Sia convocato l'Uomo in seconda serata.
Strimpelli la processione macabra come una parata.
Imenotteri imitano ditteri.
Il Male è normale, il Male è buffo
Una bustina di pubblicità per il reflusso
Catene di montaggio, lacrime di giugno
Si spegne la mano
in cui la lucciola finge di soffocare
in un pugno.
Il pugno serra un cero. Un mozzicone d'antenna.
Un'orchidea che mastica
il mestiere di lamentarsi.
Sul trono del cesso il santo storce lo stampo.
Il Bene rateizza. Il Bene arriva a strappo.
Busta in carta pecora. Foglio protetto.
Una decima. Un dito schiacciato.
Una goccia senza specchio.
La TV ronza ameba.
Lo sportello incarta la cornea.
Il poetucolo in diretta si strappa il cerone.
Le mosche sciamano col bavaglio d'argento.
Ogni dogma scade.
Ogni conto arriva.
La lucciola invece fa la furba, fa la trita.
Regge la finzione. Conta le dita.
Gonfia il sacco. Incide col corpo la lista.
Il pugno chiude catacombe e scoli.
Chiude pozze e sarcasmi.
Escono i fantasmi, escono i fantasmi.
Lei moltiplica gli spasmi.
L'Uomo in seconda serata declama:
«Ingoiai lo specchio.
Ora la faccia mi sfama.
Mi mangio.
Che rima?
Che trama?»
Poi tace.
Non il silenzio.
Un prodotto con scadenza fasulla: TMC.
Mi gela il sangue:
gusto ciliegia.
