che sul marciapiede appare come bruttura,
sembra il pezzo di un'astronave,
all'apparenza non ha nulla di soave.
Un ragazzino la guarda interrogato,
che sarà mai quel parallelepipedo sgangherato,
rispondi in maniera che par cacofonica,
' E' una cabina telefonica!'.
Meravigliato allor ammira quella cornetta,
udendo la funzion d' uso di quella strana casetta,
bizzarro che ci si mettesse in fila per una telefonata,
inserendo monete per una chiacchierata.
Par strano anche a me pensar di aspettare,
sul suo uscio ho atteso anche io per parlare,
ci si dava un appuntamento la volta precedente,
davanti al telefono si aspettava come penitente.
Oggi quelle attese fatte di amore e cortesia,
non esistono piu' e si è persa la magia,
quando si componeva un numero con amore,
e dall'altra parte un 'pronto' scaldava il cuore.

Si stria l'alba
sulla carta, troverò loro posto in una silloge dal titolo Pensiero notturno)
Dolci riflessi
Morbidi sguardi
Tenere labbra
Seducono l'anima
Di un piccolo sogno
Smarrito nell'aria
Senza certezze
Eteree promesse
Frammenti di stelle
Invadono il tempo
In questo momento
Un cuore ormai vecchio
Naufraga inerme
Nel bagliore immenso
Di un altro universo.
Se sceglier io potessi
tra grandi applausi e amore
non mi farei complessi
accontentando il cuore
ma scegliere non posso
perché le strade entrambe
terminano in un fosso
grande per le mie gambe.
Se sceglier io potessi
tra debiti e dolori
cosa di più mi stressi
da far per primi fuori
sarei in imbarazzo
perché stanno in anello
entrambi a farmi il mazzo
sfiancando senza appello.
06/11/2023
sempre ha un cuore
usando l'arma dell'impulsività
o ai versi di una poesia!
Eravamo un disegno
un progetto fantastico
ma liberi ci ingarbugliamo,
ci costringiamo schiavi.
E viviamo di tasselli spostati,
del nostro essere, pressoché mai
disturbati da abbagli e sfarfallii
- famosi specchietti e allodole -
che accettiamo per veri.
Una realtà che discosta il creato.
Vogliamo creta e mani in pasta
violiamo diritti e celiamo doveri
solo il soldo compra il nostro lavoro
in remota esigenza del piacere
- con rigetto a maggioranza -
Lo amiamo questo odioso parlamento
ci lascia vivere, nel nostro riuscirci
… sempre più distanti.

Il mobile con le ante
Ma quale nuova stasera vi narro?
Un plurinicchio un tantino irritante
pur non avendo dall'ego brillante
né interloquito né fatto uno sgarro
ha seminato le mine anticarro:
per il timore d'insignificante
mïo commento non gratificante?
Ma per quel nick io nëanche il catarro
sarei mai corso davvero a sprecare!
Bene si vede ch'è sol serbatoio
dal quale i like riuscire a regalare
sul principale nick inghiottitoio
di voti ed altro per poter restare
del panorama sull'alto orditoio!¹
¹: inteso come attrezzo per effettuare l'orditura, ma nel senso metaforico di macchinazione, non in quello tecnico per realizzare stoffe!
11/11/2023
La sveglia, la gazza,
la luce sui tetti
Mi faccio devota
come un silenzio in chiostro
La tua errata postura
al mio volare
L’aroma di caffè
Mi ricongiungo al naso
Ma che vuoi?
Io sono quella che parla parla
e non viene mai capita
- Insolente bocca -
Danzami in queste stanze
Serrami i fianchi, mostro sul divano,
fammi giumenta
e poi allentami i giorni
Inceneriscimi!
ti sembra un breve tratto
la cavità del solco sul
mio corpo rovesciato
segue il mondo
la pella cieca e aperta di
un decollo a smaltimento
prepotenza dei capelli
nel pudore abbandonato
dietro asfalti e carreggiate
ti occupi del tempo
con un camice sul collo
e lo sguardo incatenato
di un cadavere suicida.
Non fidatevi del vostro
E altrui silenzio
Nel cuore c'è bisogno di rumore
Di un casino assurdo
Di far saltare le fondamenta
Dell'indifferenza
Sognate a occhi aperti
Guardando il cielo come un orizzonte
Per ricostruire le radici di un sentimento
Vivete d'improvvisazione
Nessun monologo
Ma scambi d'espressione
Fate echeggiare sinfonie d'amore
La musica di un altro tempo
Fuori dagli schemi
Sorridendo mentre fate
Quello che vi riesce meglio
Quando appoggiate le vostre labbra
Sopra una giusta causa.

Posa
(Quando un dì questi versi spiccheranno il volo da inchiostro e profumo di grafite sulla
carta, troverò loro posto in una silloge dal titolo Non è del tórdo ostentar ‘l suo briciolo)







