si trova proprio sotto il mio porticato,
per entrarvi si apre una basculante,
dentro non c'è nulla di entusiasmante.
Cianfrusaglie di ogni genere e dimensione,
negli anni han vi han trovato collocazione,
martelli e cacciaviti in industrial quantità,
forse neanche un'officina tanti ne ha.
Mi ci aggiro sempre con piacere,
cercando qualcosa che non so di sapere,
qui e li' l'occhio si trastulla adagio,
non provando proprio alcun disagio.
Poi sotto un lenzuolo ben coperta,
la mia vecchia moto la vista accerta,
un casco impolverato sul manubrio posato,
ad aspettar me che non l'ho più indossato!
Aspra e rocciosa
si staglia adesso questa riva
Le onde ormai infrante
come le premesse…Promesse
Come dire
- Il buongiorno si vede dal mattino! -
Mi baci e poi mi spegni,
nudo e dritto,
abbagliante di bianco e nero
Chi sei?
Rinnego il tuo nome e anche il tuo odore
L’amore è un topo alle caviglie
Le rosicchia fino a renderti instabile
Amerò l’indice dei tuoi silenzi,
la curva dei tuoi sensi,
l’inchiostro dei tuoi naufragi,
il petto dei tuoi sguardi.
Ai poli del dolore
più non bussa
il mio tramonto,
la solitudine dei pensieri
sporca il mio vuoto
ed ha i riflessi dell’autunno
questa cometa d’anima tua
appuntata sul cuor mio.
Spicciati a leggermi
in questo pianto di luna
immolato al destino,
ho fame dei tuoi sguardi
che m’abitano d’illusioni,
la cattedrale del mare
brucia i suoi ricordi,
incide i nostri nomi
su una lavagna di cielo
a respirar i nostri battiti.
la voce e non sentire niente
odissea su tempi che annegano
il mondo, facendolo in tanti pezzettini
rinnegando vecchissime storie
alcune inventate
dall'amore per la vita
dai sogni che si fanno
dai luoghi meravigliosi
sognati ed amati
apprezzati per come si presentano
in maniera casta, ove divulgano
vite ricchissime e poverissime
fra il mare e la sabbia
veramente un abisso
troppa differenza
Il tempo, che non per tutti è uguale, a volte, troppa differenza
E poso il cuor mio
su equinozi d’autunno,
su ellissi di luna
sfamate dal petto del silenzio.
Cenerò con apostrofi d’orizzonte,
l’anima s’ama di te
nel ritratto scaleno
del mio eterno divenire
e tu, addizione d’addio
inciso in curve di riverberi,
spoglia la pioggia dei miei sguardi
come acquerelli di Monet
e non c’è battito di parafrasi
sulle lavagne del tuo eco
e non c’è il graffio del tuo tempo
su questo esercizio di cielo.
L’anima s’ama di te
sui palcoscenici del pensiero.
giacca e cravatta e la lucida scarpina,
fresco di laurea e di rosee aspettative,
con il suo responsabile a ricever direttive.
Si muove pimpante con passo felpato,
a tratti pare leggermente imbarazzato,
offre sorrisi a destra e a manca,
di stringer la mano non si stanca.
A me si avvicina con fare suadente:
'Piacere sono un nuovo dipendente',
lo guardo negli occhi e gli vedo una luce,
per un attimo la mia figura mi si riproduce.
Il mio primo impiego mi riporta alla mente,
ero anch'io come lui allegro e sorridente,
intanto di acqua ne è passata sotto i ponti,
sorrido al tempo che neanche a lui fara' sconti.
Le matite della notte
rammendano i romanzi del cielo
ed un sipario di stelle
invita un chiaroscuro lunare
a cenar con l’orizzonte.
Una mareggiata di silenzi
apostrofa le strade solitarie,
carezze le finestre socchiuse
come il volto di una madre
bussando ad un bozzetto di pensieri
accovacciato su una nuda panchina.
Scorre soltanto il ritornello
di una vecchia fontana abbandonata
e questo sgangherato arco di pietra
sembra ormai piegato,
curvo di dolore sul pianto delle case.
S’ode soltanto il rantolo di una campana,
un battito di cuore stanco
seduto sui gradini della vita.
‘O iuorno
Dint’’o spécchio ‘e mare,
ca ‘fonn’’e scogli, addò,
‘ncoppo, sorge ‘a chiesa
d’’o ossercurso a Ischia,
vurria, chillu iuorno
ca se sarrà cunzumata
’a cannela d’’a vvita,
ca ‘e cennere meie
fosseno iettate. Senza
chiante e sciallaquà sciure. Sulo
‘na cosa addumanno, ‘a chi
chi m’’a vuluto bbene: ca vene là,
ogni tanto, pe’
‘na piscata e ‘na prearia.
Potenzialmente credo sia arrivato il mio turno,
sforzandoti nel mettere a fuoco la mia vita,
oggi tendi le braccia verso me vuoi stringermi
le mani, credo voglia verificare e scusarti
per questo salvataggio, arrivato così in ritardo,
sinceramente non ti ho mai sentita distante,
se ti guardo con gli occhi spalancati
è più che altro per lo stupore,
lo sapevo benissimo che la cosa più giusta,
che potevi fare per la mia vita,
era offrirmi un angolino del tuo cuore,
il mio vero paradiso, ti consegni
sei un gruzzolo di emozioni,
per niente al mondo tirerei indietro la mia mano,
la felicità non viene mai a nuocere
quanto amore hai ordinato per me,
scivola pure, nel mio cuore completamente vuoto,
questo amore sarà un bene per tutti,
ora, i miei problemi resteranno parcheggiati,
ad affumicare, al confine!!
L’amore confina
con la punteggiatura dei baci tuoi
e mi abituo al tuo eco
che mi abita le vene,
ed ogni tramonto è poesia
che si scioglie come neve
sul palcoscenico dell’anima mia.
Ora che i nostri sguardi
si specchiano in una rosa,
l’alba bacerà il nostro cuore
in un bicchier di stelle,
versato come appunti d’infinito
fra queste lacrime di vita.
che attira un sacco di persone,
ricco di spunti e di fascino e' la sua storia,
tra i suoi vicoli se ne respira la memoria.
Su di esso si erige un bel castello,
dentro esso mi sento un menestrello,
e' posto su di una ripida collina,
domina dall'alto tutta la cittadina.
Tra le mura narra una vecchia leggenda,
che un fantasma i visitatori attenda,
esso si diverte ad impaurir la gente,
facendo bei scherzi da impertinente.
Io in vero di niente mi son accorto,
Pietro dal Verme per me è ormai morto,
ma all' idea che li' dentro ci sia il suo fantasma,
la cassa del comune silenziosa si entusiasma.
Ogni giorno ci svegliamo con le stesse palpitazioni,
sempre con interessante e tenera fantasia,
tutto piano piano sta cambiando intorno a noi,
tutto quello che prima ci sembrava irrealizzabile,
e impossibile, man mano diventa più semplice,
anche noi stiamo esagerando
con questa vecchia amicizia,
il nostro ingenuo passatempo sta prendendo il volo,
non abbiamo mai visto un’affettuosità
del genere, ci stiamo ammorbidendo
e trasformando, il tutto lo mette in evidenza,
una dolcissima consolazione,
ci piace restarcene avvinghiati
accorciando gli spazi intorno a noi,
per consumarci le labbra, mai ci siamo
sentiti più vicini, compiacenti, di volere tutti e due
le stesse cose, ci stiamo concentrando a riversare
su noi stessi ogni attenzione, per accomodarci,
su ciò che accade, in effetti, siamo riusciti soltanto
a conciliare i cuori con i sentimenti, che proviamo!!
Nascosti dietro nuvole di piombo
i suoi raggi fiochi sono come parole
smorzate di una voce incatenata
a un oscuro silenzio
gli alberi sfiorano il cielo
il verde delle foglie vuole assorbire
l’ultima luce prima dell’addio
nel vento d’autunno
inizio di un ciclo
che ricomincia dalla fredda bruma
di mattine smarrite nel bighellonare di pensieri
intorno alla tua immagine riflessa nello specchio
dei miei sogni
bruciamo insieme al vecchio mondo
figlio del crepuscolo
riappropriamoci della luce
stracciamo le grigie coperte
che avvolgono la nostra fantasia
andiamo incontro alle stelle
e lasciamoci guidare dal loro infinito
essere perdute nell’immensità
del conoscere.
‘O vvino malandrino
Trequarti ’e cancella penzieri,
nu russo ca pare velluto,
‘ntramente se ‘ntrattene
int’’o cannarone.
Trequarti ’e cancella penzieri,
ca doce me fanno tracullà,
fino ’a quanno
nu me addubecheo.
Trequarti ’e malandrino,
‘n aglianico ’mbruglione,
ca ‘nzieme ‘e penzieri
‘o male capa me lassa.







