Sbatto il batacchio
del porton vecchio
dove sta il nikkio¹
celato all’occhio
di vati in mucchio
sotto spauracchio
d’aver lo specchio
senz’alcun likkio²
da tal Pinocchio
simil vilucchio.³
¹: traduzione in filastrocchese dell’inglese “nickname”;
²: traduzione in filastrocchese dell’inglese “like”;
³: il vilucchio presenta fiori molto belli (o almeno, a me piacciono), ma è una strisciante infestante.
30/10/2023
ad un vecchio medioevo
il biglietto ferroviario
è il mio avverbio temporale
per estinguere la specie
l'architettura mi strofina
come un ago da clessidra
gli estrattori hanno
ragni a nutrimento
e tra i crateri risanati
di semine ed altari
le donne si radunano
e si cospargono di gesso
malinconia di luce
un inguine pagano
e un deserto frigidario.
che le fragole fossero ottoploidi?
O che inventassero
le cavallette umanoidi?
Che noi continuassimo a essere puttane,
che in un prato brullo del passato
proiettassero la nostra fame?
Ma come faccio a ridere di sera
in un centro commerciale?
Un panino nella plastica di una candela
dove ogni scherzo vale?
Dov'è che finalmente rimarremo chiusi?
Contro quella volontà
che dipende da chissà chi
e finalmente non ti scusi.
[1]
La notte scorre piena di disagi
con questo cuore chiuso in gattabuia
da cui si vedon infausti presagi
[2]
le nubi nere, l’atmosfera buia
capace di confondere nell’aria
sentor di cacca a quello di gianduia.
[3]
Ritorna il giorno e l’abitudinaria
umanità che blatera confusa
di complottismi e vita giudiziaria,
[4]
di religione e politica astrusa,
storia e finanza, calcio, corna e danza
e che propone facendo le fusa
[5]
la soluzione ad ogni circostanza:
qualunque sia del mondo gran problema,
palesan fieri la grande ignoranza
[6]
nel favellar con voce anche blasfema
della geniale propria soluzione
che i più “studiati” riconoscon scema.
[7]
Ma più son tonti più danno illusione
tra sigarette e caffè con cornetti
di capir d’ogni rogna la ragione
[8]
improvvisando vuoti discorsetti
farciti di razzismo e complottismo,
imprecazioni a santi e anche diretti
[9]
perculamenti intrisi di sessismo,
classismo in facili vecchie battute
fino a rimpianger l’ignoto fascismo
[10]
cercando insulse identiche vedute
per poi sbavar se passan ragazzine
da rimirar con facce compiaciute.
[11]
Insomma un giorno a tutti gli altri affine:
intorno a me quella gente qualunque
che non mi vede e ciarla senza fine
[12]
spettegolando i fatti di chïunque
e se mi vedon, massimo un ghignetto
mentre di ciarle non vengono al dunque
[13]
ed io continuo al passo il mio giretto
con nelle orecchie cuffiette assordanti
e il cielo nero pronto a far dispetto.
[14]
Il Sole occulto tra nubi angoscianti
che si fan d’ora in ora ancor più nere
mentre io più solo vado ancora avanti.
[15]
Poi l’improvviso squarcio fa vedere
mentre trafigge e dissolve le nubi
piccolo Sole con forti maniere
[16]
che par ch’il cielo intero si derubi
tutto dissolto in bagliore accecante
e non potrà frenarlo neanche Anubi:
[17]
cosa succeda ancor non m’è lampante
il Sole riempie tutto il mio orizzonte…
enorme palla, più che debordante,
[18]
non lascia il tempo neanche per Caronte;
non rende idea chiamarlo solo Fuoco
mentr’io partendo da perplessa fronte
[19]
mi sciolgo… evaporo… anzi poco a poco
m’annichilisco in elettron vaganti
nel quarto stato di materia in gioco
[20]
tra decadenti nuclëi danzanti.
Infimo il tempo per poter pensare…
ma se più il tempo non mi resta avanti
[21]
come si spiega che riesca a provare
di star finendo consapevolezza?¹
Doveva in un istante il mio pensare
[22]
finir nel nulla, vita che si spezza
senza lasciarmi il tempo di gioïre
che non sia stata troppa la lunghezza
[23]
tra il nuovo Sole in cui abbrustolire
ed il mio corpo, posizione mia
che toglie il rischio di dover patire
[24]
una lentissima atroce agonia
come chi viene investito a distanza
da questo Sole che non dà amnistia!
[25]
Mille chilometri non dan speranza
di rimanere dai suoi raggi indenni,
anzi regalano eterna doglianza
[26]
tra le macerie di chiese solenni
miste alle polveri di quei palazzi
che si pensava svettar nei millenni.
[27]
Solo macerie, dolori, ragazzi
lagnanti a fianco dei resti dei vecchi
e brancolanti un po’ zombi un po’ pazzi.
[28]
Fortuna che non ne furon parecchi
di metri da dove il Sol s’è formato
ed il mio volto con i riarsi specchi²!
[29]
Ma sono ancora in un lucido stato…
non è possibile ch’abbia coscienza
di quel che m’è poco fa capitato!
[30]
Dovea restare di me solo assenza,
capacità mi doveva sparire
sia di pensare qualsiasi scemenza
[31]
sia di capire o ancora sentire.
Invece penso, sollevato, e sento
e c’è qualcosa dal corpo venire
[32]
che non mi desta nessuno spavento:
non un dolore ma la vibrazione…
cos’è che vibra da qualche momento?
[33]
Sempre più netta la sua percezione…
parte dal polso, dal braccio sinistro…
a quanto pare l’annichilazione
[34]
non c’è mai stata. Suona come un sistro
nel mio orecchio il pulsare del sangue
mentre il mio corpo intero riregistro
[35]
e la coscienza scorre com’un angue
nel mio neurone a risvegliarla meglio
mentre il mio sogno recente non langue.
[36]
Vibra orologio, mi rende sveglio
tanto ch’infine il sogno n’è dissolto
e mentre ancora nel lettino veglio
[37]
m’accorgo che sole non ce n’è molto,
dalla finestra tutto appare intatto,
il ciel di nubi ancora resta folto,
[38]
io sono ancora ostaggio di siffatto
malconcio corpo inutile e dolente
nel mio grigiore nuovamente ratto
[39]
cercando scopo per un’imminente
nuova noiosa solita giornata…
con le cuffiette a frastornar la mente
[40]
andrò per far la stessa passeggiata
ma nella musica ignorerò gente
che blaterando solita boiata
dirà di tutto senza capir niente.
¹: non doveva esserci abbastanza tempo da acquisire la consapevolezza di essere in punto di morte;
²: gli occhi bruciati.
27-28/10/2023
Illumina
come raggio di sole maturo
il terreno più duro
e scava
riporta alla luce
il pertugio vitale
nascosto
e ormai sepolto
perso
nel nulla dell’apparenza
da vita serena.
Necessità oscura
e rischiara la mente
di un potere decisionale
logorato e schiavo
del proprio piacere.
Colgo l’occasione per formulare a tutti il mio augurio per una Pasqua serena e rasserenante.
Ma ogni volta ci ricasco
Penso ai tuoi occhi
Alle tue lame di ghiaccio
Vorrei poterle sciogliere
Con un lungo bacio
Ma non posso
Non ce la faccio
Sono ridicolo
Quanto un inutile tormento
Ma il richiamo
Della luna nel vento
È così forte
Che il calore della tua pelle
Invade la mia mente
E ricomincia una melodia
D'amore e follia.
Vagavo senza meta al pomeriggio
su siti social a ingannar lunario¹
quando in un post inciampo e l’osteriggio²
vado a sbirciar d’un sito “letterario”
che da vetrina fa ad un nuovo testo
e che di like ne conta un campionario!
Curiosità m’invade e faccio presto
ad esplorar gli utenti per capire
cos’è che li spingesse in quel contesto.
Ma quel che vedo fa rabbrividire:
persone dubbie, foto di profili
fotomodelle e attrici a non finire
pochi discorsi, inviti assai febbrili
per far da quell’autore un’iscrizione
per farne crescer presto gli infantili
desii d’aver da cifre condizione
di sommo vate forte dimostrata
come se qualità e numerazione
fossero l’una all’altra incatenata
e numerosi like desser ragioni
d’averne stima vera e sconfinata…
a me dan viso d’esser r-accattoni³.
¹: passare il tempo;
²: lucernario;
³: mesta sintesi tra raccattatore (di consensi elemosinati) ed accattone.
25/10/2023
Al grande quadro
E mi coglie d'improvviso su una strada
Un'occhio di pietà che mi poggia lo sguardo
Lo avverto, nell'aria della pioggia
Nel vetro delle bottiglie
Nel caldo legno e morbido scrocchiare
Delle scarpe sul cemento
È il divago delle cose
Che mi fa allarmare in questo modo?
Quando nel nulla della massa
È allora, che quell'occhio ti sommerga
Hanno avuto la meraviglia
a distinguerle
La beltà, al vederle
La felicità' a tratti parsimoniosa, da godere completamente
Unione di appagamento e stupore
Le cose fantastiche finiscono
Nessun divino miracolo
Lasciano solo memorie, fotografate, scritte, segnate, vissute
Nessun ripensamento
Le cose fantastiche spariscono
Nel tempo si perdono
Esaurendo i loro effluvi.
Le cose fantastiche poi, feriscono tanto quanto hanno dato
Si ammala daccapo, quanto han guarito.
Inermi restiamo straniti
davanti a questo scempio inarrestabile.
Traboccano in noi supposizioni perplesse
Tu che con il tuo sacrificio ci hai
ridato la vita ,Tu che in questo
venerdì santo ci hai concesso
la gioia del perdono ,conduci i
tuoi figli a una vita di amore ,di
libertà per un mondo migliore .
Tu Gesù che hai chinato il capo
e chiusi gli occhi donandoti
al Signore, fa che questo mondo
ritrovi la pace ,fa che la guerra
abbia per sempre fine .
Venerdì del perdono della
riflessione dove ognuno possa
essere migliore
Tu Signore ci hai insegnato
a volerci bene ma ancora in tanti
non sanno il significato.
Ti prego Gesù conduci i tuoi
figli ad un amore immenso per
il prossimo e fa che l'odio in loro
si trasformi in pace nel cuore.
Venerdì Santo, venerdì
di riflessione Signore altissimo
perdona a noi per questo mondo
così afflitto e ingrato ,dona a noi
la pace e il perdono .
gioiosamente irrompe.
Torna coi suoi
odori, sapori.
Porta rinascita...
e come
un fiume in piena
ti travolge.
Nell'aria ne senti
il profumo.
Con gli occhi
ne ammiri la bellezza.
Con la bocca
assapori i suoi frutti.
Nella mente
ne conservi i ricordi.
E l'aspetti
quando piove.
E la ricordi
nelle fredde
e lunghe
giornate invernali.
Sorridi al pensiero
che ritornerà...
perché
nonostante tutto...
sai che ritorna:
ritorna sempre.
Con le sue mani
aggraziate...
accarezza
piccoli germogli,
che amorevolmente
sbocciano.
Irrora profumi nel vento
per addolcire l'aria.
Con la sua
brezza leggera
fa vibrare le foglie
e tutt'intorno
s'odono suoni flautati
e languide melodie.
Canta canzoni d'amore
agli innamorati
e con eleganza
e grazia
sugli alberi
nei prati...
essa si posa.
È generosa, allegra,
spensierata e
quando ritorna
svolazza nel cielo
come un'allegra rondinella,
di buone novelle foriera.
Ritorna sempre:
col suo amore,
con la sua bellezza,
con tutta la sua gioia...
con tutti i suoi colori,
e tutta la sua vitalità.
Ritorna ovunque...
anche fra cumuli di macerie.
Fa capolino nei prati bruciati
dalle polveri da sparo.
Sboccia fra i corpi inermi.
fra i fiori eradicati e arsi
dalle bombe.
Anche dove di semina morte...
la primavera ritorna...
ritorna sempre.







