Arrivato alla fine del marciapiede
chi ti dice che potrei anche rincasare
o accucciarmi in un cratere sull'asfalto?
Peraltro il mio vicino
mastica una gomma americana dalla finestra
mannaggia...
e sulla testa di sua madre danzano
bolle d'aria a 5 metri d'altezza,
dov'era il tetto in plastica.
Ho due desideri segreti,
forse un desiderio: lo seguirò.
Le voci arrivano da un boombox
quasi scarico
mi sistemo le scarpe fra i detriti.
Troppo normale appare
e non è agevole.
Giammai accostabile al lacrimevole.
Orsù dai destati
e l'intelletto spremi,
decora virgole,adorna rime,
baciate,sciolte e perfettissime.
Sii iper prolifico, operosissimo.
A catinelle scrivi
anche bruttissime
poesie scarsissime,
che le giurie son severissime.
Ci sono regole,
e tu sii onorevole.
Mai disdicevole,
più che cedevole
piega la testa e spera,
poeta sciocco,
perché tutti lo sanno
tu aneli solo il fiocco .
Quartina di endecasillabi canonici, da leggersi preferibilmente a minore, in rime incrociate.
Mi dono a te, tu mi regali assenza,
non sai che farne del mio scarso dono,
del resto questo è tutto ciò che sono,
certo non basto… ignorami… pazienza.
13/03/2026
nei miei giorni di cinigia ipoacusica,
dove il cuore non ricorda più
la folata d’idioma d’amore
a colorare i miei sogni assopiti
tra stelle stanche e tremule nel fatuo.
Scoppia il risveglio della vertigine,
come una fiamma nel pavento
che non chiede assenso d’ardere,
unicamente travolge di brama
la tua brama di travolgere,
tra flutti e frangenti spiegati
al destino che scrive e cancella luce.
Finalmente tu,
fiore delicato e nudo all’ipocrisia,
che geme promessa da infrangere
per disperdere come rancida polvere
sul ciglio del precipizio senza pace.
Trasogno, sospesa nel tuo centro,
la notte danzante di fuoco
sotto neve che scalda emozioni
da bruciare sottovoce,
come segreti che ardono solo al buio.
Finalmente tu,
penetrante fulmine che squarcia
il ghiaccio antico nel buiore
della mia solitudine,
spogliando le mie salmastre lacrime.
Modelli ombre in acque chete,
e arresa, e naufraga, e vagabonda,
senza più scialuppa di rinuncia
a questa tribù d’amore che tesse
le nostre rizomi ansimanti
sotto lembi di cielo cremisi
blanditi nei vezzi d’amore che conia.
radente sopra sabbiosi deserti,
accarezzare fertili campagne
o ascoltare dolcissimi concerti.
Meravigliosi luoghi da esplorare
mio cuor commuove 'n soave pensiero,
ma non è dato a me il valutare:
ridurre tutto devo a cimitero!
ma, mio malgrado, m'hanno fatto drone!
subito per me inizia la festa,
entro in una bolla indecifrata,
diventi la musa più desiderata.
Lì immobile come una sagoma divina,
par che tu mi attenda biricchina,
io mi avvicino senza esitazione,
mentre già tu scorgi la mia eccitazione.
Comincia una danza lenta e confusa,
le lenzuola coprono le nostre fusa,
piano piano tutto prende il suo posto,
un puzzle che per noi la natura ha composto.
per una cosa ti devo però chiedere scusa,
oh mia dolce e cara musa!
I tuoi capezzoli turgidi come pecchie,
utilizzati come cotton fioc per le mie orecchie.
AMARE... SEMPER
Schiudi le ali
Non conta il bianco sulle ciglia
Né il battito lento del cuore
Lo stupore dell’estasi
Ti giunga come preghiera
Uno sciame di carezze
Copra le imperfette forme
Un brivido nello sguardo
Riveda in te quel lume caldo
E la neve seducente
Si sciolga a baciar la fluente chioma
Quattro strofe di quattro versi ciascuna a rime alternate, le dispari endecasillabi canonici a doppia tonalità (contemporaneamente a maiore e a minore), le pari settenarie e quinarie, schema A¹¹b⁷A¹¹b⁵ C¹¹d⁷C¹¹d⁵ E¹¹f⁷E¹¹f⁵ G¹¹h⁷G¹¹h⁵.
Rileggo bene la sceneggiatura
cercando di capirla,
ma si conferma grande fregatura
e resto pirla.
Non ho sbagliato recita, è fallace
l’assegnato copione
esagerando un ruolo che non piace,
d’un gran coglione.
Non è la parte ch’abbia poi cercato:
quella m’è capitata
sin dal momento antico in cui son nato…
non è cambiata.
Dovrei imparare bene a rassegnarmi
senza false speranze,
capendo che sia giusto non amarmi,
tener distanze.
12/03/2026
Nel cielo il volteggio della colomba
nel mare il greggio prende fuoco,
non è un gioco è molto peggio
sul pianeta la pace è un miraggio
l’intelligenza in colonne di fumo
artificiale l’intelligenza sui droni,
esplosioni e boati nella notte
di giorno non si vede l’orizzonte
il gufo osserva con pazienza
il golfo in un attimo infiammato,
diritto internazionale bruciato
la guerra preventiva infiamma.
Studio il moto dei liquidi
E il modo dei solidi
E le ragazze dalle chiome fluenti
Col vizio del bacio
Che diventano alte come il crocefisso...
E piu alte del buddha
E di brahma e di allah
E dei tacchi a spilllo
Usuranti per il loro cammino
E l'aggraziato scheletro...
Quartine di endecasillabi canonici a maiore a rime incrociate oppure alternate sgorgati come commento alla poesia «attimi di mezza stagione» testé pubblicata da “Poe... sia!”.
Sono andati in pensione ormai i miei coni
e non sanno i colori i bastoncelli
quanto possano i mondi mostrar belli
anche solo guardandone illusioni.
Ogni nuovo sbocciare m'appar grigio,
grigi i petali come già le foglie
grigio il sole in un cielo pure grigio,
solo bianco splendente sulle soglie
delle sfere e dei funghi delle bombe
che risplendono ma senza colori;
le stagioni mi mostran solo orrori
che sia al mezzo, al principio o già alle tombe.
Io vi auguro sia mia cecità
non veder colorarsi la natura,
ma a me pare sia fatta troppo dura
tutt'intorno la nostra rëaltà.
Non scorgo più nessun bel cromatismo
mentre di guerre scorgo il fiero rogo.
Poe... sia! perdona questo triste sfogo,
sia pessimismo o sia crudo realismo.
09/03/2026
Ḗgō nḗc
sĭnĕ tḗ
nēc tḗcum‿ēxcḗdĕrĕ pṓssum.
sā́nguēn ī́n mănĭbū́s flṓrĭbŭs ā́b vĭtrĕís
Traduzione libera:
Né con te né senza te posso morire.
Le mani sanguinano: hanno colto fiori di vetro.
7-7-12-2-2-2-2-1-2-2-2-1-0-2-0







