Fossi lastra di marmo nero
le vene d'oro
scintille della luna
nella notte che non passa
la notte fonda
di latte in cielo.
Fiati di mòchena
appiccano il sudore delle stelle:
venga il tuo regno
Regina – all'alba.
Venga il tuo regno.
Qui ancora tremano
le capre senza stalla
e queste labbra
chiedono perdono.
*venga il tuo regno, in lingua mòchena (minoranza linguistica nella zona del Trentino dove la meravigliosa etiope Agitu Ideo Gudeta, barbaramente assassinata, risiedeva)
non ho equilibrio per salirci su.
Eppure, vorrei raggiungere una quota,
un punto appena appena sufficiente
per colorare questa stanca pelle
di una tinta che mi ricordi il blu.
Nel tempo in cui tanto filo davo
agli aquiloni figli dei miei sogni,
non si poteva immaginare un oggi
dov’è fatica già guardare in alto.
Mi dico sempre che non morirò
e forse ciò dovrebbe ormai bastarmi
ma la paura anche i più forti avvolge
in quel momento di sola verità.
Mi costruirò un rombo d’altri tempi,
fatto coi fogli del mio quotidiano
e proverò andando in mezzo al prato
a chiedere un aiuto a qualche vento.
L'anno nuovo è arrivato
e porta con sé gli strascichi
di quello passato
L'incertezza è solida nelle menti
il giorno si sveglia sul ciglio
di paurose ricadute
Mi sveglio accanto a te
e i tuoi abbracci sono l'unico porto sicuro
in cui attracco
e i tuoi occhi sono l'unica terra salda
su cui non tremo
(Colgo l'occasione per augurare un buon anno a tutti voi)
riflessi d'onde d'urto
immagini colorate di fantasie tropicali
illusioni mai così vere
incise da tanta bellezza di cui nome è amicizia
brama di fiammeggiante desiderio
ormai raggiunto
ormai passato
ancora sulla pelle
fuochi divampanti d'artificio
urla di gioia
urla di disperazione
cani e paranoia
anni passati, anni presenti come presenti questi tempi con voi
gloria della mia vita
soffiò a lungo tempo sulle sponde della mia umanità
sponde della nostra libertà
Barlume d’intenti
Accorciano i giorni
Calmi e impazienti
Impazzir nell’attesa
Afferri la passione con
Magistral arresa e
Irriverente domandi
Amor ignudo al
Nuovo affacciarsi
Come se fosse
Ospite e turista così
Raro e prezioso e ti
Arrendi all’attesa.
Si fuma in continuazione
nella pretesa di offuscare occhi
e ragione compresa.
Siamo solo fumo, a prendere e dare.
Pronti ad accordi comuni e bilaterali
che tolgono pezzi alla piazza comune
- esiguità di un municipio -
per cassa che piange
la battuta d’arresto.
Dai non prendiamoci in giro
siamo fermi, stazionari
negli stessi identici errori di sempre.
Sempre a bandiera lo sguardo
al colore della pelle, a
un’inflessione dialettale
sessuale
paesana, contadina
cittadina
cantonale, regionale
nazionale
un’etnia
… l’Etna
giustificando tutto: tu
che sei, non è certo colpa mia.
Che mai saranno tre
quattro milioni di dosi spostate
ora, dal gregge comune
per la priorità di pecore
senza alcuna macchia
a confronto del sacrificio
per dare buon esempio?
Dai non prendiamoci in giro
a noi basta un arrosto comune
di cui, comunque
restiamo in attesa.
che la vita sia migliore
sperare di viver in modo
dove tutto finisce
senza misteri e pretesti
ed inganni che traboccano soltanto
nelle cartoline finte
con i numeri in mano
di illusori pronostici
che viaggiano veloci
promettendo e dopo niente
sacchi vuoti per le mense
che cibo non toccano
sentendo un grande freddo
sulle mensole del cielo
variopinte, collegate alle reti
consolatrici
di questo si ha bisogno
non di tante parole buttate al vento
che si sciolgono come neve al sole
illuminate dal suono delle voci lontane
messaggere del tempo vano e distratto
che alle ancore si tiene, formando
un'aureola grigia
furiosa fuori della mia finestra
squarci il cielo con lampi e tuoni spaventosi
allagando il terreno con scrosci impetuosi!
Terribile e maestosa la sua visione
assordante il rumore
invece...cosa succede nel mio mondo interiore?
Regna pace, calma e un senso di gioia
il sole splende e mi scaldo al suo tepore!
Così resto tranquilla, per niente turbata
finché mi accorgo che la tempesta è passata...
Altre volte invece, molto più spesso
accade l'opposto, e quella tempesta
anziché fuori della finestra
è dentro di me, terribile e spietata
maligna, distruttiva, sembra non finire mai
tortura la mia anima, la violenta, la distrugge
e quando si è sfogata infine fugge
lasciandomi di nuovo padrona di me stessa
padrona di una vita difficile e strana
ma tu ricorda, diabolica tempesta
quando varchi la mia frontiera
io sono una principessa guerriera
e anche se il mio regno a volte è assediato
finché avrò respiro e modo di sognare
nessuna tempesta lo potrà annientare!
Attraversami
come impetuoso torrente in piena
perditi...
tra il calore delle mie dune
arse
dal sole della tua
passione
che pervade e invade
riversandomi
come cascata nel fiume
dell' emozione.
Ne resto incantata
come un airone
in volo
che gode del tuo infinito
cielo.
Donami ora
i tuoi pensieri
fatti ruscelli di note
armoniose
e dissetami una volta ancora
Infinitamente
mentre aggroviglio
le mie radici
alla tua mente...
lievi s'adagian come petali
d'orchidea bianca
le mie labbra...
sulle tue.











