Chimera
lo chiede a gran voce
e pretese riduce:
né santi
né eroi.
Impegniamoci allora
nel salutar la bandiera
a controllare ego
da una sua
libertà smisurata
e saranno veri
… gli allori.
La vita
non è un gioco
e l’eco dei ricordi
infrange
muri e regole
e ci costringe
… al niente.
Quanto vorrei potermi liquefare
per sgocciolare dentro il tuo bicchiere
e nel tuo corpo quindi penetrare
battermi com’audace cavaliere
schiudere un varco in ogni tuo tessuto
nel citosol diluirmi per avere
vista diretta d’ogni contenuto
dentro il tuo cuore, dentr’ogni neurone
della donzella cui mi son svenduto,
far del tuo corpo mia abitazione,
darti sostegno in tutti quegli istanti
siano di noia o di tribolazione
che ci saranno, spero non poi tanti,
viver da dentro la tua esistenza,
intimamente due collaboranti
dando un valore alla mia presenza,
senso compiuto per il mio star vivo.
Non che non abbia splendida valenza
muto osservarti con contemplativo
ratto estasiato goffo perso sguardo
ch’a te rivolgo ben dichiarativo
anche se tu non cogli quanto ardo:
contemplerei per ore quella bocca,
verdi vivaci gli occhi in cui m’attardo;
soffro vertigini, in petto rintocca
battito intenso innanzi a tue pupille
ch’esplorerò fin dove non si tocca
mentre il mio cuore correrà sui mille
vittima d’emozione troppo intensa
nello scoprire tra le tue faville
qualsiasi sogno cui tu sia propensa.
Scrivono labbra tue sorriso vivo,
dolce, ammaliante, sempre mi dispensa
forte erotismo, corroborativo.
Naso, capelli, gola, guance, orecchie
tutto di te da sempre io gradivo:
guardo le foto vecchie e più stravecchie,
l’ultime fatte proprio questo mese…
nella mia testa ronzan tante pecchie
fingonsi per la tua beltà sorprese.
Venere stessa reggere il confronto
non riuscirebbe, non con poche spese.
Poi la tua voce senz’alcun raffronto
che regga il passo, dolce melodia,
che parli o canti, subito son pronto
a goder colmo della sua armonia:
suon rilassante, soave, conturbante
l’anima accende della vita mia.
Il tuo respiro m’è corroborante.
Abili mani da lavoratrice
meticolose forti belle e sante
valide d’abile restauratrice
tanto con chiodi, trapani e martelli
o nel gestire forno e lavatrice
quanto su tela, colpi di pennelli,
creta deforme pronta da plasmare
originando forme e bei modelli
o quando fiori stai a coltivare
bene dosando tutto ciò che serve.
Posso passare tempo ad osservare
ogni tuo tratto mentre il cor mi ferve,
l’intimo tuo conoscere, esplorarti,
uzzoli vengon caldi a gran caterve
e tuttavia solo so sognarti
non riuscirò a farti mai capire
quel ch’ho da dirti… sempre tu m’incarti,
senza voler acume fai morire.
Ma non mi basta averti qui sognando:
troppo diverso quando sto a sentire
vera tua voce e non immaginando,
quando mi stai di fronte e non in testa,
quando l’essenza vera sto gustando
e non un’illusione manifesta;
superi troppo la mia fantasia
inadeguata, tanto che s’arresta
senza riuscir a pilotar la mia
inconcludente incasinata lingua.
Ad ogni modo, dolce amica mia,
anche s’il cuore mio non più distingua
cosa sia vero e cosa desiderio,
so che, finché la vita non s’estingua,
l’unico mio discorso molto serio
esser potrà quel semplice “io t’amo”,
ma mi parrebbe di dire un improperio
quindi sto zitto e dentro il cor ti bramo.
Gennaio 2023
Attraverso il denso nero fumo delle rovine
Il rosso all'orizzonte è quello del fuoco
Sui tanti soli rossi traspaiono le ombre
Che io sogno di fronde di ampi tamerici
Protesi i verdi rami fino a sfiorare
Le azzurre acque di quell'antico mare
Invece sono travi e scheletri di edifici
Dalle cui radici sorgono arti puntati al cielo
Che abbattuti, sospesi, ultimi resistono
A chiedere perché, ad indicare la colpa.
Nella mia solitudine e nel sinistro silenzio
Interrotto a tratti da improvvisi squarci
Di un nuovo sole in accordo col tuono
Vedo muoversi ombre tristi e curve
Per poco le seguo per quel che il mio corpo consente
Ma ancora mi chiedo 'son vere?'
Oppure spettri che seguono un incubo
Nell'incessante ricerca di un suono o un respiro
Ed è notte. La notte del genere umano
Di un uomo che ormai sordo non vede
Soppraggiunto l'ultimo tramonto del sole
Minuscoli
nella compressione
e di mancata comprensione:
- fuori porta
l'oltremisura
e sciopereranno
i punti di sutura!
Le discussioni intelligenti
non amano sproloqui
calunniare
magari delle colonne ...
in sotterfugi diffamare,
oltraggiare
soggetti e genti,
rubare
fin giungere
ad uccidere
e oltre
il dente perdente.
Agli oggetti
si sottomettono sagaci
vogliono giungere
- d’olio scivolando -
a dunque felice.
Na sola goccia dint'ô mare nun se vede,
ma quanno 'a tiene nfaccia te n'adduone!
Triste pienze: "sta arrivann'o maletiempo..."
e tte siente 'e bburbuttià p' 'a capa 'e tuone.
'O cielo minacciuso allampea 'a terra,
'a vocca bbeve pioggia, ma nun se nzerra:
s'assapurea ncelestiate gocce 'e sale,
ca teneno 'o sapore 'e ll'acqua 'e mare.
Pe chi s''o po' ppermettere chist'è 'o chianto,
ca se chiagne chi tene 'o core affranto.
Ma nce stanno lacreme ca tien'annascuse:
pare ca quase quase vonno cercà scusa.
So' ccuiete, nun le piace 'e fa' confusione:
rummaneno ncanna, abbrucian'e passione.
Lente lacremmeano p' 'e vise addulurate...
ma cadeno asciutte, nun so' maje bagnate.
Nun 'e vvide e nun 'e ppuò mmanco tuccà:
spisso pareno resate...nun vonno pietà.
Songo lacreme ca si pure senteno dulore...
chiagneno ncuorpo, ma senza fa' rummore.
Giovanna Balsamo
#giovannabalsamo
Traduzione
Occhi asciutti
Una sola goccia nel mare non si vede,
ma quando la vedi in faccia te ne accorgi!
Triste pensi - sta arrivando il cattivo tempo -
e ti senti borbottare in testa i tuoni.
Il cielo minaccioso riempie di lampi la terra,
la bocca beve pioggia, ma non si chiude.
Assapora celesti gocce di sale,
che hanno il sapore dell'acqua di mare.
Per chi può permetterselo è questo il pianto,
che piange chiunque abbia il cuore affranto.
Ma ci sono lacrime che si tengono nascoste,
a volte pare che stiano a chiederti scusa.
Sono tranquille, non amano far confusione:
rimangono in gola, ma bruciano di passione.
Sono lacrime che scendono sui visi addolorati,
ma cadono asciutte...non sono bagnate.
Non le vedi e non puoi nemmeno toccarle:
spesso diventano risate, non vogliono pietà.
Sono lacrime che se anche sentono dolore,
ti piangono dentro...ma senza far rumore.
Non passa giorno, non passa notte
ch'io non rimiri quei lineamenti,
scrutando con dolci sguardi attenti
le tue fattezze dal cuor indotte.
Ma mi riprendo dall’illusione
le tue sembianze svaniscon presto
ritornan sogno per me che resto
abbandonato da tua visione.
Consulto apposito calendario,
i dì d’attesa per te conteggio,
ne mancan venti, mi sento peggio,
di tempo e spazio triste avversario.
Del resto quando t’avrò di fronte
ti parlerò come un pesce lesso
che dirti “t’amo” s’è ripromesso
ma della voce non trova fonte.
Blatererò ‘na stupidaggine
perduto nella tüa ïmmagine.
È troppo vasta la tua bellezza,
sovrasta troppo la mia pochezza.
2022
sulle tue rosee guance,
piccoli brillanti di malinconia
meste ai fior di speranze.
E occhi di cielo dischiusi
ai ricami delle chimere
decantate nel cuore
con flebile voce flautata,
tra i scuri pugni stretti
delle sconfitte sorde!
Un dolce volo sonoro
nell'essere profondo
oltre il confine del disincanto!
Un fascio di tempo svelato
nelle tue mani rivolte alla luce
della vita scritta lentamente
con inchiostro d'anima,
e sacrificio tinto di porpora.
Tuono, lampo e vento nel sole
sulla rude via del fato
mentre assume forma e voce
nei desideri che respiro vivo
divengono realizzandosi,
quei desideri nascosti
che nello scrigno
del tuo universo non sveli.
Vittoria nell'essere,
pulsione del creato nel creato,
inno d'eccezione
per eccellenza nei sussulti,
sorrisi nati irrefrenabili,
grovigli di gemiti in gioia,
esultanze di soddisfazioni!
E, pioggia di coriandoli d'oro
è quella vittoria sul tuo viso
e nel cuore nel sogno
che non tramonta, non muore,
non abbandona mai,
ma batte forte!
E si nutre, cresce,
matura, si realizza.
Nel segno della forza
della fede fedele
di essere vero e vivo,
e tu non abbandonarlo mai
in un angolo del tuo mondo
ascoltalo in ogni sua sfumatura
che cattura.
Fa si che sia epicentro
del tuo credo, culto d'avorio,
perenne motivo essenziale
nelle tue movenze
solo così i tuoi sogni
si trasformeranno in realtà.
Quel fiore rosso
che mi è stato confidente
deponilo al bordo del mio loculo
come ornamentodel pensiero
che mai tu, avevi preso
per vero.
Ricorda la vicenda
che era protesa
nell’espressione del mio dire.
Senza l’ombra della rassegnazione
con la luce della generosità,
la vicinanza delle idee
mi ha da sempre affascinato.
Nient’altro ho lasciato
se non il ricordo del mio scritto
e, del mio parlato.
Quel fiore
che mi è stato confidente
deponilo al bordo del mio loculo
come ornamento del pensiero
che mai tu, avevi preso
per vero.
Ricorda la vicenda
che era protesa
nell’espressione del mio dire.
Senza l’ombra della rassegnazione
con la luce della generosità,
la vicinanza delle idee
mi ha da sempre affascinato.
Nient’altro ho lasciato
se non il ricordo del mio scritto
e, del mio parlato.
È bello innamorarsi di te ogni giorno.
Non so come fai, forse hai un super potere
quello di farti amare in ogni momento.
Cicatrizzi le mie ferite
quelle interne
quelle che all’esterno non si vedono e che nessuno conosce.
Quando la mia bocca ti tocca, quando ti lecco la schiena
quando ti bacio
quello che assorbe la mia lingua, quello che scende nella mia gola
guarisce i danni del tempo, lenisce il dolore dove il mio cuore è stato scorticato
sei il mio medicamento contro i danni dell’esistere, contro i fendenti del vivere.
È successo tutto –sia le ferite che l’amore-
quando ho deciso di togliere la mia armatura
perché non riusciva più a contenere i miei desideri, la mia voglia di abitare la vita.
È stato doloroso, ma mi ha portato ad una nuova consapevolezza
come quando in una stanza buia qualcuno porta la luce.
È stato doloroso, ma le ferite guariscono e l’amore
sempre
resta
per il semplice fatto che c’è stato.
La cosa bella è che rimane… anche quando passa.
Liberamente associo le parole
Estrinsecando quel che cela il cuore
Limitandone però con timore
La chiarezza ché la mente non vuole
Affermar i suoi sogni con vigore.
-
Troppo timido questo sentimento
Imbrigliato da vil ragionamento
-
A che potrebbe palesar giovare
Mio tanto lungo per te palpitare
Ogni qual volta che ti sto a pensare
-
Maledicendo l’inadeguatezza
Al tuo cospetto ricca di bellezza
-
Non solo nel tuo fisico e tuo volto
O nei tuoi modi che m’attraggon molto
Nereide d’intelletto ricco e colto
-
Profondamente godo d’ascoltarti
Ovunque mi figuro di vederti
Sogno ogni notte e giorno ad occhi aperti
Stringendoti tra le mie braccia a dirti
Ostinato non smetterò d’amarti
-
Del resto son decenni che t’ammiro
Irresistibile perla sei rara
Rintanata spesso nel mio sospiro
Tu che io vedo su gran piedistallo
E non immagini quanto sei cara
Linfa nutriente e fonte di sballo
Ogni volta che t’incontro e traballo
2022
“Dopo una dozzina di passi ci girammo, perché l’amore è un duello, e ci guardammo per l’ultima volta.”
(Jack Kerouac)
Ho contato
le teste dei chiodi
e i tunnel delle termiti.
Ma il tempo non passava
su quel tavolino avvilito
dai tuoi dispiaceri
e dalle mie
ultime
paure
.
Ho seguito
la danza della mosca
e il salto sicuro del grillo.
Ma la luce non filtrava
dai vecchi muri
delle mie
undici
idee
.
Ho
fatto
prestissimo
a dimenticare
-appena un attimo-
-un brevissimo attimo-
.
E voilà,
la luce è tornata
a confondere i ricordi
del Balthasarstraße
-del nostro nido-
Dove ora
volge
soltanto
uno sguardo
.
Quel
giorno
-al Jazz Kiosk-
non vendevano
birra e liquori,
ma pioveva
per finta
per fint
per fin
per fi
per f
per
pe
p
.
.
“Oltre le strade sfavillanti c’era il buio, e oltre il buio il West. Dovevo andare.”
(Jack Kerouac)







