Terzine a rime incatenate di endecasillabi canonici.
Ritorna l’otto marzo anche quest’anno
la scusa per smerciare due mimose
sapendo che però non basteranno
per dire che van meglio un po’ le cose,
che i generi abbian fatto pari e patta
e non ci siano storie più oltraggiose,
femminicidi, carne sotto tratta,
lavori per i quali c’è gabella
e passi indietro spinti da coatta,
quel Giorgio Primo della Garbatella
anche se mentre al folle si fa prona
bene le sta che lui la chiami “Ah Bella!”
ma che si dica “la” male le suona,
per poter dominare “Presidente”
epiteto pretende o ci bastona;
d’essere donna non le frega niente
tanto da rinnegare ogni promessa
ed al suo ruolo maschio esser coerente.
La femmina apparir deve dimessa,
del posto suo nel mondo rispettosa,
al maschio subalterna e sottomessa…
godendo d’un rametto di mimosa
dovrebbe oggi sentirsi festeggiata?
Ma quando non si mostri schiava sposa
da quanti si vedrà mai rispettata?
Nemmeno dal marito, troppo spesso
la cosa per cui forse l’ha sposata
è avere serva e farci gratis sesso,
tenere ben pulita la sua casa,
la camera, cucina e pure il cesso.
Altro che le missioni per la NASA,
altro che guardar stelle al cannocchiale…
qualsiasi brama presto va dissuasa,
non sogni d’esser nulla di speciale
se non di diventar la principessa
d’un sire, d’un monarca o d’un maiale.
Intanto dai fiorai ci sarà ressa.
ioffa, 08/03/2026
OSSERVARE IL CORPO DEL NEMICO AL PELO D'ACQUA DEL FIUME
“Essere te vorrei per un istante
per immergermi nella tua malia,
nell’infinito tuo inebriante,
poi provare a tradurlo in poësia.” (1)
Così scrissi da arcano commediante
affetto ancor da un’avida empatia
sin da che ti conobbi, trepidante
pur tu di posseder l’anima mia.
“…s’io m’intuassi come tu t’inmii.”, (2)
del Ghibellin fuggiasco neologismi (3)
celestiali, che dir più non sentii,
or rammento in reciproci esorcismi,
narrati antichi incontri e tristi addii
dissacrando di noi pagani crismi,
così che anch’io m’intùo e tu t’inmìi.
(1) Dal mio “Immergermi in questa tua malia” (Club Poetico, 30.01.25)
(2) Paradiso, Canto IX, verso 81, che renderei con ”Se io m’immedesimassi in te come tu t’immedesimi in me”.
(3) “Ghibellin fuggiasco” è l’appellativo che a Dante diede Ugo Foscolo nel carme “Dei Sepolcri” (1807).
stimola emozioni profonde
nel silenzio misterioso
d’un rosso tramonto,
fa percepire la magia
della natura, mentre,
vibrazioni sviluppano note
a colmare lo spazio infinito
dove l’intento d’un pensiero
muove in un soffio,
per poi scomparire nel nulla.
Sonetto, endecasillabi canonici in rime ABBA ABBA CDC DCD.
Oscillo quasi quanto la parete
che stanza mia separa da cucina;
se l’ago d’un sismografo a bobina
saltare come un pazzo lo vedete…
il cuore mio sussulti ne ripete
con un sommesso stress questa mattina…
un’altra apocalisse s’avvicina
e non ricordo più cosa sia quiete.
Motivo di tante urla spesso quello:
la nuova insostenibile bolletta,
tensione che si taglia col coltello,
e voglion sia pagata pure in fretta
ma in casa vuoto giace ogni borsello…
che possa bruciar Enel maledetta.
06/03/2026
fioriscono non solo mimose
ma anche sogni e carezze
affiancate a violette
e rose di passione
Come in uno abbraccio
di un sole all'imbrunire
il profumo della mimose
rievoca memoria
di sguardi timorosi
dove ogni fiore
è una voce
Donne come orchidee
germogliano in terre inesplorate
sfidando tempeste
nel nome loro
perché ogni donna
è un sentiero di vita
imprigionato
in un profondo
desiderio d'amore
Finalmente senza clamore
si distende un’onda
tutto respira
in questa luce discreta
ed io pure
mentre scendo i gradini ...1...2...3…
Semplice come una sciarada
che sempre
per un soffio
mi sfugge.
Ci sono,
appoggiata su me stessa
nel mare.
AMICO GATTO...
E‘ notte… il gatto sonnecchia rannicchiato nell’angolo buio
Si stende come soffice armonica
Brilla l’iride addestrato come luce sanguigna
Sa che ci aspetta l’inferno ma lui non è umano
E scodinzola la testa e sorride come un davanzale sull’aurora
E si contorce per una carezza
E come eco quieta cresce nella stanza
Un barlume una coda un cantico consacrato
Si scioglie in lucido vanto
Come a dire vedi io non ho pianto
Non ho nessun rimpianto…
Ho già sepolto la malasorte
E non mi tocca nessuna morte
Terzine di ottonari a rime incatenate aba bcb cdc d.
Quanto inutile sei, Marzo,
con il tuo piombarmi addosso
promettendo presto sfarzo
di cui essere commosso:
una nuova Primavera
di cui siamo già a ridosso…
La risposta mia sincera?
Troppo grigio invade il cuore
mentre vivo lunga sera
senza Luna o altro chiarore
05/03/2026
Donna …
quando appari
il pensiero riprende fiato
e il desiderio si alza,
tenuto al mondo da un filo.
Nell’attrazione non c’è scandalo,
solo silenzio.
Le parole mancate
lasciano luce sulle pareti.
I tuoi gesti, misurati,
insegnano allo sguardo
come restare.
Ti spoglia l’immaginazione
con la pazienza dell’inverno.
Dalla tua presenza non mi difendo.
Sai - tu sai
e questo basta.
Non si è morti
finché si attende un mattino
che abbia il tuo verso.
Il mare inchiostrato da onde increspate
rimbalzi di luce colorano i pensieri,
palpita il cuore ai bordi del cielo
riflette la mente sui colori del tempo
l’eco lontano di guerre crudeli
proiettano luci spettrali nel mondo,
scintille di luce ai confini del male
riflettono barbari barbagli di morte
accecati dalla luce sporca del potere
tenui bagliori tingono l’orizzonte,
riflessi dorati nel tramonto ambrato
nell’attesa di un’alba di luce ramata.







