la stessa cosa faceva anche ieri,
al momento giusto allinga le mani,
fara' lo stesso anche domani.
ignari si è dell'imminente imbroglio,
che ci priverà del nostro portafoglio,
la truffaldina mano avanza silente,
mentre si è distratti dalla tanta gente.
quando a casa si arriverà finalmente,
nelle tasche si cercherà ingenuamente,
un qualcosa che prima era proprio la',
sparito insieme alla tua carta d' identità.
a patente e carte dovrai far rinuncia,
in questura dovrai andar per la denuncia,
ma ciò che ti rende più rattristito,
È perder il santino in esso custodito.
Ed ecco che tu anima grande
come un novello Ettore,
flagellato, in trofeo mostrato
di un anima perduta,
ritrovo il senso del tempo,
che mi solleva il mento,
e mi fa guardare.
Imponente la roccia mi sovrasta,
ma io non mi sento piccola,
sono arcaica e smarrita,
ma non ho posto le mani,
in panieri nascosti,
so ancora danzare con movenze
aggraziate.
So ritrovare l'ordito
che ha i fili della mia vita,
e nulla toglierà la sorridente
primavera che fiorisce
sulla mia pelle maculata
dal tempo.
sui bagnanti fa da vedetta,
un bambino lo trascina piano,
tenendolo incatenato alla sua mano.
L'aquilone rappresenta la sua felicità,
che fugace vola e se ne va,
il vento soffia prepotente,
tra gli spiaggianti non si ode niente.
Il bambino guarda fiero il cielo,
e' lui che mescola con il blu quel cartaceo telo,
avanza lento tra gli ombrelloni,
senza pero' avere alcune gratificazioni.
Capisce che è ora di tornare indietro,
le persone ai suoi occhi son fatte di vetro,
voleva solo condividere la sua spensieratezza,
ma rimane solo con dell' acre amarezza.
Un altro tassello aggiunge alla sua vita,
che rendera' la sua anima più condita,
non sa ancora che se fosse caduto in mare,
quell' aquilone la gente avrebbe fatto risvegliare
a sprazzi splendente,
l'astro ameno del giorno
si cela sfumato e corbellante
sui quei volti indifferenti
dei loro convulsi corpi
spediti verso le proprie mete,
mentre placida l'autunno intraprende le sue piroette
sul libeccio che aspira sfociare
in una intensa pioggia
di melanconia da scordare!
Cromie sfumate
si allontanano avvolte
nel silenzio dietro ogni angolo,
mentre foglie brune e gialle
sussurrano il loro stormire
sotto alle mie suola,
le vie come vesti di cenere
si tingono d'ombre
ed errate congetture
che come un veleno
il cuore inerte rende immobile!
Dal parabrezza ahimè
ignava or cerco
il riflesso rarefatto dell'etere,
la metamorfosi che la Terra
dona in tale momento,
ma l'umido asfalto
nel suo abbraccio inerte,
privano i miei occhi
da quel bagliore incantato!
È un'assenza costante,
un'obliterazione implacabile
che mi spacca il cuore,
respiro saviamente riposta
solo nella tua casa, nella tua vita!
Amor che or mi sei lontano...
E così, rimango prigioniera
del tempo irremovibile,
senza poter annusare
il profumo del risveglio
delle dolci caldarroste
dopo l'amplesso dei sensi
dalle più sensuali movenze.
Le strade or si ergono
come celle asfittiche,
in cui l'autunno canta
folate stonate dal crepitio
della malinconica pioggia
da cancellare sulla mia pelle!
Ma le mie pietrificate membra non avvertono la lirica,
mancano i sensi per catturarne l'essenza vibrante...
Eppure là fuori,
la sconfinata bellezza
delle bronzee foglie
che danzano
e danzano in cerchio,
come candide gocce di rugiada,
e l'arcobaleno
dalle tenue tonalità,
rendono magnifico
il mio sguardo di vita o di morte,
in un'arpa che la natura accorda!
Mi sfugge la speranza d'averti,
che come fronde caduche
or siamo amanti scostanti
nel fruscio che si leva
come cantilena
nelle piaghe che risvegliano
il presente nel traffico
dagli assordanti clacson,
ma tra le mura dell'urbanità
che mi imprigiona e avvita,
resto legata a un panorama monotono e opaco,
annusando fragranze
che la mia città frutta,
come un animale assetato
di antichi olezzi che non trovo!
Forse un giorno astratto fuggirò
da questo scuro labirinto,
dalle urla della metropoli
che opprime e confonde,
per vivere l'autunno
con lo sguardo estinto
dalla meteoropatia
sulle spalle di una natura
che implora respiro profondo!
Fuggirò per raggiungerti.
E fino a quel giorno,
mi dedicherò a ricordare
immersa nella caverna dell'urbanità infame
che esiste un mondo
di intervalli e cadenze,
non solo ricamati di nostalgie
e reminiscenze in amarezze,
ma anche di intagli
di sbuffi d'aliti di vita
da cogliere per vitalizzare
quei momenti da lavare
con fiducia nella fede
che in quel giorno che verrà
sarà magione per l'amore,
senza grigiore e senza orpello
a offrire un autunno
senza affanno e senza ombrello!
Nella notte piena
le costellazioni
si specchiano nel mare,
altro non son
che stelle gitane.
I riflessi dei lumi
sulla battigia;
l’eco della risacca,
la voce del mare;
lo sciabordio, il suo respiro.
Nei riflessi della notte,
per osservare
le stelle, il mare.
Il pane sudore del contadino
gentile, fa nutrir di pace genti
che con preci mariane e parco vino
sospingono alti gl'italici venti:
sia del belvedere che del mare!
Italiana sudo e opri: non menti.
Fa onor sicché l'ingegno pure sale
- nella tua meditazione intenta -
Oh Serena, pur nascosta: è Amare.
Tu tracci col biancospino intenta
il tuo - mosto coi grani di bica -
a numerare le viti -- fermenta.
Ed ora che l'opra tuo paga fatica...
Ed ora che ancor le preci si fan lievi...
Ed ora che piangi imo con l'amica...
Torni a casa sui soliti sentieri.
dove crescono i fiori
e muore il desiderio
il dolore è la luna
e l'amore è adulterio.
In quella fetta di cielo
dove il tempo è un uccello
le ali son roccia
zavorra di luce
scalfite dal vento.
In quella nicchia di cielo
dove tutto è ammissibile
tutto è possibile
tutto è inenarrabile
tutto si sviscera
e il dolore è unguento
confuso tra odore e umore.
In quella parte di cielo
dove dicono è Inferno
ci s'inginocchia alle stelle
e tutto è silenzio
parlano solo gli sguardi
e qualche lamento
parole sussurrate alla vita
nell'attimo dal sapore d'eterno.







