con le noti di colori stravaganti,
corrono i frutti veloci verso terra,
che da lontano tempo non è più primavera.
Musica nell'aria di foglie abbronzate,
cadono insieme sulle zolle già affollate,
si dicono l'un, l'altra dei tempi di gioventù
e dei momenti imbarazzanti, quelli, mai più.
L'autunno di colori scuri che pare amareggiato,
non lo è più adesso, tutto è cambiato,
lo dice il sole agli alberi, di fretta, tutto d'un fiato,
non vi sbrigate più, al caldo tutto è condannato.
... E come pare che un'anima avesse,
verso la palla gialla sembrava si dirigesse,
ma un ultimo fiato fresco lo lasciò alla natura,
che poi ancora si rispoglia con temuta premura.
Pare che tutto dorme, è tempo di riposo,
ma ad un tratto tutto è diverso.
L'autunno viene risvegliato, stanco, triste,
"Ce lo siamo perso", si sente da lontano,
Luccica la sfera celeste
al far del giorno.
Tra il mare e il cielo,
l’ultimo fascio di luna
arde come il sangue
che incessante
scorre nelle vene.
Pure l’onda spumeggia
e, invita all’amor
che sulla riva del mar
mai si consuma.
La stella che ancor
nel cielo fa capolino
illumina la scia
di chi nel mar
va cercar fortuna.
Sulle note delle onde
canta il pescatore contento
la sua canzone all’alba
che rinfresca l’idea d’amor
che gli passa sulla testa.
L' omelia che ascolto già mi stanca,
Mi guardo intorno assai stufato,
Ho solo nell'orologio il mio alleato.
Mi sforzo di comprendere le letture,
Ma le mie interpretazioni non paion sicure,
Aspetto conforto dalla predica del prete,
Ma con lui il mio saper ancora ha sete.
L'attenzione allor va via via scemando,
Quel che ascolto non vo' piu' attenzionando,
Cori e canti si alternano in continuazione,
un organo accompagna la popolazione.
L'odore dell'incenso mi pervade,
La palpebra lentamente se ne cade,
Poi per un attimo tutto tace,
Liberatorio arriva un: 'andate in pace
Alle prime luci del mattino,
mia madre mi svegliò.
Con la valigia già pronta
mi recai alla stazione.
Un binario,
il fischio del capostazione
e il treno partì,
per portarmi a lavorare lontano.
Era autunno,
Milano era fredda e cupa,
ed io camminavo,
per le vie del centro,
spaesato e perso.
Ma giorno dopo giorno,
cominciai a sentirmi a casa mia.
Dopo qualche anno,
anche i miei cari
vennero a Milano,
per restarci.
Mi ricordo che,
quando arrivarono,
la luna splendeva
in un cielo meraviglioso,
pieno di stelle che luccicavano,
come i miei occhi
pieni di commozione.
A Milano,
mi trovo bene;
mi sono abituato al clima,
al suo modo di vivere
e se, qualche volta,
mi viene un po' di nostalgia,
non mancano babà e sfogliatelle,
per tirarmi su l’allegria.
Ormai,
non mi sento più un emigrato,
ma un milanese napoletano.
E se il vento mi volesse raccontare di te,
saprei dirle che ti voglio solo per me.
E se il vento volesse solo sognarti,
sarei geloso, vorrei solo da me, subito riportarti,
non solo lui che ti potesse abbracciare, per poi scappare, continuare a volare.
E se il vento non fosse d'accordo,
farò solo finta che di te per un momento mi scordo.
la stessa cosa faceva anche ieri,
al momento giusto allinga le mani,
fara' lo stesso anche domani.
ignari si è dell'imminente imbroglio,
che ci priverà del nostro portafoglio,
la truffaldina mano avanza silente,
mentre si è distratti dalla tanta gente.
quando a casa si arriverà finalmente,
nelle tasche si cercherà ingenuamente,
un qualcosa che prima era proprio la',
sparito insieme alla tua carta d' identità.
a patente e carte dovrai far rinuncia,
in questura dovrai andar per la denuncia,
ma ciò che ti rende più rattristito,
È perder il santino in esso custodito.
Ed ecco che tu anima grande
come un novello Ettore,
flagellato, in trofeo mostrato
di un anima perduta,
ritrovo il senso del tempo,
che mi solleva il mento,
e mi fa guardare.
Imponente la roccia mi sovrasta,
ma io non mi sento piccola,
sono arcaica e smarrita,
ma non ho posto le mani,
in panieri nascosti,
so ancora danzare con movenze
aggraziate.
So ritrovare l'ordito
che ha i fili della mia vita,
e nulla toglierà la sorridente
primavera che fiorisce
sulla mia pelle maculata
dal tempo.
sui bagnanti fa da vedetta,
un bambino lo trascina piano,
tenendolo incatenato alla sua mano.
L'aquilone rappresenta la sua felicità,
che fugace vola e se ne va,
il vento soffia prepotente,
tra gli spiaggianti non si ode niente.
Il bambino guarda fiero il cielo,
e' lui che mescola con il blu quel cartaceo telo,
avanza lento tra gli ombrelloni,
senza pero' avere alcune gratificazioni.
Capisce che è ora di tornare indietro,
le persone ai suoi occhi son fatte di vetro,
voleva solo condividere la sua spensieratezza,
ma rimane solo con dell' acre amarezza.
Un altro tassello aggiunge alla sua vita,
che rendera' la sua anima più condita,
non sa ancora che se fosse caduto in mare,
quell' aquilone la gente avrebbe fatto risvegliare





