nelle note di una canzone
quel vibrante affresco su tela,
intrepida sinfonia dell'anima
esploso in un mosaico
di brillanti tessere decorative.
Frammenti di cuore mio!
Tu sei quel vivido tripudio
che si fonda nella più tenera
e conturbante invenzione
che il potere dell'tere
abbia mai osservato.
Tu sei mistero confessato
alle mie percezioni
originandoti tra le dita.
Oh folgorazione eccelsa!
Capolavoro pittorico
in un qui pro quo schiarito
con imponenti emozioni,
lasciati catturare
dalle mie fantasie imaginifiche
affinché scaglie di tempo
parlino di te ininterrottamente.
E sui balconi
La bellezza coprì l'erba e la rugiada
Si distese nel fumo dei lampioni
Arrampicandosi sui palazzi
Come un esercito di ragni
Ricoprire
Sì trascinò e distese su edifici stagni
Senza movimenti, sui vetri rotti
La bellezza fece capolino
Da una finestra, con sigaretta accesa
E si mise a guardare le luci
E nell'autunno, poi, un albero corroso
Silenziosa e senza peso
La luna, che fora coi suoi occhi
L'aria nebulosa
Pallida sonnambula che giace sulle acque
Febbrile e ossosa
Tese le braccia a distanze eque
Spandendo fumi e luci di lampioni
Tumida luna, che incendia coi suoi occhi
L'aria scarlattina
E dona oscura luce al campo
Prima di mattina
Volano i tuoi raggi come lucciole
Nelle mie costole stanche
Sui miei capelli di paglia
E per vederti ho piccole
O luna che abbaglia
Di spaventapasseri
Il tempio dei tuoi occhi
Odori soavi di lampade ad olio
Che mi schiaccia il cranio in un bel suono
Le cose si aprono e dipartono
E buchi neri e infiniti
I fiori si chiudono nei silenzi notturni
Come vergini appartate
Lampade, lampade ad olio
In attesa a mezzanotte
È una luminosa notte
E con la luce che ti si versa addosso
Mi tendo e contemplo con mano tremante
Poi la bellezza passò nella città
Su strade di visi e di visiere
Che fanno capolino fra le cartacce
E le scritte bianche e nere
È un luminoso pomeriggio
Quello sul tuo viso
Per accarezzarlo sereno
E vanitosamente si specchia
Sulla tua pelle, sul tuo riso
Prima della fine della scollatura
È un veloce pomeriggio
Che si stira stanco e affaticato
Poi cala il crepuscolo
E tutto si fa grigio
Cala sulla fogna e sullo scolo
Cala sulla casa e sul prato
Cala sui lampioni e le serrande
E tutto si assopisce
Prima della fine, nella città grande
Sentiamo, dopo i bar
I suoni dissestarsi e incominciar
Pensai
E dunque la giornata si esaurisce
Resta inerme
Tu ed io, giriamo e rigiriamo
Notiamo e annotiamo cose negli occhi
E nuotiamo e anneghiamo nella notte informe
Tutti i suoni, le immagini e i colori
Tutta la città e le ore e le luci
Sono inferme
Tutte le cose che brillavano nel sole
La bellezza è eterna
Prima di finire sepolta
Con le braccia rotte
l'officina del poeta
in silenzio
l'aureo martello
il verso
tratteggia.
La città
dorme.
L'urbo
natale
si riposa.
Intanto
incastonato
nella poesia
imberbe
si declina
il saggio:
che uscendo
nei boschi
sotto pendi
di biancospini
trova declivi
di rose
e maturi
i ciclamini.
Con una grappa
di viole corregge
il poeta
che nulla sa
mentre in cielo
la luna armeggia
conoscenza
e pietas.
Calda la notte
settembrina
e silente
un torvo riposa
s'è accesa una luce
si sveglia;
si spegne.
Intanto
sulle aeree corde
il nubile
per malattia
rischiara
gli strumenti
dell'officio
che del mattino fan:
checché Serena
accomoda il cuscino
ed il vegliardo
in cantina
saggia
il novello vino.
tanta gocce 'e pioggia cadeno piccianno.
Scenneno ncopp'ê nnoce, ê ccastagne:
ll'uva jonna e nnera vanno tuculianno.
Ntanto ca Uttombre allonga 'o passo
e 'o cauro chianu chiano nce lassa...
nu lampo putente ll'aria abbaglia:
è nu fulmine ca 'o cielo squarcia e ttaglia.
Nu tuono ncazzuso allucca 'a luntano,
na pioggia fitta fitta 'a terra nfonne.
Tremmano ll'animale 'int'ê casulare:
'o lampo chiamma, 'a tronnola risponne.
Songo chiacchiere e appicciche 'e cielo:
pe ttramento ca se nne va 'a staggione;
'o tiempo s'allampea, trunnulea, allucca
e ncoppa 'a terra scenne ll'acquazzone.
'A pioggia cadenno tuculea 'a terra, 'o mare,
ll'aria se fa fresca, ogni ccosa se nfonne.
Sott'ô cielo cupo, niro, futo e scuro scuro,
tremmano 'e rame, chiagneno 'e ffronne.
Dopp'a pioggia 'a terra nfosa lassa n'addore
ca addrecrea, delizia e ncanta ogni ccore.
Nu tappeto 'e foglie d' 'o sole appicciate,
s'ammescano ô culore verde d' 'o prato.
Ll'aria è ffresca, frizzante, mprufummata
A lluongo, a lluongo tutte 'e viale alberate,
pareno tanta paisagge magiche e affatate.
Vestuto cu 'e culure cchiù belle d''o munno
doce doce, chianu chiano...trase ll'autunno.
vedono nelle notti buie la stessa luna
allora non sono così lontani
sentono la stessa musica
I loro cuori battono allo stesso ritmo
e danzano nei loro sogni
Quanti chilometri delle loro voci percorrono
di discorsi e sorrisi e quante volte dietro ad un telefono scende una lacrima nel silenzio di una voce
E quanti chilometri sarebbe nel nostro cuore per tutta l'eternità
nell'inferno di questa notte...
di tutte le notti.....
che non passano mai
con questo letto sempre vuoto
e questo amore che non
vuole lasciarmi
mi sembra di morire a poco a poco
e di impazzire in questa malinconia che non mi abbandona
E allora ti chiamo....
Amore!!!!....Amore!!!.....
Amore che non vola
e ti continua ad accarezzare
Amore che ti chiede
e ti fa respirare
e ti uccide lentamente
e sembra dimenticarti
Ma è sempre lì
e tu vorresti sparire
perché senti una voragine
dentro di te
Con quel vuote di te
e del tuo amore
che non mi libera
e mi fa precipitare all'inferno
Con quel fuoco di te
che mi consuma
E vorrei che questo amore
potesse volare da te
e potesse baciarti all' infinito
Ma il mio albatros
è rimasta senza ali
e questo amore
continua ad uccidermi
e non mi abbandona più.
The black dots running through five lines
Magically singing as my fingers move
Slipping up and down the four strings!
There's a crowd of notes together
That make me feel a fool who follows
Desperately trying not to miss even one of them
And build to organize harmonicly the tune
In a simple or compoud modality
Descending or ascending golden stairways
So poor they live like in a cage
Obeying strict mathematical rules
There's another figure, just a line of small black dots
Queueing softly creating the melody
Thus driving my mind to a peaceful way
To reach the end and...start the ritornello!
Guardando le note mentre vengono suonate
Quei punti neri che corrono tra cinque righe
Cantando con magia mentre le mie dita si muovono
Scivolando su e giù sulle quattro corde
C'è un affollamento di note insieme
Che mi fanno sentire come un pazzo che segua
Cercando disperatamente di non perderne una sola
E ricostruire organizzando l'armonia del suono
In modalità semplice o composta
Su dorate scale discendenti o ascendenti
Le poverine vivono come chiuse in gabbia
Obbedendo a strette regole matematiche
C'è un'altra immagine, una fila di piccoli punti neri
In fila dolcemente per creare la melodia
Che guida la mia mente su una strada di pace
Per arrivare alla fine e...ripartire col ritornello!
Sono cambiati i tempi.
Un tempo giunto a rispetto
s’è perso, non sa più tornare.
Sgomento gioca nel bosco
con libertà, ancella di vita
anch’ella macchiata e smarrita.
Tempi pregni di belle arti e irte
mani da coprir di baci, ora imbeci
- lli e qui - è mostra del sé, la sola
ad andare a ruba.
Si rubavano mestieri
ora, colmi di misteri
ci si focalizza sui proventi
anche se, di provenienza incerta.
Si giostrava a tempo perso
tra nascondino e rubamazzetto
e adesso
hanno preso sopravvento!
Si giocava a guardie e ladri
e l’abbiam portato, lungimiranti,
alla ribalta della vita. Il bello ora
è straccia di mattanza la camicia
un maschi contro femmine
che sa caricare
di caricature il mondo.
Ma del resto
se il gioco si fa duro
… non rimane che piangere.
increspate e danzanti onde
son le tue schiume sepolte
nelle tue viscere.
Sei scompigliato tappeto
in andirivieni intessuto di seta
dall'alchimia dei fugaci venti,
e le tue mire si svelano
meraviglie nell'incredibile
tra la procella che scuote
le vele innocenti con ira,
la tua energia selvaggia
romba in oscuri crescendi
orchestra in tempesta
di fulmini e lampi tra nembi
in caterve di pioggia.
Oh mia battaglia dei cieli!
La luce languente si posa
sui freddi scogli
e sulla tua pelle, o mare mio,
come perlacee gemme
sparse come stelle cadenti,
sfiorandomi il viso.
E mentre io intensamente
ti penso, oh amor mio,
che oltre l'immenso azzurro
batte il tuo respiro,
rapita da questi frangenti
che s'infrangono
sul mio destino mugghiante,
affronto affranta
questa triste ballata dei sensi!
Fanno coro piccoli gabbiani
che impazienti risuonano
sinfonie nel reticolo dell'aria,
ancestrale lamento di sete
di pace di bel tempo,
mesto al mio laconico pianto.
Migrano lontano i miei sogni
verso quei rugghi silvestri
che alle mie spalle emettono
trilli disperati e contrastanti,
giungla interiore vittima
di violenza del soffrire
l'amore della vita,
che soffia via nell'impeto
di questa perturbazione
che percuote la mia anima.
Oh mio nubifragio del cuore!
Dio Giove ha scagliato
la sua furia in me,
piccola anima ora naufraga
nel mar dell'oblio.
i passi tuoi
che cerchi in ogni dove il mio re-spiro
e quel battito bambino
- particolare di un’appartenenza -
Restano dolori
acuti, al ricordo del mio esistere
e ogni altro legamento
spezzato adesso... è senza paragoni
“ s'aggroviglia la notte
come lacrima di carta
sul ciglio di lamiere
Ta glia to
è lo spirito
a ubriacare canzoni strappate
Nelle vertebre, la caduta di una stella
è uno stridere agghiacciante
Quattro dita
in alba alcolica
e nella bocca, veleno
che s'accartoccia all'anima
e la confonde
nella croce
al
T
R
O
N
C
O ”






