate,
non mi guardate con perplessi occhi!
Smettetela col gioco estroso delle luci
e coi rumori dall’infinito vago.
Non lo capite?
Non è il mare, questa volta,
e neanche il bianco di un sorriso dolce,
il rosa altero di boccioli viziati
o la controfigura dei vent’anni.
Qui,
in questa stanza in cui non trovo sonno
v’è teoria di volti in processione.
Sì, adesso, proprio adesso,
nell’ora in cui domesticare il corpo
e sfarinar la mente sul cuscino...







