Spiragli di luce sfiorano radenti i campi intorno
l’ultimo tepore accompagna la vita che si appresta alla notte
i colori recedono
gli odori e i rumori cambiano nell'ombra che avanza
la mente abbandona la sua pretesa
non piu capire
ma solo esserci
entra nuda nel coro
e si arrende all’estremo fiato di sole
Sonetto, endecasillabi canonici rimati ABBA ABBA CDC DCD.
Sgocciola via la mente piano piano
da un foro che trasporta i miei ricordi
fuori dal cranio, logici e balordi
van chissà dove, certo assai lontano.
Non riesce a trattenerli la mia mano
pur se la penna tenta versi ingordi
d’una poesia che va parlando ai sordi
d’amore ed altri sogni in italiano.
Si svuota lentamente il mio cervello
e quella che fu già fine corteccia
assume ormai l’aspetto d’un crivello
in cui la rete troppo larga intreccia,
trattiene il brutto ma si perde il bello
e anch’io mi perdo sulla carrareccia.
24/03/2026
Guizza sull’acqua un raggio di sole
schizzi di pioggia sull’arcobaleno,
lampi di luce tra magiche calli
sotto un ponte appare la gibigiana
tremolanti riflessi danzanti sui muri
accendono passioni in cuori affranti,
fuggevoli immagini in forme cangianti
rimandano l’eco di miti cantanti
vibra e palpita la gibigiana
si allontana in silenzio nell’ombra
scompare nel buio della notte,
il dolce sorriso di una pantegana.
Mai avrei pensato di vedere così tante guerre
combattere per la pace
donne e bambini morire
intere città scomparire.
Mai avrei pensato di non avere più sogni da realizzare
e che non avessi voglia di
guardare l’orizzonte senza cercarvi un incendio,
di sfogliare il domani come fosse un libro aperto.
Ci siamo scoperti fragili,
argilla tra i cingolati di una storia che non impara,
mentre il vocabolario del futuro si svuota
e resta solo il peso di un presente immobile.
Eppure, in questo silenzio di macerie e di progetti interrotti,
cerco ancora il coraggio di una parola pulita,
l’ostinazione di un seme che, sotto il fango,
non ha ancora smesso di sognare la luce.
d’un giorno qualunque,
mi son persa dentro il sorriso
del tiepido sole che sorge.
Sorge e si rinnova ogni istante,
mai si stanca, lui sempre ritorna.
È un giorno qualunque.. eppure..
è un giorno diverso!
Scoprire le nubi che coprono il cielo,
allontanare quei dubbi mai persi,
scegliere il senso più giusto
d’una vita lungo il cammino.
Un cammino in ascesa
verso mondi di promesse d’amore,
assaporare le gioie vissute
in un unico calice raccolte.
Scoprire che siamo soli nel mondo,
che l’altro è solo illusione riflessa
creato a specchio d’immagine
per riscoprire ricordi impigliati.
Per vedere presenze vagare
in cerca d’esser vissute
tra gioie felici e fitti tormenti
ed è così questa vita!
Due ali per volare via lontano
da questo mondo pieno sì di vita
ma con la morte pronta a dar la mano
dicendo col silenzio ch’è finita.
Due ali che ci provano pian piano
a sollevarsi verso qualche uscita
ma il tentativo infine resta vano,
la terra chiama come calamita.
Chi cerca l’illusione d’un eterno
e chi rimane attonito in sconcerto
come se il male fosse anche al suo interno.
Un colpo alle certezze duro inferto
d’avere sempre un foglio nel quaderno
per scriver già domani altro referto.
20/03/2026
Un uomo si è sbagliato
di piano di porta di chiave
per sapere meglio,
per amare meglio.
Dov’è, dunque, la donna?
È oblio del piacere,
con i suoi bagni di sassi,
con i laceri ricordi della verità.
Ritorna il giorno,
l’incubo è finito,
la realtà lo condanna.
E tu, crudele donna,
hai nella finzione
la tua forza.
Tornavo
all’alba
per salutarti
accolto
da neve rosa
Eri Tu
Mio Cuore
*
Quando sono arrivato sotto al portone dell'abitazione dei miei genitori, una folata di vento lieve ha fatto volare dei piccoli petali rosati... ed io, per un attimo, mi sono fermato perché davvero mi sembrava stesse nevicando ma non era tempo di neve... quindi ho sorriso e ho compreso che quell'atto era il saluto di mia madre, per me, che non sono riuscito a farlo personalmente e mi dispiace da morire non essere potuto essere là, mentre lei spirava.
E' una mancanza che mi porterò dietro per sempre, nonostante l'avessi salutata il giorno prima; ma niente lasciava presagire il precipitarsi della situazione.
Sono stati più di tre intensi mesi di stillicidio... il suo male si era avvinghiato a lei e lentamente la divorava, rendendola inerme come uno scricciolo al freddo.
Ringrazio Stefano e Sanndy che con i loro insegnamenti che adesso vivo da studente attivo, mi hanno infuso la calma che occorre avere in questi frangenti e confesso (e quasi me ne vergogno) che ancora non sono riuscito a versare una lacrima e che, durante i tre giorni cruciali dei saluti per mia madre, fino alla sepoltura, non ho fatto altro che prodigarmi con le persone alle quali uscivano fiumi di lacrime, dicendo che non dovevano piangere... perché a LORO dispiace vederci sofferenti. <3
Nonostante tutto sono sereno perché so che lei ha smesso di soffrire e presto ci ritroveremo, abbracciati... chissà dove.
*
E non potevo fare a meno di riportare le parole di Ninetta...
Ho letto le tue parole con grande partecipazione, perché toccano qualcosa di universale e profondamente umano. L’amore per una madre ha una radice speciale, difficile da spiegare, e quando viene a mancare lascia un vuoto che non si colma, ma si impara piano piano a portare con sé.
Quel passaggio dei petali mi ha colpito molto: è delicato, quasi sospeso, e restituisce l’idea di un saluto che arriva comunque, anche quando pensiamo di non essere riusciti a darlo come avremmo voluto. In fondo, certi legami trovano sempre un modo per esprimersi, anche oltre i gesti concreti. Capisco profondamente anche quel senso di mancanza per non essere stato presente nell’ultimo momento. È qualcosa che pesa, perché sembra racchiudere un significato enorme. Ma credo, e un po’ la vita me lo ha insegnato, che non sia quell’istante a definire l’amore. L’amore sta in tutto ciò che c’è stato prima: nella presenza, nella cura, nella vicinanza quotidiana, anche nei momenti più difficili.
Quando mia madre stava per andarsene, ho vissuto anch’io un momento che mi è rimasto dentro: mio fratello, che mancava da tanto tempo, le si è avvicinato. Lei sembrava ormai lontana, quasi assente, e invece ha aperto gli occhi e li ha sgranati in un modo che non dimenticherò mai. Come se, in qualche modo, quel legame fosse ancora lì, vivo, capace di riconoscere e reagire.
Per questo penso che, anche negli ultimi istanti, qualcosa passi comunque, al di là della nostra presenza o assenza fisica. E allo stesso tempo, quando una malattia consuma lentamente una persona, come descrivi, si assiste a una sofferenza che segna profondamente chi resta. Allora, accanto al dolore, può nascere anche un pensiero più quieto: che quella sofferenza sia finita. Non è una consolazione piena, ma è una forma di pace. Per questo, più che colpa, io vedo umanità. La vita ci chiede di essere in tanti luoghi e in tanti ruoli, e non sempre possiamo essere dove il cuore vorrebbe. Ma questo non toglie nulla all’amore dato e ricevuto.
Le tue parole sono un abbraccio che arriva lontano, e in qualche modo resta.
Molto toccante.
manciata di case su unica strada
ci si lavava in un lavamano,
fitta nebbia che Speranza dirada...
davi frescura ai giochi accaldati,
passi felpati su strade innevate:
acqua che scorre dentro acque gelate!
Ricchi eravamo anche senza aver niente
si divideva quel po' che si aveva:
cuor solidale di povera gente
un gran sorriso che ben si spendeva!
Or si sta bene: la strada è asfaltata,
la fibra arriva per la connessione,
fragili case or son restaurate:
progresso avanza con grande espansione!
Non siam più ingenui co' i visi puliti,
gli occhioni grandi che scoprono il mondo
e non ci sentiamo più "trogloditi":
giammai a nessuno mi sento secondo!
L'acqua ora scorre nei tubi di casa,
il gran camino è un lontano retaggio,
ma quelle fiabe, ne sono persuasa,
san risvegliare il mio cuore "selvaggio"!
Sonetto standard.
Crolla la stima che ho di questo mondo,
crolla il valore dato alle persone;
son generoso ed anzi son coglione,
mi sveglio solo, escluso e furibondo.
Pianeta verde, dolce, azzurro, tondo,
gente che vuole collaborazione,
ragionamenti in ogni decisione,
sogni d’amore, esistere giocondo…
Sogno non è Realtà, essa è tormenti,
inganni, guerre, dolori, miseria,
bombe nel culo, missili sui denti…
che sia deserto oppure sia Siberia,
città, foresta o nubi in mezzo ai venti,
soltanto l’odio l’uomo ha per materia.
20/03/2026
Il bianco del sale
(NA NAN NNA NA NA NA NA NE NE NE NE NE NE NA N A NA)
Quando ero bambino, guardavo nel vuoto, cercando una mano
e vedevo mio padre e vedevo mia madre ed allora correvo
ma già un po’ più grande, spesso mi domandavo, perché io rido?
mentre i loro occhi, sono persi nel tempo, senza un motivo.
Poi arrivava l’estate, i colori e la vita, riprendevo il cammino
c’era il mare ed il sole, una corsa da fare a “chi arriva per primo”
i bastoni e le ruote, le carte e le giostre, i gelati sullo stecchino
Ma il tempo è passato, ora cosa rimane, un vuoto, un male
e ricordo mio padre e ricordo mia madre, il bianco del sale.
Poi riprende la scuola, le matite, le penne, la suora
un bicchiere di coca cola e cantare a squarciagola
e diventare più grande, ogni volta a settembre
e capire che tutto non è come sembra
un sorriso nasconde una delusione
una valigia va via e si chiude il portone.
Non hai una risposta, ti sembra un inganno
La testa non pensa più e ti giochi un anno
Poi arriva l’amore, ma tu non ci cadi dentro
e commetti lo sbaglio, di non crederci in fondo
Quando ero bambino avevo un’amica all’asilo
un giorno tornando dal servizio militare
mi dissero ascolta, adesso è laggiù, in fondo al mare
quando avevo 6 anni, la volevo sposare.
Ma il tempo è passato, ora cosa rimane, un vuoto, un male
e ricordo mio padre e ricordo mia madre, il bianco del sale.
Corro lungo il perimetro dei ricordi per afferrare qualcosa di te,
la tua pelle mi parlava senza il tuo consenso
vecchie e bambine contemporaneamente
con lo stesso dolore a stringere la gola
tu ed io.
Ma quanto eri vera tu in quel vicolo cieco…
non come me ora
spinta senza sosta in un perfido percorso lustrato a festa,
in un frastuono assillante
che riesce a confondermi,
mentre annaspo disperata per riuscire finalmente a comprenderti.
ecco un altro incidente stradale,
una manovra fatta male,
che è risultata ahimè fatale.
Sul quotidiano una fotografia,
è un ragazzo che non so chi sia,
la sua auto accartocciata,
la sua vita è purtroppo terminata.
Leggo che lascia moglie e figlia,
e nello sconforto la sua famiglia,
al vaglio dei sempreverdi inquirenti,
la sequenza dei tragici accadimenti.
Mentre scrivo affranto questa mia,
un parroco prepara la triste omelia,
intanto va avanti questa mattanza,
istantanee di sorridenti passeggeri a oltranza.









