velato è. Leggendolo, mi domando
dove sei, sottilissima presenza
istante di un momento subito
Hai raccolto acqua piovana
Nel silenzio del cielo
la guardavi
mentre pensavi, nell'infinito
delle sere, indecifrabili
accese e spente nell'universo
che ha raccontato gemendo
in orme di nubi
nell'emisfero pensante
sempre cercando
Era tardi per vivere il tempo
che cerca il vento abbracciandolo stretto
Nelle parole vivono di ricordi
sofferenze e gioie
Scacciano i pensieri quotidiani
Nell'apparire stanchi,
incontrano sogni spensierati
dove le notti pensano a momenti
verso tramonti
che tutti gli anni sembravano uguali,
tra le tue mura mi aggiro spaesato,
stanza dopo stanza rimango senza fiato.
La cameretta dove mi son erudito,
vi raccolgo polvere se passo un dito,
la sala da pranzo un tempo affollata,
solo con foto in primo piano arredata.
Il tavolo che d'ogni leccornia veniva imbandito,
con mezza tovaglia ora viene riempito,
il frigo che d'ogni bene era gremito,
oggi s' apre senza generar appetito.
Ah se indietro si potesse tornare,
Pasque e Natali poter riassaporare,
non sembrerebbero più tutti uguali,
ma preziosi attimi da rendere immortali.
che va verso il mare
e ostacoli da superare
e seguire lungo il sentiero.
seduto guardo
attraverso il finestrino
osservo i passeggeri sconosciuti
salir con sguardo sincero
visi travagliati,
visi allegri, vedo riflessi.
Non abbiamo tempo
per dialogare e ammirare la bellezza
né per sostare,
sempre in fretta in questa vita.
Altri fermi fissano a lungo,
come persi nel vuoto
il treno della vita
prosegue giorno dopo giorno
era una piccola sosta
in una piccola stazione della vita.
Sorvolo remoti lembi
ignoti persino agli Dei
anfratti e pertugi
alla luce del sole
e scrivo.
Distraggo il tempo
che si diverta
e pretese più non avanzi
mentre in cadenzato passo avanzi
né lento, né veloce.
Presente e trascorso
passi e ripassi
fra le stelle si perda
nei ricordi, quelli
più belli
indelebili in marchio
sicché riempia l’aria
di forte emozione e debole
umidifichi.
È strano come il tempo
vinca ogni partita, anche
quante in perfetto svantaggio.
Io lo inganno
tento persino di fermarlo
proteso a carpire
ma è assurda poesia
… vana protesta.
sfidare le burrasche di mari oscuri
ormeggiati in un porto sicuro
ci siamo assopiti
un lungo sonno senza bruschi risvegli
eppure io vorrei
guardarti ancora
percepirti ancora
assaporarti ancora
sfiorarti ancora
sfidarti ancora
nutrirci ancora
stella dell'ufficio del Carmelo
sì a noi cristiani proprizia
sul nostro attuale sentiero
tu che dall'alto dei mondi
insieme al Santissimo Padre
di grazia il ciel inondi
della sua grazia... beata Madre
e l'abito del carmine che io porto
sicuro rifugio del penitente
sembra che avendolo scorgo
la natura migliore e splendente
grande Regina sovrana ogn'ora
sei la Vita per la Vita
gioia che conduce ancora
l'agnello al giardino beato
La causa dell'Angnello beato perora
bimbi e fiori di arancio
e per quelle che piangono
per consolarle
sgranavo il mio organo da chiesa
per la gente in lacrime
per coloro che non hanno nulla
per gli affamati
e Dio dall'alto dei mondi
divino infinito immortale
da lassù ci vuole cercare.
come il pericolo,
che se lo ammiri incorniciando con le dita gli occhi sembra un quadro che Natura ha dipinto.
Potrei farne un infuso e berlo,
ma se cadessi a terra
come un lenzuolo tremante
allora di te
non mi resterebbe nemmeno il ricordo.
Allora di me
non resterebbe nemmeno il desiderio
di poterti raggiungere.
cosa lasciar fuori sul giardino?
a breve passerà il lercio camioncino,
portando gli avanzi del mio cestino.
Ogni giorno a qualcosa è dedicato,
plastica ,vetro umido e indifferenziato,
non è facile tutto poter ricordare,
sul muro un appunto vado ad attaccare.
Certo che l'estetica grida vendetta,
la mia dolce metà vedo interdetta,
ma il rischio che si cada in errore,
la rimette in sesto con il suo umore.
Finalmente tutto ora è più chiaro,
il mattino di informazioni non sarà più avaro,
e mentre programmo il futuro con maestria,
odo il camion della nettezza a mani vuote andar via.
i temporali tuoneggiano
illuminano d'aspetto
la forma spessa e legano
il clima sereno
a quel felice contado
in cui menano
poesia e canti
in tanti
come cauterio ameno.
Vivo giornate effimere,
al limite della soppravivenza
come chi non ha e brama avere
catarsi
e ci pensa
infatti lascia alla forma il suo aspetto
e lancia lenza
nel profondo per cercare una forma ideale:
nel suo ideale è donna
e decenza.
Così questo noto
ammira la sua amata
è infatuarsi e chiedersi:
"cosa può cambiare?"
Scrivo ed accetto
sia giusto per essere
ma non toglietemi la profondità
altrimenti non avrei materia
con cui perforare questa amata
e sentirla infinita e mia:
come l'ostro,
che biancheggia le nubi notturne
di lampi che fanno apparire al cielo
forme poco note
ed è la mia donna simile
- sempre nuova -
un chiaror vespertino
che viene e va
appare e sparisce
d'un tratto
e mi lascia
e mi lascia
parlare al silenzio
ed amar qualcosa di altro:
senz'altro fuoco e Ginevra.
l'orizzonte
si nota una lontana linea invisibile all'occhio umano
io, schiava dell'abitudine e dei negativi pensieri
guardo l'infinito,
ripensando i percorsi del mio cammino.
Ci sono buchi oscuri davanti ai miei occhi
oscillano come mosche in estate in cerca di cibo
poi si fermano come aver trovato il nido ben fatto.
Un colpo di luce piacevolmente, arriva senza preavviso
entra senza bussare,
sa che può farlo in quell'istante
tu notte,
compagna dei miei viaggi,
in silenzio te ne stai
e nel tuo silenzio,
hai acceso la luce della vita.






