Il nostro essere
Un’abitazione
Costruita nel tempo
Mattone per mattone
Con muri portanti
Fatti di scelte ponderate
Tappeti
Dai ricami un po’ insoliti
Lenzuola
Impregnate di emozioni
E finestre
che talvolta spalanchi
Lasciando entrare una folata di vento
Che stravolge ogni forma di ordine
Ma ti permette di rinnovare l’arredamento
Elaborare, di continuo,
come il dolore della nascita
stipati in un tunnel buio.
Morsa soffocante
come polmoni in lotta con l’acqua.
Servono nuove contrazioni
necessita voglia di rinascere e
urge forza, tanta…
Vietato tornare indietro
c’è una luce che attira a sé.
La vita impone corridoi bui
per esplodere a nuova pelle.
Forte l’espulsione e poi il vagito
come quella prima volta
come ogni volta la vita
come ogni giorno l’alba…
non lascio i sogni che mi stanno addosso.
Ho detto basta e non affido al tempo
il dispiegarsi delle aspirazioni.
Distratto guardo tra un sonno e l’altro
la luce quando picchierà sul muro
e conto intanto il numero dei giri
seguendo il lungo volo del gabbiano.
Immane, ecco un sorriso farsi largo,
le corse a perdifiato lungo il molo,
il placido solcar acque lontane
di un veliero o forse no… è un gozzo.
Riverbero nessuno alla finestra
molesta nel frattempo l’abbandono.
E’ chiaro che lo scuro tiene banco
e già m’appresto a ritentare il volo.
Mi trovo adesso al centro della Terra
e i battiti del cuore più non sento
così come li sento all’apparire
di bionde trecce dietro al davanzale.
Desista l’alba dal venire presto
a far distrarre il principe e l’amore.
Nel letto mio mi giro e mi rigiro
e chiudo gli occhi per vedere meglio.
Risale velocemente le membra,
Mi percorre la pelle,
il sangue,
le ossa;
Giungendo all'anima irrequieta.
Qui si placa.
Non lo sento più.
Penso di averlo vinto,
Di essere riuscito a scappare da lui.
Ma come una rondine d'inverno,
Ha creato il suo nido in me.
È ormai un rumore monotono
di cui non distinguo le note dalla melodia della vita.
È parte di me.
Ma un giorno ritroverò la tiepida casa.
E la rondine lascerà il suo nido.
l'immensità del Mare.
D'indaco e d'azzurro
e di Sole
si tinge l'aurora.
Plana un Gabbiano
sulla vela bianca
dalla brezza sospinta.
Mille mila voci
e giochi di bambini
sulla spiaggia.
Passi svelti
sulla sabbia bollente
e due ragazzi tra le dune
che amoreggiano acerbamente.
La forza del Mare
distratta
dalla tenerezza
dell'amore.
E l'orizzonte
che verso sera
sanguina di tramonto.
Tremendo...non ho pace
non s'arresta il dubbio
che il tuo corpo più non c'è
m'ero alzato già convinto
di vederti sotto le coperte
di doverti accarezzare
con un bacio o con la mano
poi l'odore negro del caffè
quello che piace solo a te
una tazza nera e fonda
come nei film americani
...
leggo un lungo memoriale
di lista abnorme della spesa
quella che mi rattrista, sai,
perché di soldi non ce n'è
...
Tremendo...sto tremando
al pensiero che non sei con me
che il tuo corpo più non c'è
che il caffè s'è raffreddato
una spazzola è un ricordo
ai tuoi lamenti son più sordo
quando sbattesti la porta
evitasti di svegliarmi
o ero sveglio speranzoso
di non essere più un coso
libero d'esser solo a colazione
levando al cielo un'orazione.
Sto tremando d'un' insana gioia
che la vita, evvai, mi son ripreso
che non era un brutto sogno
quando m'accorsi palpitante
ch'eri supina tra le piante.
Ali ormai deturpate dalle
Cicatrici di un dolore,
sono un angelo stanco
che non si nutre più d’amore,
il mondo mi appare invivibile
volare mi sembra impossibile,
l’inchiostro dell’anima non basta
per scrivere il mio domani
ho bisogno di pace e
di stringere altre mani,
sorrido per non piangere
la mia fede si è quasi perduta
questo è il mio vero volto
la maschera è caduta.
Come un piccolo seme
sparso tra i rovi
soffocato da mille spine ,
mai più vedrà il sole,
mai più germogliar potrà.
Sogna pure
distese di grano a iosa addormentare i grilli
sogna pure l’acqua fresca
dissetar la terra
e l’ombra della quercia
la nenia cullar.
Sogna pure
come manna del cielo la farina divenire azzimo di pane
-primizia dell’antica festa
-un ricordo della fuga dall’Egitto
-un richiamo all’umiltà
qui , non è l’orgoglio che gonfia il cuore , ma la superiorità.
Avviliti tra le inferriate arrugginite
migliaia di matricole
impresse a fuoco
ognuno con il proprio destino,
morire con il fuoco di un camino.
Niente fazzoletti e armonica
ma fame, sangue , orrore e
con la mancanza del pane,
il silenzio di Dio
un’incredibile realtà .
che, prima o poi, d’incuria sarà stanca.
Apparir da umile vedetta
non era certo veste immaginata.
Cercava occhi inclini al sogno
e voci pronte da ascoltare.
Per altre vie transita distratto
dell’anima il celere conforto.
Svolazzano malinconie sopite.







