La luna mi sorveglia anche stanotte
non si stanca di farmi compagnia,
talvolta si nasconde ma so che mi spia.
Tra coltri di nubi fa finta di riposare
e intanto sorveglia se io possa scordare
quel dolore che mi ha trafitto il cuore.
Non riesco proprio a dimenticare
chi mi ha insegnato che l'amore è tutto,
e senza, ogni giorno è più brutto.
Come in una gelata di primo inverno
cerco calore, cerco l' inferno
per sentire quel contatto sul cuore
dopo aver fatto l'amore per ore ed ore
scambiando dolcemente, piano piano
quasi con pudore, un sussurrato ti amo.
Ma sei andato via, seguendo gli alisei
cosi lontano, un po' prima delle sei
e non so, se possa giungerti un richiamo,
sto urlando al mondo il mio ti amo.
Un giorno lancerò una corda alla luna,
mi aggrapperò per raggiungerti e lassù
in una stella dell'universo ci sarai tu
adagiato ad aspettare, pronto a perdonare
se tra le braccia di un altro ho cercato te.
Invece no, invece no, non era amore,
solo inganno e bugia, frutto di fantasia.
Mai, non succederà mai anima mia,
sarà l'ultima notte di luna calante a salvarmi
rivestendo d'azzurro un nuovo mattino
mentre una lacrima bagnerà il tuo cuscino.
Nei tuoi occhi vedo mille stelle,
ogni volta che facciamo l’amore,
per questo ad ogni giorno che passa,
la mia paura di perderti, paura di restare
senza poterti sfiorare le labbra, create apposta
per accorgermi di te!!
Esattamente nel momento preciso,
che ci siamo incrociati
gli sguardi, per magica coincidenza
o per volontà del cielo ci siamo
ritrovati in un mondo di meraviglie,
non ho avuto il tempo di ringraziarti
ritrovandoci innamorati,
fantastica complicazione, dolce e complicata
corrispondenza fra le labbra,
felici da impazzire di felicità
destinate a vivere in un unico posto
nel tuo cuore, il più sensibile!!
L’amore è un bacio d’alba
consumato nei tuoi occhi,
una nevicata d’anima
nelle tasche dei silenzi miei,
un capoverso d’universo
regalato al nostro tempo.
Mai ferirò questo aspettarti invano,
questo dialogo con un battito vuoto,
perché l’amore s’ama
come la carezza dei tuoi sguardi,
come una mareggiata di noi
scordata dal testo degli inverni,
perché l’amore è sangue del mio pensiero,
labbra del tuo abbraccio di luna.
Elisabetta se n'è andata,
l'Inghilterra di lei è rimasta orfana,
la sua figura è ormai diafana.
Riaffiorano i suoi abiti color pastello,
mentre elegante esce dal suo castello,
indossa come sempre il suo cappello,
cingendole il capo le sta a pennello.
La sua compostezza era risaputa,
da tutti i sudditi riconosciuta,
supina dal suo popolo si separa,
una bandiera avvolge la sua bara.
Un cambio sul trono quindi ci attende,
quest'idea però non tanto mi prende,
Re Carlo si accinge a sostituirla,
anche se ha una faccia da pirla.
Ho riassunto silenzi
in un bozzolo di rugiada
ed una me crepuscolare
m’invita ad un concerto di pensieri
come spartito d’esistenza
inciso sul petto di una rosa.
La luna sposta il suo orizzonte
sul vestito dei miei dubbi,
mi regala stagioni mai indossate,
furti di solitudine ed echi di te
e sulle labbra mille ricordi
a raccontar della mia me.
Un bambino solitario che vive nel mio cuore
Che si sveglia col soffiare del motore
Quando parte un aereo
È così bello volare, piccolo pilota
E vedere te pensarti come parte del cielo
Posarti a scrutare i paesaggi
Con una gravità appesa a un filo
Come un Icaro con occhi sognanti
Che perde il senso di quota
Sentire i nostri corpi pesanti
Liberarsi nei sentieri dove corrono gli uccelli
Non distinguere le nuvole dal mare
Vola, fratellino, e perditi nel mondo!
Finché non cadrai continua a volare!
bambini lasciano d'emozione una scia,
la mano stringono alcuni papà,
sembran camminare con le loro metà.
Passa la maestra con fare normale,
questo per lei non è un giorno speciale,
entra senza aspettare la campana,
con l'inceder calmo di una befana.
Fuori si attende l'apertura dei cancelli,
una mamma alla figlia aggiusta i capelli,
qualcuno scatta qualche foto di rito,
nell'album dei ricordi il momento e' gia' scolpito.
Scalpitano sull'uscio tutti gli alunni,
fra un po' ci sarà la carica degli Unni,
l' anno scolastico è appena iniziato,
caro angelo a Dio ti ho raccomandato.
Non sarò più io
Il tempo non è reversibile
Un profumo una canzone
un attimo effimero
Il nostro inferno
Settembre
è un carillon di sguardi
in un silenzio di mille poesie
ed ora che anche il mio ieri
si cuce ad un dipinto crepuscolare,
assaggia i miei infiniti d’anima,
le sottrazioni del tuo ego,
il tempo del mio desiderio.
Settembre
matura sui nostri corpi
il cielo stellato dei nostri cuori
come equazioni di luce
fra i grappoli di un vigneto.
Stringi ancora le mie mani
ora che son come foglia
ad elidere l’universo acceso
delle mie stupide nostalgie.
Come distillato
scarta testa e coda
trattenendo il cuore
così nasce
il capolavoro vero.
Ché non è figlio di un pero
… di un però, ma
di un’esplosione di gusti.
Abbraccia tutti i sensi
conducendoli ai loro estremi
tra emozioni consistenti,
dirotte nutrici
di nuovi germogli.
Un fresco rilascio
che genera vita
figlia curiosa
di ottima vista.
Poi, senza fretta decanta
non si priva del meglio, affina
i generosi motivi
come, anche, il vino migliore
e di produttivi appigli
lascia pene per strada
a vagare nel vuoto
mentre leggera l'anima
diviene eterea.
Nonostante la pigrizia di questi ultimi anni,
indisturbati proseguiamo il nostro viaggio,
consumiamo lo stesso amore
eliminandone soltanto le punte spigolose
resta sempre il nostro posto migliore
dove trascorrere le notti, e ricaricarci delle energie
gentilmente si appollaiano,
risolvendo tutte le soluzioni sbriciolandole
con facilità!! Ma è un’amore appena percettibile
come una carezza, ma talmente delicato si fida
ciecamente di noi, è riuscito a farci vivere una storia
speciale, in una spiaggia lontana e calda baciata
dal mare, una spiaggia piena di cuscini e coperte
dal profumo confortevole, come un paradiso,
nelle primavere di maggio, un amore
che ha realmente cambiato la nostra esistenza
dal resto del mondo, un amore che di tanto in tanto
ci fa visita, come in un sogno, quando anche noi,
abbiamo voglia di parlare, attraversandoci il cuore!!
tenenne mente ‘na processione:
quanti apriesso ‘a ll’assequie ce vanno
pecchè se sentono ‘e ce ‘sta,
sentenne dispiacere pe’ chi
‘sta dinto ‘a cascia ‘e lignammo
facennese ll’uddimo viaggio,
primm’’e fernì sotto sette palmi,
‘e nu stanno facennese sul ‘na passiata?
Miezo ‘e primme filere, quasi sempe,
so’ lacrime ‘e afflizione genuine, pe’ carità!
Nun me permetto ‘e dicere ‘o cuntraio.
Ma quanto chiù areto vaje
te v’’a zumpà ’a ll’uocchio
ca chi ‘sta là ce ‘sta pe’ cumparì.
Ll’anema ‘e chillu poverello
‘o chella poverella, ‘e turno, nu sulo
‘sta ‘a s’arraggià, vedenne
chelle ca fuine ‘e carne soie
chiuse strinto e ‘o scuro, tiseche,tiseche,
m’adda sentì chilli quatto scriteriati
ca chiacchiereano d’’e cose lloro
e stanno là sul pe’ cumparenza.
I’ ‘o restarraggio ditto, primmo
‘e caccià ll’ultimo ciato,
ca ‘ncoppo ‘e manifesti
c’adda starrà scritto, grusso,
‘e parole ca seguono:
nu v’appresentate
sì ata fa torcere into ‘a panza
ll’anemella mia, pecchè, v’’o ggiuro,
ca venarrà ‘a notte abbecino ‘o lietto
e dispietto dopo dispietto
‘na mala nuttata vi farà passà.
Coniugherò desinenze di mare
nel vuoto acerbo del tuo eco
ed un violino d’alba e silenzio
giocherà con l’indirizzo dei tuoi battiti,
aspetterà punteggiatura d’anima
ad abitare i nostri meridiani.
Le chiavi di questo spento infinito
scivoleranno sulla poesia dei nostri cuori
ed il mestiere di abitare un sogno
ferirà un germinar di solitudine
come pioggia d’autunno
sfamata da uno sguardo in declino.
Sussurrerò i capitoli della nostra storia
ad un attimo senza casa
e tutt’intorno lacrimeranno
solo petali della nostra eternità.







