Di chi trovò le chiavi della porta
che s’apre sui rilievi del futuro,
non sento la mancanza, ve lo giuro,
giacché il cuor da sempre m’é di scorta.
Nel mio vagar tra morbide illusioni
ho sogni non finiti da esplorare.
Se poi gli anni insistono a tornare
con l’eco d’alcune mie canzoni,
allora tutto è agevolato
per non pensar cosa accadrà domani.
La vita che mi ha scelto allontani
ciascun sussulto già pianificato.
Fu in quell'abbandono
tra la polvere che filtrava
in quel pertugio in disuso
che vide una porzione di cielo.
Sognò di farne parte
per gioire nella sua interezza.
Fu allora che il vecchio
realizzò la fragilità della vita
appesa al filo del destino
che con un battito d'ali
si fa piuma leggera e
guidata dal vento
vola lontano a posarsi
nel morbido giaciglio
dell'eterna felicità.
A chi appartiene la felicità
se non ai bimbi
che giocano spensierati
inseguendo un aquilone,
o alle mamme che osservano
in letizia le loro gioie più grandi
ringraziando Dio per quei doni.
Con quei pensieri l'anima
del vecchio volò lontano
lasciando un sorriso stampato
su un pallido viso rasserenato.
Un sentimento che avvelena er còre
co’ ‘n veleno che è dorce come er miele.
Ma spesso è amaro, amaro come er fiele
è ‘n sentimento che se chiama “amore”.
*
Quello che te stravorge l’esistenza
e che te manna fòra co’ l’accuso
acchiappa tutti e, nessuno è escluso
che de l’amore nun se po’ fa’ senza.
*
A vorte t’ariduce a mar partito
te pija a l’improviso, a tradimento
e te fa’ perde er sonno e er sentimento
poi te lassa mezzo rincojonito.
*
E nun c’è cura pe’ guari’ ‘sto male
anzi, ce n’è una sola de sicuro:
de vede’ rosa ar posto de lo scuro
allora tutto sembrerà normale.
*
Te fa vola’ sopra ‘na nuvoletta
te fa’ senti’ leggero, come er vento;
pe’ er còre tuo è l’unico alimento
e de ariscenne giù poco t’alletta.
***
Una madre ti perdona qualsiasi errore
Spegne l’orgoglio e accende solo il cuore,
ti entra nella mente scava come i tarli
sa cosa ti affligge anche se non parli,
soffre per ogni tua lacrima
il tuo dolore gli lacera l’anima,
una madre per sempre ti difende
lotta contro tutto e tutti e non si arrende,
fanne tesoro di ogni cosa che ti dice
il suo unico scopo e vederti felice,
sa fare anche il ruolo del padre
più dell’immenso è una Madre.
Occhi di stella
Un anno si sbriciola sulla pelle,
su di me, distrattamente.
È sale e miele che
si posa sulla vita,
nutre i nostri solchi, ma
troppa è la fretta per assaporare.
Ore che si consumano
come il sole fuori dalla porta
mentre io dentro a rimandare,
a non accorgermi e, bendata,
già perdo emozioni.
Ci sarò, nel mio anno,
nei miei giorni di sole e di piogge
berrò le ore di sorrisi e
ogni sorso di piacere
che vorrà colare su di me.
Non chiuderò la porta
per dire addio
a chi non ho conosciuto.
che placido ondeggia
e sussulti di schiuma
che si avvolgono
morbidamente sulla spiaggia.
Cammino ciondolando,
come le barche
dei pescatori,
nel pallore del mattino.
Affondo orme
sempre più pesanti
aspettando l'alba che
esplode in un momento,
mentre spingo
la vita... controvento.
si deve ancora fermare quella maledetta ruota,
potrebbe segnare la fine dei miei giorni,
la fine della vita
o trarre nutrimento da aliti di gente
e continuare a girare in un infinito
perpetuarsi nel tempo, un continuo girare
senza scopo e senza senso.
Ho fermato quella ruota, ho acceso una sfida
che pochi hanno osato, ho fermato quella ruota,
ho chiuso gli occhi e mi sono allontanato.
Nessuno si approprierà della mia vita,
neanche quella stupida ruota.
Ho iniziato il mio cammino conscio del percorso
che avrei scelto e chi avrei incontrato.
Sarebbe stato un percorso difficile,
ma intorno a me avrei avuto sempre qualcuno,
esseri umani da cui trarre nutrimento
dolce e amaro nutrimento per la vita.
Ho allungato le mie mani là dove io volevo arrivare,
la gente le stringeva e mi implorava
O Narciso con quale aria giocosa mi guardi,
ma non illuderti, neanche tu potresti capire
il segreto della mia esistenza...
povero piccolo e insignificante Narciso
quale compassione mi fai!
E il cielo
si lecca le ferite
dalle mute parole
che hanno graffiato l'azzurro
con gli artigli neri
di un corpo imbavagliato.
Solo la libertà
di un ultimo respiro
gli ha dato aria e voce
per volare in alto
con le tarpate ali
di un essere invisibile
e vigliacco
senza l’anima
e senza il cuore per amare.
e solo miezz a campagn
bbriacava ogni cor
e veduta e chell Muntagn
Do verd da natur
a cchiu aut e ogni altur
da nuttata do scur a riun
na scalinata pe veligna a lun
A nu' scuscio e vient
comme na foglia ingiallut
chella muntagn se ne cadut
A muntagn e pullcella
rusicat ro tiemp
e diventat nu munticiell
sfottut ro vient
E quann i chella muntagna
nunn rimman cchiu nient
addivient
pure tu nu scisciu e cchill vient!!!
Mentre ti aspettavo in un angolo
Oscuro di un vicolo antico,
un lampione rotto cercava di accendersi
ma dopo piccoli segni di luce
tutto ritornò di nuovo tetro e buio.
Restai li in compagnia di un ratto
Che annusava la terra sui bordi del marciapiede,
impaurito da una fobia ostile ancora aspettavo
fermo ad osservare un pezzo di Napoli deteriorato,
nelle vicinanze riuscivo a sentire il mare
mi sentivo addosso l’odore del sale,
due vicoli dopo una stradina che portava
ad una veduta superlativa della mia amata Posillipo
era la mia destinazione che avrei dovuto raggiungere da li a poco con te,
ma ancora stavo li sperando di vederti sbucare da quel portone
impaziente e voglioso di andare via da quel posto macabro,
il freddo e la pioggia rese l’attesa inaccettabile
nessuna traccia di te e me ne andai via deluso e incredulo,
come uscito da un incubo raggiunsi da solo quella destinazione
restando li tutta la notte incantato da quella Napoli rassicurante,
non avevo più freddo e la pioggia nemmeno riusciva a bagnarmi
e sparì come per magia la tristezza e il dolore del tuo abbandono.
Scoppiano risate
improvvise
e occhiate fugaci
nel centro.
Al profumo
di un narghilè
fruttato
si accende
la brama
del tuo seno
avvenente.
Mi guardi
e capisci
con fare
cupido
che ho mani
soltanto
per riempir
di carezze
il tuo corpo
mellifluo.
La morte sopra a tutto il velo stende
su piante, bestie, anche su l’umano.
Anche su te ha steso la sua mano
ma il cuore mio ferito non si arrende.
*
Di certo, dal viaggio che hai intrapreso
lo so, sarà impossibile che torni
ma mi resta nel cuore un grande peso
che tristezza, mi manchi, tutti i giorni
*
ogni ora ogni istante ogni minuto
non so come farò ad andare avanti.
Quando ti ho dato l’ultimo saluto
ti dissi non saremo mai distanti.
*
Per me sei stata il dono più prezioso
tanto t’ho amata e tu m’hai amato tanto
ormai io sto annegando nel rimpianto
di averti persa amore. Buon riposo.
***
che passa,
riflettono luci di case,
la sera.
Finestre illuminate
dove intravvedi famiglie
riunite a tavola,
volti stanchi,
sereni o tristi.
Luci di sera
ricordano persone
scomparse,
sempre vive
nei cuori,
intanto il treno
va...

Oggi non ci sei
non c’è nemmeno il cielo
nascosto dalle nuvole
sono così grigie
che disperdono quel blu
che c’è lassù.
Oggi non ci sei più
un fiore che muore
portato dal vento in riva al mare
e ti senti così triste
perché quel canto finirà per sempre
con questa malattia
che mette paura e tanta malinconia.
Oggi non ci sarai
a raccontare tante storie
e a ricordare i giorni infiniti
quelli pieni d’allegria
quando il cielo era blu sopra le nuvole
e nel tuo cuore c’era posto per tanto amore.







