Infierendo sulle fronde.
Il caldo aumentava ogni dì
Infuocando le messi.
Il tempo passava
Inesorabile e lento.
Il cielo minacciava piogge
Improvvise tra nere nubi.
Il rombo d’un tuono
Il lampo precedeva.
Inerte la natura
Incerta attendeva.
Le tue mani mi cercano
I tuoi occhi brillano nei miei
E' tardo il mio meriggio
tanto quanto splende il tuo mattino
E la paura del tramonto
svanisce
nel calore del tuo abbraccio
tenero e vigoroso
Cullato dai giovani rami
di una forte pianta
Cedo alla notte stellata
padrona ormai del riquadro di cielo
che vela agli occhi altrui i nostri corpi
Notte, ultima vista, sigillo
di un oblio che
per un istante
si fa eternità
Partire:
lasciare gli eucalipti
morire al sole
e le fragili spighe
piegarsi al vento,
senza rancore;
mostrare ai gabbiani
che hanno perso il mare
l’indifferenza
e partire,
scordando siepi
di fresco biancospino,
rubando ai mandorli
i primi fiori:
partire e andare
fra i gialli girasoli,
fra i papaveri rossi
dell’amore,
e non tornare più…
fino a quando
l’alba non svegli
il mio sogno finito.
Non ho parole per questo dolore
gli echi di tanti poemi
sono ora bisbigli leziosi
le certezze che ci vestono si logorano
nella corsa su questi piani inclinati
cosa siamo?
i totem ci guardano impauriti finalmente
cosa saremo ?
Non parlo
senza sconti mi tuffo nel tuo pianto
mentre sento la pelle accartocciarsi in questa vertigine
aprirò un varco e risalirò
solo quando sarà il momento
per riprendere fiato
e guardarti mentre ti riavvii verso la salita
lasci la finestra aperta
l'aria sa di fichi spaccati
e la cicala si sente appena
Il sole tramonta prima
e capisci che il confine dell'estate
è una luce che non brucia più
ma accarezza la pelle
che non ha più l'odore
del sale marino
ma l'olezzo dell'attesa
posato tra le stelle
di un settembre addosso
Settenari a rime incatenate aba bcb cdc d.
Il tempo si consuma,
in fretta vola via
e troppo presto sfuma
in sterile follia
la consapevolezza
che a farti compagnia
non ci sarà carezza
ma grigio stordimento
che in soporosa brezza
mezzo cervello ha spento.
02/09/2026
E tu,
seduto accanto ai miei sguardi,
raccogli apostrofi dei miei baci
come margherite al tramonto
zittite dal plettro del vento
e poi, socchiuso in un pensiero,
carezzi la valigia disfatta
della mia nostalgia.
Le nostre mani dipingono
un tempo accasciato
sulla tela del silenzio
e tu,
seduto accanto ai miei sguardi,
accoccola nelle nostre tasche
rugiada d’infinito e pronomi,
quei breviari di luna che mi dedicasti
e poi straccia i petali del mio vuoto
e fanne corolle dei nostri nomi
ed il tuo amore per sempre mi aspetterà
sull’uscio socchiuso dell’anima mia.
non sono prati sempre fioriti,
cerco serenità tra i miei ricordi
cerco il sole che illumina la mente.
Ciò che cerco non lo rincorro
nel cielo,ciò che cerco
vive nel mio cuore dentro.
Niente ipocrisie,niente rivalità
nulla che torturi l'anima
ciò che cerco è respirare limpida aria.
Non sono cose impossibili
di quelle cose che non esistono
no non cerco la rarità ,cerco il sole
che si specchia nel mare ,un girasole
mentre si riscalda ,un cuore buono
che solo ama.
Niente cattiverie verso.chi non
sa difendersi ,verso chi mostra debolezza
ciò che cerco sono anime buone con
tanta purezza. dentro.e fuori.
Ti nascondi ai miei occhi, mare,
mentre pietosi soffi di maestrale
filtrano dalle finestre.
Quanto mancano i tuoi sussurri
lievi sul tramonto
e le sferzate violente del libeccio,
ora che di solo odore vivo
ed una magica attesa
ti fa desiderare come il ritorno
di un mai sopito amore.
Ma in te sommergerò, tra breve,
le mie più evidenti paure.
E tutto, te lo giuro, tra noi
tornerà come prima.
Nuvolaglia: sgocciola il mercurio,
raggi siderei tra graffi di crome,
cupe anse in un sinistro augurio.
S’ignora come
morrà la notte, se funesti araldi
attraverseranno spazi ghiacciati,
mentre echeggiano inni di scaldi
inascoltati,
ma il rimbombo che adesso squassa
il buio con lanci di falariche,
fende vitree vette e le trapassa.
Come cariche
inattese gli scrosci della bufera
e l’Uomo, il manto incatramato,
giunge e estingue la primavera,
decide il fato.
Sovrasta il Danubio e il Volga,
ora che si disfrena la tregenda.
Non è chi stolto non lo accolga,
l'occhio, la benda.
Stride sul cielo un’unghia di luna.
Ancora ti aspetto nella stanza,
se scorgo un astro, brillio di cruna,
ala e distanza.
EE 0-4
Nell'Alba di luce fervente
ti accingesti il tuo seme a piantare
e invitasti il sole brillante
per farlo riscaldare.
Alla purezza della Conoscenza
chiedesti consiglio,
il tuo cuore nutristi di studi e Speranza.
Dentro il suo manto
la Passione ti avvolse
più che giovane amante.
Piano, timido, silente
germogliò il tuo sacrificio
e prosperando rese più di cento
il tuo operare.
Ora gli effetti del tuo ingegno
a te dinanzi si stanno ad inchinare.
Nel mondo dei vincenti
poni forte la tua impronta.
Ora corona d'alloro
ti cinge la fronte.









