Non abbiamo tempo
per poesia, siamo avanti noi
che tiriamo il carretto
di questo mondo imperfetto.
Non abbiamo tempo
per l'amore, a noi piace scopare
e mantenere pulito
con maggior rigore.
Non abbiamo tempo
per il rispetto, e poi
ci è stato insegnato tutt'altro:
quei seri cuscini su cui poggiare
il capo al sicuro.
Non abbiamo tempo
per famiglia e figliare
ci vieta di girare
di scoprire nuovi mondi
da poter apprezzare.
Non abbiamo tempo
per pensare, saremmo
un inutile doppione
dell'intelligenza artificiale.
Sappiamo che presto
sarà suo il primato.
Perché perdere tempo
- che non abbiamo - quando
possiamo vincere!
a capo
ogni due
parole… come
i "poeti"
quindicenni alla
loro prima
cotta adolescenziale.
Lo feci anch'io, ma non son più adolescente,
son maturo all'anagrafe
immaturo ma vecchio nell'anima.
Potrei rimare,
fino a sacrificare
la scelta delle parole
per far fiorire le aiuole
di rime baciate
o per variare
quelle incatenate
da declamare.
Ma non fingo più d'esser poeta¹, son solo pensieri,
userò le parole che mi vengono, andando a capo
quando va a capo il pensiero.
Dilungandomi
abbastanza da esser certo che quasi nessuno leggerà tutto fino in fondo
ma non abbastanza da poter donare al mondo la mia anima
perché non son capace
perché le 17 parole di Quasimodo² le ha già scritte lui
e leggerle e rileggerle non mi ha insegnato nulla sulla sintesi.
Prolissità, prolissità sempre e comunque
tranne quando son di fronte a lei
e cerco le parole
che non arrivano, non arrivano, non arrivano…
e quando magari ne arrivano, mi sembrano insulse, indegne di lei
e taccio ancora
sognando che lei senta i tumulti del mio cuore
nel brusio delle onde del mare vicino o della gente intorno in un bar
o nel silenzio di casa sua mentre contemplo il suo sorriso
quel sorriso che mi ha stregato da un ventennio
mentre ammiro le sue mani, i suoi occhi, la sua pelle
ogni cosa di lei, che è stupenda perché è lei e non potrebbe non essere stupenda.
Sogno che senta ciò che non so dirle
mentre all'improvviso un accenno di malinconia nel suo sguardo
mi trafigge
montando il desiderio di abbracciarla, di stringerla al mio petto
di togliere terreno a malinconia o nostalgia
ma non ho neanche il coraggio
di prenderle la mano.
Riesco a stento a dirle quanto sto bene vicino a lei
magari nel saluto che farò mentre starò andando via
e non basterà a farle capire quanto già mi manca
e quanto mi mancherà fino al successivo incontro
magari tra un mese.
La stella che da anni
illumina pensieri intensi e sogni.
Una stella luminosa che adoro da lontano, nel chiuso di una consapevolezza grande:
lei è un altro mondo
un altro universo…
Lei la stella ed io l'ameba.
Lei che mi toglie tutte le parole.
Proprio nulla di nuovo sotto il sole.
Il solito vecchio troppo abusato
tema dell'amore non ricambiato.
¹: cit. Guccini
²: Ed è subito sera
2016
Dentro questa palla d'inerte vetro
rinchiudo ermetico lo stanco cuore
nella speme d'evitargli dolore
derivante dal destino suo tetro.
Non meravigliarti s'ora tu dietro
non senti più dei battiti il tepore
che ti giungeva partendo da un cuore
vicino a te sempre meno di un metro.
Non meravigliarti se manca il fresco
vento che nasceva dai miei sospiri
intorno a te volanti in arabesco.
Ingabbio il cuore ma so che non riesco...
se per caso per cercarmi ti giri
il mio cuore torna ad esserti desco.
Anni '90
Tutti addobbati per una grande risata,
A flotte scorazzan nei palazzi,
Tra grida battute e vari sollazzi.
Suonan tremanti alle numerose porte,
In attesa di spaventar qualcun a morte,
Festosi aprono i condomini curiosi,
Distribuendo caramelle assai festosi.
Si riempiono i secchi di leccornie varie,
andranno ad aumentare dentali carie,
Di bambini che si guizzano gioiosi,
Ricchi di allegria e tanto armoniosi.
Io rimango ad aspettare sul mio divano,
Che qualcun bussi piano piano,
Non darò nulla senza essere egoista,
Dirò che me l' ha detto il mio dentista.
Stormiscono di un rosso intenso
le foglie al vento.
Fremono tremanti all'algido soffio,e lievi, lentamente cadono.
Un brusio sommesso
di un giallo caldo sospira
piano di ramo in ramo.
È inverno dicono,
mentre in un sibilo bianco, il vento le scompiglia piano.
È inverno, è inverno...
Muggisce il vento
E stringono le foglie i rami
in un rosso abbraccio
per non lasciarle andare.
pochi mesi nella realtà separano questo scritto da quello pubblicato la volta scorsa… ma il mood è decisamente diverso.
Quartine a rime alternate formate da decasillabi sdruccioli ed endecasillabi piani.
Grande Sorella, vienimi a prendere
che non sopporto più questo tormento.
C'è qualcosa che ti devo rendere,
non voglio più neanche per un momento.
Non io l'ho chiesto, venne gratuito,
e forse alcuni l'avranno bramato,
ma avrà capito già il tuo intuito
questo tuo dono non l'ho apprezzato.
E non ti paia ingratitudine
o forse prova del mio egoismo,
ma dentro me tanta inettitudine
e neanche traccia d'un po' d'eroismo.
Ma non mi riesce più di persistere
in questa stanza di pena infinita
di cui mi sembra debba consistere
ciò che qualcuno vuol chiamare vita.
Grande Sorella, non voglio attendere,
guardando ancora tutto questo scempio;
le bianche braccia vienimi a tendere
portami presto nel tuo freddo tempio.
Anni '90
Nel moto del cuore
in quell'acceso color autunnale
par di sognare.
Prorompente una nuova immagine
torna alla mente e, la foglia cade
in questa stagione a me leale
con fragranze percepite
fin dalle prime mattine.
Un rituale che si rinnova
in compagnia della magia
e, del colore.
sbatteno forte 'e piere e ffanno rummore.
È nu triatro a ll'apierto addó ogni attore,
se ncontra e scontra cu 'a gioia e 'o dulore.
È na schiuppata 'e cerase 'int'a nu ciardino,
È na canzona ntunata 'a ciento cardelline.
È nu gruosso bbicchiere trabuccante 'e vino.
È nu cespuglio 'e more mmiez'ê sspine.
È nu sciore appuntato nzino 'a na sposa:
chino 'e bbucciuole 'e ruselle addurose.
È na porta ca va a vviento fra minute e ore.
È na cantata allera o nu chianto 'e dulore.
È na grann'opera: p'ogni ffoglio 'e calennario,
s'appripara 'o sfondo pe nu nuovo scenario.
È na cummedia addó ll'odio e ll'ammore,
sbatteno forte mpietto llà...addò sta 'o core.
Figli abbiamo un tappeto su cui pregare
Padre padre ci tolgono la luce
Figli il sole non lo possono più fermare
Padre padre ci tolgono la madre e i fratelli
Figli sarò io la madre sarò io il fratello
Padre padre ci tolgono anche l'acqua
Figli preghiamo Iddio che piova
Padre padre ci danno il fuoco al posto dell'aria
Figli preghiamo Iddio che ci mandi il vento
Padre padre anche la nostra vita se ne va
Figli sarò con voi anche in quest'ultimo viaggio
Il sole tiepido che scalda il risveglio,
il cinguettio pacato degli uccelli,
la luce che discreta filtra dalle persiane,
poi il giardino sotto i tuoi occhi,
gli alberi frondosi, i fiori delicati,
riassettare il letto, rivestirsi
e l'acqua fresca che disseta il viso;
il caffè nero che riempie la moka,
la colazione calda coi biscotti,
poi scendere le scale fischiettando,
andare in centro in autobus tranquilli,
sapere che c'è il giorno che ci aspetta,
la vita che continua ininterrotta;
vedremo facce note e facce nuove,
avrem problemi vecchi e nuovi casi
vecchie certezze e nuove sorprese,
con quella sensazione di benessere
per affrontare tutto in allegria;
è questo sai l'unico trucco valido
per vivere sereni e senza angosce:
saper cogliere le piccole gioie
ch'ogni nuovo giorno certo ci dona:
è come rinascere ogni mattina.
Anni '90
provi a fermarlo ma non puoi,
ti dici: 'Sembrava ieri quando',
invano che ritorni vai sperando.
Le stagioni scandiscon gli anni,
il tuo fisico accumula i suoi danni,
il volto allo specchio cambia riflesso,
il conto in banca e' più o meno lo stesso.
L'albero a breve prenderò in cantina,
di nuovo allestito pallina per pallina,
lo scotch sulla scatola più ingiallito,
anche l'asinello apparirà più intristito.
Ma oggi sfiderò il firmamento,
e lo farò con un semplice movimento,
di minuti preziosi farò incetta,
spostando indietro la lancetta.
allora le vedo:
metastasi infuocate d'orizzonte
squarciare fasciumi di fieni scordati.
Beccheggiano, delle golette,
nelle melme immacolate dei pollai.
Che ironia:
quel tempo che ti prosciuga i polmoni
per gonfiare una randa.
Ora io sono il viaggio
nel vortice agonizza il fuoco-luce
– il quasi grido – che risucchia
anche la lacrima, l’ho vista
gonfia aguzzarsi in gole di congedo.
Nel proprio palmo si tuffa la figura
sempre più piccola del padre
forse si danna del non
gridare non andartene.






