Tagliano le note della notte
incidendo il vinile dei miei perché
sono la puntina che suona se stesso
ho tatuaggi stonati al mio interno
percuoto la pelle tirata è secca <non rimbomba>
salto nelle pozze del mattino
si propagano variazioni di me in vibrazioni di voi
colpisco l'aria solida con soffi corti mi-fa-do-lore
apro le braccia accordo la schiena per la fine del suono
giro in 33 giri seguendo quel solco
tutto qui è musica il dolore è l'artista nella strada
io solo la puntina scordata.
di dieci esistenze intrecciate,
od odiarti in un solo battito
capace di piegare il tempo.
Eppure amo ciò che vive nell’ombra,
il silenzio che vibra come un pianeta lontano,
il profumo della pelle
che disegna mappe segrete,
i sentieri del desiderio
che non conoscono confini.
Eppure cammino in foreste che non esistono,
tra spiagge senza memoria,
raccogliendo emozioni consumate
come reliquie cadute
in stagni di felicità antiche
e nostalgie appena nate.
E ancora mi sorprende l’amore,
quando apre il cielo come una ferita di luce
e lascia scorrere
il sangue giovane dell’eterno.
Sonetto in endecasillabi a maiore di ritmo giambico (nel senso che li ho accentati in 3ª, 6ª e 10ª, forse sarebbe più corretto chiamarli “endecasillabi a maiore di terza” ma “giambici” suona più simpatico), rime ABBA ABBA CDC DCD con le B sdrucciole.
Le mie scelte m’han fatto tutt’intorno
quella che vien chiamata rasa tabula;
non vorrei si pensasse che son rabula¹
nel narrare che sono disadorno²:
son cosciente di non valere un corno,
la mia vita non è da bella fabula³
con il cuore che in petto mogio stabula⁴,
perde colpi attendendo fine giorno…
Mi ritengo sia marcio sia tarlato
ma non so quale sia quel cassonetto
per la mia consistenza più indicato.
Non so dove gettarmi, sì, l’ammetto;
forse perso in un campo abbandonato
o tirando sciacquone al gabinetto.
¹: avvocato da strapazzo;
²: non ho mezzi;
³: favola;
⁴: stalla, resta in un recinto.
02/04/2026
E cercami tra la folla di pensieri
Di ieri, di oggi, di domani,
i sani sono altri, queste mani
che scrivono male, sinceri
slanci verso ciò che sarà
ma la libertà divide i mari
da ogni cielo, con una metà
sul lato della speranza
e l’altra su quello della tristezza.
E ho immaginato una carezza
Al sapore di more, un amore
In fasce, un dolore che non spezza
Ma unisce, strisce di colore
Sulle pareti dell’aorta e una scorta
Di luci per la notte ingrata,
e ogni rata del fato che riporta
ancora alla data di partenza.
Spengo ogni lume nella stanza
E tengo le tue labbra in evidenza.
Ed ascolto la tua voce in loop,
ancora mi scandisci a tempo
di rock, con un violino pop
in sottofondo. E quel lampo
che buca la memoria è l’esempio
di come il cuore resti il tempio
dell’accordo e del contrasto
divisi solo da ogni verso
sordo alla purezza e dal tasto
di reset alla danza dell’universo.
Capovolti i barconi in mare
sconvolti gli umani sulla terra
coinvolti da esseri disumani,
disperate mani sui volti
travolti dai sospiri di un mandorlo in fiore
rivolti con lo sguardo su magici sentieri
avvolti dal volo di un avvoltoio assonnato,
su volti stravolti germogliano sorrisi
voltiamo zolle di terra in giardino,
disinvolti lupi percorrono boschi,
un involtino annuncia primavera,
beffardi volti, ritratti del tempo.
ascoltando
quel languore salire
e scatenare mille effluvi
dal ventre
fino al centro del cuore.
Brividi
ineguagliabili
scorrono sotto pelle
scuotendone
ogni centimetro del corpo
per insinuarsi
lungo la schiena
ed esplodere
nel più profondo dell’anima.
Sciolta ogni insicurezza
trovano spazio dolci fantasie
accompagnate da un’enfasi sognante
a trasportare all’unisono
due menti, due cuori, due corpi
nell’alcova dell’amore.
Due ottave toscane di endecasillabi canonici a maiore, lo schema delle rime è ABABABCC DEDEDEFF.
Triste l’effetto di memorie corte:
lo stato d’Israele si fa figo
d’aver legalizzato, beffa¹ sorte,
nuovo feral livello di castigo:
per una razza la condanna a morte!
Primo ministro, guardi in fondo al frigo,
di Adolf Hitler prenda il vecchio incarto:
lo fece prima lui quel vile parto!
Credeva Beniamino di passare
per un tipetto alquanto originale,
in conseguenza del suo ignorare
la storia d’un suo pari criminale,
ma libri che poteva anche studiare
gli mostran che s’è fatto i conti male:
la storia vi ricordo e vi dimostro
che Knesset² non è il primo grande mostro
¹: beffarda;
²: la Knesset è il Parlamento israeliano; il 30 marzo ha introdotto la Pena di Morte per i “Terroristi Palestinesi” (e di fatto per lo stato israeliano i Palestinesi che non accettano di essere cancellati dalla faccia della Terra sono terroristi).
ioffa, 01/04/2026
una mattina
le strade
dicevano la fine dei giochi
qualcuno affannato spiegava
altri in disparte guardavano punti distanti
rimasugli
forse di male
forse di bene
abbandonati in fretta
non piu sfondo
non più rima
non più fumo negli occhi
rumori di movimenti scombinati
nell'aria stantia
andare via…
andare via…
Sonetto classico.
Andate avanti pure nello sfascio,
ci perderete; sono cazzi vostri.
la vostra adorazione verso il fascio
ridesterà quei mai svaniti mostri.
Io sono vecchio, ormai tra poco lascio,
che piangerete è inutile dimostri.
Le immagini le guardo e mi ci accascio,
ho terminato ormai tutti gli inchiostri.
Voi state pure fieri ad osannare
come un novello dio disceso in terra
chi gode nell'urlare e minacciare
tanto poi giocherà facendo guerra
nel ruolo d'un sicuro comandare…
tanto non vanno i suoi¹ lì sotto terra².
¹: suoi figli;
²: nelle tombe.
28/03/2026
La poesia è un ospite ribelle:
non siede mai al posto che le avevamo assegnato.
La attendi alla porta e non bussa,
poi ti sorprende tra le righe di una sera qualunque,
scuotendo ciò che credevi immobile.
Ma non sono le parole a fare il miracolo,
perché le parole, da sole, sono gusci vuoti.
La vera sostanza abita in ciò che sentiamo,
nella geometria segreta dei nostri pensieri.
C’è una grazia rara nel trovarsi in equilibrio,
un centro difficile da mantenere, eppure vitale.
Perché è in quella quiete che tutto si chiarisce:
non possiamo offrire al mondo nulla di diverso
da ciò che, nel profondo, siamo già.
dolce da ritornare,
incerto da perdonare.
È stato il tramonto
della neve fresca,
sospesa ancora
sulle labbra ansiose.
Mentre l'abbraccio
chiudeva le paure,
le bocche nutrivano
l'assalto dei cuori;
nessuna difesa,
solo carne cercata
tra le mani.
E noi, stupiti del giorno,
pronti a raccontarlo
all'alba che resiste
al desiderio di farsi notte.
Strofa esastica di endecasillabi a maiore rimati in schema ABABCC, sostanzialmente la base di un serventese ritornellato.
Necessario scordarsi poi dei morti
altrimenti ti tolgono la vita
con pensieri che inutili e contorti
ti distruggon finché non è finita,
t’impediscon d’andar sereno avanti
apprezzando i tuoi giorni ancor restanti.
28/03/2026





