Terzine a rime incatenate scritte prima della “scadenza dell’ultimatum”.
Riserva di benzina in aeroporto
ci preoccupiam perché pare esaurita,
ci dà meno ansia invece che sia morto
un iraniano, un arabo, un semita
o un aviatore bianco americano
partito, più che contro un’altra vita,
per quel giochino che porta lontano
il soldatino in mano ad un bambino
che c’ha nell’altra mano un capo indiano.
Siam tutti in mezzo al solito giochino
gestito dai capricci d’un demente
che fa la cacca fuori dal vasino
che tanto a lui non gliene frega niente:
ci penseranno gli altri a ripulire
mentre minaccia e strilla assai furente,
gli altri vanno a sparare e a seppellire
bruciando bimbi e vecchi a più non posso
temendo d’esser loro anche a morire
mentre il bambino con il volto rosso
finanziamenti sposta a tutto spiano
ringhiando come un cane senza l’osso
e sprofondando a sera nel divano
mentre qualche fanciulla gli dà conto
di quanti sono morti e la sua mano
fa coccole alla mazza senza sconto
perché nel gioco pare vinca tutto
ed il poter che gusta a fare affronto
presto farà schizzare un bianco flutto
da mal posizionata calva testa
che poi suggellerà con lungo rutto.
Gioca alla guerra e pargli bella festa,
tra l’altro per gli stupri buona scusa
ora che carne Jeffrey più non presta
essendone epopea ormai conclusa.
Gioca e bombarda, missili e soldati
che, mentre all’oro nero fa le fusa,
contro l’umanità già li ha scagliati.
E intanto salta ancora lo psichiatra¹,
trenta minuti neanche li ha cercati:
troppo impegnato: gioca, ruba e latra
e mentre insulta tempo non ne avanza;
cerca lo specchio, smoccola e idolatra
tutta la cavernicola possanza
mentre accarezza il ciuffo arancio/biondo
sentendosi padrone della stanza
con i bottoni per spegnere il mondo.
¹: la visita psichiatrica, di cui avrebbe oggettivamente bisogno.
07/04/2026
ha il senso del sangue
che riempie il cuore,
dei pensieri improvvisi
come stelle cadenti.
Guardo le mie mani
nell’attesa,
mani che conoscono
la tua solitudine,
che sanno accendere la mente
quando sfiorano
ciò che tieni nascosto.
E intanto aspetto il vento
che mi porti il tuo profumo,
l’essenza delle parole sussurrate,
la dolce furia
della tua presenza.
Nulla mi distoglie
dall’accoglierti,
dal tenerti,
dal sentirti.
E intanto aspetto te,
che arrivi ad aprire spazi
in questo amore
mai abbastanza grande
da contenere
la nostra voglia infinita
di andare oltre
l’amore stesso.
Se un giorno non potessi più …
lascerei nei tuoi giorni
tutto ciò che sono stato.
Ti affiderei i miei sguardi,
perché qualcuno possa vederti
come ti ho vista io.
Ti lascerei il mio respiro nell’aria,
così che, senza saperlo,
tu possa ancora trovarmi.
Se i miei occhi si spegnessero,
resterebbero il cielo e il mare
a raccontarti di me.
E se le mie mani non potessero più cercarti,
ti lascerei il mio cuore …
non per perderti,
ma per non smettere mai di amarti.
Perché tu non sei solo amore …
sei il mio.
Sonetto minore (settenari rimati in schema abab baba cde edc).
Ancora qualche ora
e l’ultimatum scade…
il dubbio mi divora…
vediamo cos’accade.
Bombarda oppure invade?
L’atomica finora
l’ammetto, non persuade;
ma finirà in malora.
L’inferno ci ha promesso:
la civiltà sparisce,
si fotta anche l’UNESCO…
Capirlo non ci riesco
quel duce a stelle e strisce,
quel pazzo folle ossesso.
07/04/2026
Ho elargito la mia esistenza senza misura,
come il fiato che si fonde al vento,
senza attese, senza bilanci.
Ora il silenzio si posa,
non arido, ma affaticato,
come una radura dopo il vento
dove ogni cosa tace.
Non bramo vendette,
né braccia su cui posarmi,
solo un rifugio sereno
dove il cuore smetta di lottare.
Se questa vita è l'imbrunire del mio cammino,
sia almeno lieve, paca…
senza rimproveri nel buio,
senza catene che opprimono il giorno.
Senza condanne.
Solo io,
con il respiro che riprende,
lento,
mio.
Hai avuto tutto,
ma non sei mai stato felice.
Qualcuno ti ha ammonito:
“Per esser felici, bisogna essere, non avere”.
Mentiva: è necessario non essere.
Versione in latino:
Ṓmnĭă grā́tă fŭḗrūnt: fḗrvōr, glṓrĭă, vī́ta;
nū́mquām fḗlīx ḗtsi‿ī́tĭnĕrḗ făcĭlí.
"Bḗătĭtū́do‿īn pḗrcĭpĭḗndōst, nṓn ĭn hăbḗndo":
ā́lĭquĭs ṓppŏsŭī́t. Mḗndăcĭum:‿ī́n nĭhĭlóst
M17-03-2026 EE 7-7-12-2-2-2-2-1-2-2-2-1-0-2-0-0(-1)-1-1-1-2-0!!!-2-0-0-1-0-1-3-0-1-1/A0-0-1-0-0 (-1)-0-0-0-1-0-0
Sonetto standard (endecasillabi canonici, quartine a rime incrociate, terzine a rime alternate ABBA ABBA CDC DCD) nato dalla perplessità nel leggere testi che puzzano d’artificiale da lontano ma che vengono acclamati quali Capolavori di immensi Vati.
Allora, l’hai raggiunto poi l’orgasmo
sentendo il nostro batterti le mani
perché nel copia/incolla¹ dei tuoi brani
da Gemini o OpenAI², non è sarcasmo,
dimostri sempre splendido entusiasmo
tanto da non tentar fatiche immani
per generar da te sentori umani
anche se non sai improvvisar chïasmo?
Quale gusto è sentir «Quanto sei bravo!»
se dentro te sai bene ch’ogni merito
andrebbe a quell’A.-I³. che, più che schiavo,
è tuo strumento inflitto a noi in preterito⁴,
convinto basti ad esser meno ignavo
lo scopiazzar mostrandosi un emerito?
¹: per la metrica: 1[per] 2[che] 3[nel] 4[cò] 5[piain] 6[còl] 7[la] 8[dei] 9[tuoi] 10[brà] 11[ni];
²: per la metrica: 1[da] 2[Ge] 3[mi] 4[nioÒ] 5[pen] 6[ÀI] 7[non] 8[e] 9[sar] 10[cà] 11[smo];
³: per la metrica: 1[an] 2[dreb] 3[bea] 4[quél] 5[l’A] 6[Ì] 7[che] 8[piu] 9[che] 10[schià] 11[vo] oppure 1[an] 2[dreb] 3[bea] 4[quél] 5[l’ei] 6[ài] 7[che] 8[piu] 9[che] 10[schià] 11[vo];
⁴: cioè “nel culo”.
06/04/2026
fonte di incommensurabile gioia
che sorpassa ogni desiderio terreno.
Viali infiniti;
tronchi d'albero come gemme:
fiori di colore sconosciuto
all'esperienza umana.
Centomila coristi modulano
nuove canzoni;
si protendono verso supreme
performances.
Il cantore esala gioia
nella sua composizione;
contempla con felicità
il canto armonioso degli altri.
Inesistenti concorrenza e invidia.
Soffermarsi a contemplare
una chiesa,
un edificio imponente,
una scultura;
è conquistare il vestibolo
dell'Assoluto
Terzine a rime incatenate ABA BCB CDC DED EFE F.
Non uno squillo, non un sol messaggio,
muto se n’ sta il telefono sul tavolo
come se non avesse più coraggio
comunicando pure solo a cavolo
qualche nuova fantastica occasione
per questo vecchio povero gran diavolo,
investimento oppure promozione
di quelle mai richieste ma che scassano
sempre alle orecchie stanche del bidone…
neanche i call center qualche istante passano
con me per farmi un po’ di compagnia,
mi toccan sol rimproveri che abbassano
la quasi estinta, scarsa, stima mia,
come se non sapessi già di mio
d’aver da sempre scelto storta via…
di fatto condannandomi all’oblio.
ioffa, 06/04/2026





