nei cespugli del cuore
vive di una quiete prepotente
che prende l'universo dal vento
delle siepi che le sovrasta
erbe malvage crescono
facendo radici profonde
complottano non perdono tempo
è così che devono fare
assumono reazioni
senza peli, sulla lingua
si va sempre svuotando
e tu con essa
polvere.
Amico,
che con me condividendo
questo destino che gorgoglia:
strozzato il rivo
tra le pietre del pianto.
Piangi pure e scrivi
che di lacrime mute
il mondo è spento:
noia e altro mai nulla...
Ed è la pioggia poca
che germoglia.
La nuvoletta lenta nel cielo
che adombra;
...riarso il cielo illumina
l'umanità ed il suo sepolcro.
Lungo il percorso dell’anima mia
le mille emozioni prendo per mano
e là le conduco per poi adagiarle
su letto disfatto dai sogni nascosti.
Così, riposate e fragili forme,
saran frazionate in attimi puri
che bevono linfa d’estrema fonte
e opere, infin, di cemento saranno.
E le guardo, le odoro, le ascolto
nel breve tragitto del loro ritorno
al giungere sparse sulla mia pelle
e quindi nel cielo esplodere, tutte!
*
Stesura 2010
di dolore
Anzi sì altro ma dolore:
Guerra e fame
ma per la stupidità
Della gente.
Quando cammineremo
Allora varrà quel fucile
che abbiamo infranto
Da quel manto
Dato al nostro pargoletto
dei candelabri son li' a presenziare,
un Cristo in fondo sguardo chino,
dal suo alto osserva l'implacabil destino.
La funzione va avanti senza esitazione,
senza alcun segno di commozione,
colui che giace intra legno supino,
era anziano senza figli e poverino.
Ci si alza e ci si siede a ripetizione,
ancora ignoro la cattolica successione,
poi alla fine giunge la celebrazione,
l' impresa funebre si avvicina con discrezione.
Così finisce la vita terrena di ognuno,
spinti su una navata da un ignoto qualcuno,
fuori c' è una fuoriserie che gia' lo aspetta,
al Campo Santo lo accompagnerà senza fretta.
Sto a cercare nell' acqua il tuo volto danzare, con la voce persa nel vuoto
di tempo
sulla scìa
di un aereo
per tornare
chissà…
un giorno.
E lascio
gocce di Mare
sulla via
del tramonto.
E lascio
farfalle di neve
a sciogliersi
in silenzio.
E lascio, dieci
cento, mille
e mille mila passi…
sui deserti
di una vita.
Spesso la parte concupiscibile di noi stessi ci porta a scegliere una beatitudine in apparenza luminosa, ma che poi si rivela una semplice allucinazione che non proietta nessuna luce propria. Dopo un periodo di falso giovamento ci si rende conto che stando nudi si incomincia ad avere freddo. Dunque dalla caverna tenebrosa costituita da miraggi luminosi apparenti veniamo liberati dalle catene che ci tenevano prigionieri e usciamo fuori da ciò che ci ha tenuto lontano dalla ragione per rivedere la luce e la realtà.
Dal tunnel nero scavato nella roccia
la corteccia si è schiusa
e ho ritrovato il lume dare ardore.
Ho rivisto il mio universo risplendere,
in seguito al viaggio nella caverna
portatrice di miraggi passeggeri,
e ho rivisto il sole.
Scendi dal nostro letto
silenziosamente
sei uno spazio di luce infinita
la notte non è scura
ci sono sempre due mani che si cercano
l’alba apre gli occhi
vedo me stesso dentro te
gli eterni giri del tempo
non consumano la parole promesse
alfa e omega si intrecciano
il nostro cammino continua
andremo oltre le colonne dell’esistente
sole e luna sono due astri lontani ormai
la celeste aurora ci avvolge
insieme brilliamo di luce infinita.
Specchio, rifletti occhi
che sono profondità
di notti senza luna,
e ritorni di echi
soffusi.
Rughe leggere attraversano
la fronte, come sentieri
lineari e incerti.
E la bocca carnosa,
con velato rossore
di porpora, giace
socchiusa tra un inizio
di sorriso quasi antico.
Riflesso di volto,
che un tempo era fresco
e quasi ingenuo,
ora, sembra spento
su un amara realtà,
e ritrova tutte le incertezze
e le paure, di un lento
morire come foglie d'autunno.
Si muovono in branchi
Ologrammi al falò
Io vesto pastello
Mi trapassa l’estate
Il mio dandy ubriaco si trascina
spaventoso
Cucio vento alle suole
Scaglie di luce,
presente a singhiozzo,
attraversano l’intorno
Il cielo cadrà!
È l’ora di andar di notte.
sulla spiaggia avanza sol soletto,
vende indumenti di ogni dimensione,
appar indifferente al solleone.
Sul bagnasciuga spinge le lenti ruote,
ad ogni issata un salvagente scuote,
lascia sulla battigia la sua scia,
come a non voler dimenticar la via.
Tanta e troppa mi sembra la sua mercanzia,
Per venderla tutta dovrebbe arrivar in Albania,
ma lo stock a budget è una sua decisione,
magari riuscira' a venderlo in una stagione.
Sta di fatto che ora è fermo davanti al lido,
che qualcun si avvicini non ci confido,
passan cinque minuti e continua il suo cammino,
senza essersi alleggerito neanche un pochino.
Perimetri vigilati
sorvegliano zombi.
Senza idee ciondolano
fissando il vuoto
in attesa del miracolo
che cambi la loro vita.
Non sanno pregare
Dio non lo conoscono
non l'hanno mai visto
forse mai lo vedranno.
Intanto aspettano,
smanettando il cellulare
in cerca di qualcuna/o
che gliela faccia vedere.
Cosa? potreste chiedere
lo sapete di sicuro voi
che cercate in rete,
dimenticando un particolare,
un'inezia, moglie e figli
eppure andate al pascolo
in cerca di erba fresca
mentre altri fottono a casa vostra.
Rinunciate all'assistenzialismo
non siete invalidi, lavorate
dedicatevi a qualcosa, spazzate strade,
raccogliete il marcio dalle vie
prima che vi sommerga il tanfo e l'incuria.
Alzate gli occhi al cielo e
osservate le stelle, brillano per tutti.
Ritrovate il gusto di vivere,
condividere e dialogare
fuori dal recinto sorvegliato,
riconquistate la vostra identità.









