È un passo leggero che non calpesta,
ma accarezza il senso delle cose.
Non ha bisogno di gridare il suo nome:
le basta essere l’acqua che trova la via,
anche nel fitto di un sentiero d'ombra.
È la pazienza del grano che matura,
una sapienza antica che non si impara
ma si respira tra le dita e il petto.
Accoglie il giorno come si accoglie un ospite,
aprendo le finestre alla corrente del possibile.
In lei ...ogni fine è un inizio sottile,
un cerchio che si chiude per riaprirsi altrove.
È la quiete dopo il rumore del mondo,
quel punto fermo dove il cuore, finalmente,
smette di tremare e impara a riposare.
QUESTA VOGLIA DI TACERE
DI LASCIARE TUTTO COSI'
NON C'E' NIENTE DA CAMBIARE
TUTTO RESTA COSI'
E PURE SAPENDO COSA FARE
PREFERISCO RESTARE
A VEDERE ANDARE VIA
PIANO PIANO OGNI RICORDO
DEL TEMPO CHE FU
( NASO-MESSIRNA) 23-03-2026
Sonetto di endecasillabi a minore di settima in quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate.
Venne la noia ad uccidermi il cuore,
sistole e diastole in passi confusi,
tristi emozioni e sorrisi preclusi,
scappò la gioia e intervenne il dolore…
Servirà forse che venga un dottore
e che mi prenda a ceffoni sui musi
mentre lo aspetto con gli occhi già chiusi
senza destarmi dal freddo rigore?
È forse questa la cosa famosa
ch’han battezzata Madame Depressione?
La mente vaga distratta e altezzosa
senza prestare nessuna attenzione
a novità che poss’esser giocosa
o almeno offrire un po’ di distrazione.
19/03/2026
Sonetto di endecasillabi a maiore in quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate.
Io rimuovo le croste del passato
e ogni taglio riprende a sanguinare;
do il comando, riprovo a formattare
ma è il supporto che pare sia bacato.
Tutto il bello l’ho già dimenticato
ma era poco, due gocce in mezzo al mare,
mare pieno d’orrori da scordare
ma dai quali son più perseguitato.
Possa Alzheimer donarmi un dolce velo
senza farmi pensare alle domande
che son senza risposte e danno gelo
mentre la sensazione già s’espande
che mentre acqua precipita dal cielo
sia ben altro a bagnarmi le mutande.
19/03/2026
nelle sere senza voce.
Il freddo incise sui vetri
trame sottili, come memorie
che l’inverno protegge nel suo palmo.
L’aria odorava di neve lontana
e le ombre si allungavano lente
sui muri addormentati.
Gennaio avanzò sui campi,
con il suo passo severo.
Sotto la crosta del ghiaccio
la terra taceva, raccolta,
come un cuore che trattiene il battito.
E non era morte, quel silenzio,
ma un’attesa profonda
che nessun vento osava disturbare.
Febbraio depose brina
sui rami nudi,
una luce stanca che sfiorava
le cose senza svegliarle.
Ogni forma restava immobile,
sospesa tra ombra e chiarore,
come se il mondo trattenesse il fiato
prima di un antico rito.
Poi venne marzo,
con un vento sottile e inquieto.
Si ruppe l’ultimo gelo
e nei solchi umidi dei campi
qualcosa tremò piano,
un fremito lieve come un segreto.
Forse era soltanto il soffio
della primavera che tornava,
chinandosi a baciare la sua terra
come un’amante ritrovata.
Gente tra i banchi par incantata,
L'omelia riecheggia in un silenzio religioso,
L'organo lo interrompe in modo armonioso.
Dal coro sale la canzone domenicale,
Che si ode dall'altare fin anche sulle scale.
Poi tra le parole cuore amore e Signore,
È un inno ininterrotto a Cristo redentore.
Il parroco alza il calice al cielo,
Su si esso cade un misterioso velo,
Nella sua predica passa dalla morte alla vita,
Il tutto avviene in uno scocchiar di dita.
Lazzaro è il protagonista della giornata,
La sua storia è di frequente nominata,
Lui che resuscitò per divina sorte,
Messaggiando che non tutto finisce con la morte.
L'aria si fa leggera, quasi fragile,
mentre il sole d'equinozio ridisegna i contorni
di un mondo che non sa più guardare in alto.
Sulle dita dei rami premono le gemme,
piccoli pugni chiusi pronti a farsi carezza,
e le rondini tornano a solcare l'azzurro
cucendo insieme pezzi di cielo lontano.
Tutto è pronto per la festa della luce,
per l'armonia sottile del colore
che torna a reclamare il suo spazio tra l'erba.
Eppure, nell'ombra che i rami non proiettano,
vibra un suono che non appartiene al bosco:
il rumore sordo di ciò che l'uomo spezza.
Sarebbe un incanto perfetto, questo giorno,
se il respiro della terra non si scontrasse
con il fumo denso di orizzonti feriti.
Ma la farfalla non trema, prosegue il suo volo,
ostinata nel dirci che la vita, nonostante noi,
ha ancora il coraggio di chiamarsi rinascita.
Terzine di endecasillabi canonici (a maiore) a rime incatenate ABA BCB CDC DEDE.
Pian piano sto imparando a scriver meglio;
non dico fare valide poesie,
ma almeno un ritmo affabile, anche sveglio
che non ispiri sol catalessie
ma risatine oppure un’emozione
che parta da faccende molto mie
cercando nell’umano un’espansione,
con altri affinità, qualche empatia
che pur senza donarmi dimensione
di sommo vate in cattedra, amnesia
non lasci come l’unico retaggio
d’un’esistenza semplice, la mia,
per sbaglio in questa terra di passaggio.
19/03/2026
Sonetto standard. No, nessun compromesso: tutti endecasillabi canonici, rime perfette incrociate nelle quartine e alternate nelle terzine.
Saremo già al “silenzio elettorale”?
Ma tanto non lo dico cosa voto,
che sono antifascista a tutti è noto
e tra gli onesti sto, non criminale.
È un referendum che fa proprio male
come una bastonata sullo scroto
di chi a massoni e mafia non devoto
non vuole uccider costituzionale
bilanciamento saggio dei poteri
studiato per più anni dai più esperti
patrioti che non erano leggeri
ma con ragionamenti ben sofferti
ci regalaron quel futuro, ieri,
sul quale oggi ci servono occhi aperti.
19/03/2026
eppure succede…
riconosci occhiaie cosi nette e violente ,
la nausea che a tratti arriva
e lo sforzo feroce per rimanere qui
Eppure succede…
uno squarcio aggancia un’anima a un’altra
le sospende in un punto preciso
permette qualcosa che non sai dire
e che sostieni per poco
perché tanta bellezza fa paura.






