E lo specchio pare che rifletta
No…
Non riflette e ti spara in faccia
La tua faccia
E la vedi giovane e vecchia
No vecchia
Oppure giovane, se vuoi
Ma cosa vuoi?
Forse il cerone come trucco?
Il tuo inganno
inganna solo te stesso
Siamo uguali
Pensi...
Siamo uguali noi
che scriviamo
maledetti maledetti
Noi gente d’idee
Figli dei tombini
Attaccati al seno
dei topi sin dalla nascita
Suggere è il nostro mestiere
Mestiere difficile se si pensa
in caso contrario
basta suggere
E tu sai da dove
Specchio, specchio
delle mie brame
che è il più bello del reame?

Una stella sopra l'onda
di una nuvola
con la luna
che s’affaccia sul mare.
Un bel sole è una cometa
che ricama la vita
come pioggia dentro il mondo
in un viaggio infinito.
Un ritratto dentro il cuore
è un momento di vita
dentro attimi d’amore
fatti solo per sognare
pensare ma senza odiare.
Una stella su nel cielo
un anno che va via
lasciando attimi di follia
e uno spazio infinito
dentro un nuovo ritratto
che darà gioia alla vita.
Al mio cielo stellato affido il mattino
e lo adorno di rosa
come un campo di effluvi e piccole farfalle
cosi brevi nella vita ma abili giardinieri per l'anima.
A piedi fendo i passi tra i sentieri
il vento mi torna nelle pieghe della gonna
lasciando chiarezza del colore
un viola sconfinato vivace e fresco di rugiada,
che illusione !
Non mi pesa il cammino crescente sui colli
tra i capelli un fiore
m'insegna a danzare
mentre voli ed echi tra le pietre riservano carezze.
Sono lusinghe a mutare ogni freschezza
incantata mi lascio pervadere dalla malvarosa
e due fiori accarezzano i pensieri ...beata giovinezza .
I giorni scorrono come dadi lanciati
da un giocatore impaziente
la mano tremante li afferra li scuote
e poi li butta in maniera ossessiva sperando
che venga fuori la combinazione giusta
per far quadrare un bilancio
di una vita
rotolano i giorni rotolano
verso anguste speranze
ristrette in spazi sempre più piccoli
concessi dal tempo
tutto si perde nell’eterno cerchio
i giorni cadranno come i numeri
fino all’esaurirsi del gioco per poi
venir contati da chi guardava
quei dadi rigirarsi con la mente
e gli occhi avvolti da un velo di pietà.
e nello sfondo più non vidi
tra cielo e mare la linea di confine
siglata dalla u di quella coda nera.
Così, me ne restai un po’ paziente.
Guardai la rondine e il suo oltre,
un’accozzaglia di tegole infinite,
di comignoli e di rizzate antenne.
Pensai allora a poesia e realtà,
l’una dall’altra, ora, a qualche metro,
ed ebbi un gran sussulto di stupore
poiché credute sempre fuse in una.
Qual era la giusta via di fuga?
La linea retta tra i due azzurri
o quella, gibbosa, d’ogni santo giorno?
Un batter d’ali me le mischiò…
l'ho lette per renderle libere ma sono tornate indietro perché delle parole inutili nessuno sa che farne ...
ne ho appallottolati di fogli senza strapparli!
Tagliare le parole non è giusto ...
Il foglio le raccoglie paziente rimarginando le ferite che producono al suo biancore ...
rimane inespressa la storia di mille storie che vivono prigioniere dei quaderni segreti che conserviamo in fondo al cassetto ...
povere immagini di noi sfocate e sbiadite ...
ti ho sentito cantare ma ... perché?
Una nenia malinconica come il miagolio di un gatto alla luna.
Sarebbe bello se mi carezzassi la testa mentre guardo perso il fuoco ravvivato dalle mie pagine ferite....
venc ogni paur
e l'uocch
facennes viecch
do dulor
nunn fann pate' o core
Quann tutto o munn
te pare che affonn
A voce d'appucundria
te piglia rint o suonn
e accumincia a litania
"A sciort e na rot
che gira stort
pecchi' ci vere
chiur l'uocch
e appuncundria
nunn t'ha ceca a fantasia "
E te fott chest voce
te rumman appucundria
e na mort senza croce
p' overdose e fantasia
Scrivo di te mordendo
Un foulard di seta,
sulle pagine ingiallite
nel diario di un poeta,
l’essenza di un dolore
una sensazione strana,
conservare un'emozione
di quella mente malsana,
è proprio nella follia
che mi sento più vivo
tu mi hai fatto male
ma intanto io scrivo.
Αγάπη μου
Nel caldo del sole, sui venti leggeri di sale
cogli occhi dell'orizzonte, sotto alberi con luci cantanti
di cielo e pace, nei sorrisi toccati d'azzurro
mare, a te che curi il mio cuore gioia e felicità
per ogni istante infinito, donato nel sudore dei corpi
per sempres sei Ayάπη μου
(omaggio a Esopo)
*
Una formica che s’arampicava
su ‘n arbero pe’ mugne li pitocchi
sentenno ‘na cecala che cantava
gegè gegè gegè, strbuzzò l’occhi
e je disse: -Pensieri ce n’hai tanti…
vorei sape’ si pe’ che cacchio canti.
*
Ma nun te l’ha insegnato er padreterno
che ‘sta vitaccia è fatta de lavoro
e che devi pensa’ pure a ‘st’inverno;
che hai d’ammucchia’ riserve pe’ er ristoro
de quanno nun se trova più la sbobba?-
-Lavora tu, che te verà la gobba.
*
Mentre che tu lavori io intanto
me ne stò qua sull’arbero agguattata,
ringrazio dio che nun m’ha dato er pianto
e me diverto a fa’ ‘sta serenata
e che ogni tanto posso spicca’ er volo
pe’ anna’ su un artro ramo a fa’ un assolo.
*
Fatica tu che già ce sei tajata.
Mentre che tu t’ammazzi de fatica
preferisco sta’ ar sole qua sbracata
mentre che tu, mia povera formica
p’arimeddiatte er pranzo co’ la cena
t’ammazzi de fatica. Me fai pena!-
*
Ma la formica nun sapeva mica
che la cecala cià la vita corta.
Fece finta de gnente la formica
continuanno a riempi’ la sporta.
E infonno la morale, che ce dice?
Mejo campa’ de meno ma… felice!
***
appese al cantonale
– i tanti cieli sulle spalle
per la festa della notte.
Si intersecano nuvole
e alcune volano
verso altro oblio
per mano avida.
Atlante resta accanto
ai tuoi sogni di terre, fedele
dove il respiro è carezza
su una lama di vetro
e il poeta un arrotino.
Volava l’aquilone
veleggiava coi pensieri
scrutava l’orizzonte
alla ricerca del mio ieri
che ormai s’era perduto
sconfinato nell’oblio.
Ogni tanto mi scuoteva
riportandomi al presente
mostrandomi un sentiero
che non avevo mai percorso,
Era tutto colorato
ammantato di violette
che facevano l’inchino
alle rose e i gelsomini
preparandosi alla sera
che giungeva come sposa.
Iniziai cosi a danzare e
come bimba a cantare
accarezzando quelle viole
ho lasciato che il pensiero
assieme all’aquilone
prendendosi per mano
continuassero a volare
planando verso il mare
a incontrarsi col tramonto
per unirsi in un abbraccio.
.











