Un altro fiore
Immenso
Si staglia
Sull'orlo magico
Dell'universo
Dal suo sguardo
Penetrante
Traspare una luce
Ammaliante
Non posso fare a meno
Di contemplare le onde
Di eterea bellezza
Che accarezzano
Il volto
Della sua anima eccelsa
Il mio nome
E tutto ciò che sono
Scompare
In un solo istante
Tra le sue morbide labbra
A forma di cuore
Imperterrito e afflitto
Seguo i battiti
Di un'ingenua follia
Assorbendo sogni
Lungo la strada
Delle mere illusioni.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Inutile cercare fuori

ogni risposta è dentro

ognuno di noi:

vitali contenitori

del bene e del male.

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Profilo Autore: Bowil da Wilobi  

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Colgo una rosa

sul precipizio del mio eco

ed un pianto d’infinito

arreda l’anima

d’un solstizio senza te.

Ora che il predicato dei giorni

annega in un raggio di sole

abbandono anche lo sguardo

in questa pinacoteca d’orizzonte

a riassumere silenzi

sul petto delle mie illusioni.

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Profilo Autore: rosa dei venti  

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A volte persino mi inchino

mi genufletto alla tua versione

ma l’alba è l’alba e quella di un amore

spesso dipende da varie circostanze

il tramonto no, quello è reale

e quanto è stato è inutile mentire.

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Profilo Autore: Andrea Borselli  

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Sonetto classico in endecasillabi canonici con quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate ABBA ABBA CDC DCD ispirato dalla visione del film “C’è ancora domani”.


Noi facilmente diamo scarso peso
a quanto detto, fatto o sol pensato,
ad un bisogno espresso ovver celato,
a un luccicone¹ di nascosto sceso.

La vita lascia spesso ognuno offeso
facendolo apparire anche isolato
col cuore in panne, quasi senza fiato
e con l’orgoglio in fondo molto leso.

Eppur per quanto consapevolezza
d’esser nel nero² in cuore parta in quarta,
potrà salvarci semplice certezza

d’un gesto che da chi ama fermo³ parta:
che sia un abbraccio, un bacio o una carezza
o scarabocchio impresso sulla carta.

¹: lacrima;
²: disperazione;
³: deciso, convinto.

05/01/2024

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Profilo Autore: ioffa  

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Quanta polvere di carbone
Sopra i miei resti di cartone
Riflessi di un cuore in subbuglio
Nel cielo trafitto
Da indicibili insicurezze
Quante magnificenze
Tra le nuvole indomite dell'anima
I miei occhi scorgono l'arcobaleno
Nel dio effimero del sentimento
Infettato dall'amore
Per l'impossibile luce
Di un ragguardevole sole
Così vola via il tempo
Motivo di delusione e fermento
Invadendo dalla testa ai piedi
Il mio spirito risorto
Nell'oblio del fuoco.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Mamma,

tu che siedi nei miei occhi

come luce di una stella,

sei pentagramma di primavera,

cielo di maggio che albeggia,

tempo che bussa al mio cuore.

La chiave dei silenzi tuoi

è ormai incagliata nei dolci ricordi

di nenie sussurrate alla mia culla,

di fiabe da inventare a colorare la mia luna

ma il profumo intramontabile del tuo esistere

giocherà per sempre ad abitarmi il cuore

perché sei mamma,

l’autrice perfetta d’ogni sublime amore.

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Profilo Autore: rosa dei venti  

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Ottave di ottonari in schema “toscano” (rime ABABABCC).


Quant'è bello quest'amore
così dolce e riservato:
sta segreto dentro il cuore
(non dev'essere svelato)
ammantato di candore
(non ancora consumato).
Nonostante mi vergogni
resti fissa nei miei sogni.

Non ti riesco a cancellare
pur se non ti posso avere.
Nel segreto sto a rimare
per diveller¹ le barriere
che mi vietan di tentare
del mio amor farti sapere:
non son certo principesco,
troppo goffo, anzi grottesco.

Vorrei darti il mondo intero,
farti vivere felice
forte del mio amore vero
immortal come Fenice,
ma per essere sincero
il mio stato non s'addice²
altro che le belle fiabe:
la mia vita sembra tabe³.

T'amo troppo per pensare
di ingabbiare la tua mano,
ma comunque nel sognare
mai da te io m'allontano,
son qui pronto ad abbracciare
recitando qualche brano
pieno di delizie a frotte
sussurrando buonanotte.

¹: solo virtualmente;
²: eh già: son solo uno Sfigato Grigio, non un Principe Azzurro;
³: tabe indica una malattia grave che porta alla consunzione del paziente, come per esempio la tubercolosi.

05/01/2024

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Profilo Autore: ioffa  

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Dove c’erano nuvole
Adesso splende
Un sogno
Tra sconfitte e promesse
Un dubbio atroce
Infonde oscurità
Alla libertà del cuore
Si sbattono porte
Con fragore
Nell’antro dell’amore
Impiccato a un ramo
Desideroso di parlare
Fino a notte fonda
Con l’anima di fuoco
Di una donna
Vedo nello specchio
La miseria
Del mio sentimento
Se potessi stringerti ora
Volerei fino alla fine
Dei miei giorni
Come una farfalla.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Il profumo di una madre

sparecchia il cielo della solitudine,

è un pianoforte di rugiada

stipato sulle labbra dei silenzi,

un apostrofo di girasoli

fra echi di poesie in divenire.

Il profumo di una madre

è un diario di dolci nostalgie,

cometa d’amore eterno

a disegnare il cuore di un figlio,

pianto di mille ricordi

acceso fra i respiri del tempo.

Il profumo di una madre

è anima del mio io infinito.

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Profilo Autore: rosa dei venti  

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Duemilaventiquattro è cominciato
mi guardo intorno e nulla par cambiato…
Orrore! Ho fatto rima e, fatto grave,
con metro¹ che poesïe rende schiave!
Purtroppo ancora avete questa noia
fintanto che da me non verrà il boia.
Vi giuro, scriver libero ho provato
gettando al cesso pure le rie rime,
ma non par bello quel ch’è risultato…
ma non vi lascio ancora sulle spine²:

per essere sicuro di non privilegiare nessuna costringente metrica, non andrò più a capo (“bella panzana!” direte voi… ed invece no! Come si dice in questi casi? Sto scrivendo in modalità “sperimentale”, “innovativa”, “libera”, senza “schemi concettuali”, senza “gabbie formali”… anzi oserei ancora di piu senza punteggiatura ne rispeto di semantica grammatica vocabbolari è in somma proprio senza rispetto in nome della totale liberta di pensiero che svincolandosi da qualsiasi tristo binario finalmente e capace di allibbrarsi nel celo con tutta liberta che nessuno piu lo puo afferrare ne manco sferrarli ceffoni anche sé cosi non mi riesco nemmeno di capirmi a me medesimo e quindi saro pure libero e puro ma a cosa serve non lo capisco punto anzi. Cerco di non piegarmi troppo al desiderio di anarchia dei metrofobici e di concedermi almeno quel minimo di vincolo logico/semantico/sintattico per capirmi almeno da solo, aiutando me stesso con un po’ di punteggiatura e, perché no?, un minimo di apostrofi e di accenti, anche se a tanti paiono recinti di prigionia per la propria creatività (io rimarrei della mia opinione, che è solo dimostrazione di scarsissimo impegno nell’iter dei propri studi di base, le famigerate scuole elementari cui tanti di noi a quanto pare si sentirono costretti contro la propria libertà, ma lo penso solo perché io sono uno stupido schiavo del sistema). Tuttavia continuo a concedere al lettore che purtroppo, a giudicare dalle critiche continue che ricevo quando mi lascio andare a sonetti e terzine rimate, pare essere il fruitore medio dei miei scarabocchi, quel piacere che esso prova nel non vedere rime e non percepire schemi metrici. Dicevo, provando a scrivere libero dai vincoli di rime e versi, ho immaginato un cielo nero, avvolto nel nero, privo di stelle, senza la Luna; nulla di fisicamente impossibile: Luna Nuova e cielo ignombrato da nubi… pardon, nuvole temporalesche per tutta la sua estensione. Nessuna luce quindi pioveva sui miei occhi. Lucciole? Ma figuriamoci, ormai non ce ne sono più nelle zone antropizzate! Perdiana! Non ce la faccio a dar fuoco al vocabolario :’( Volevo dire: ormai non ce ne sono più nelle zone frequentate da noi uomini. Sì, lo so che nelle zone frequentate da tanti virili poeti moderni ci sono le lucciole illuminate dai lampioni sulle strade statali di notte che attendono i loro cavalieri dotati di portafoglio grande e clava piccola ma disposti a svuotare il portafogli (fate finta di non notare che in italiano il singolare per questo lemma possa essere sia -glio sia -gli e quindi uno dei due premiatemelo come errore di plagenza) per lasciarsi confortare nella propria insicurezza dalla poetica sincerità declamata dalle labbra di tale tipologia di lucciole, ma io intendevo un altro tipo di lucciole, roba obsoleta, stilnovistica, desueta, che lampeggiava nei campi nelle notti estive a fare da contraltare alle stelle che brillavano in cielo corteggianti la Luna. Ma trattavasi di cortigianeria cavalleresca desueta che si perdeva nel servaggio di stili rigidi per declamare beltade; ora siamo più moderni e quindi stile libero e cielo sgombro, no stelle, no Luna, no luce, no lucciole e quel che vedo in piena libertà è anche no lampioni e no lampadine (facile, che qui con i temporali ancora arrivano i blackout sia di linee internet, sia di telefonia, sia di elettricità). E nel nero farcito di nero avvolto nel nero che ha annerito i miei occhi abbandonati nella totale libertà, ovviamente, non vedo più neanche gli occhi della mia amata Sirena, com’è giusto che sia, visto che Lei non è né sarà mia ed i Suoi fari verdi brillano altrove e brillano per altri, non certo per me di cui non si ricorda a capodanno quindi, in onore al detto famoso, non si ricorderà per tutto l’anno, come non se ne ricordava nel 2023, nel 2022, nel 2021, nel 2020, nel 2019, nel 2018, nel 2017, nel 2016, nel 2015, nel 2014, nel 2013, nel 2012, nel 2011, nel 2010, nel 2009, nel 2008, nel 2007, nel 2006, nel 2005, nel 2004, nel 2003, nel 2002, nel 2001, nel 2000, nel 1999, nel 1998, nel 1997, nel 1996, nel 1995, nel 1994, nel 1993, nel 1992, nel 1991, nel 1990, nel 1989, nel 1988, nel 1987, nel 1986, nel 1985, nel 1984, nel 1983, nel 1982, nel 1981, nel 1980, nel 1979, nel 1978, nel 1977, nel 1976, nel 1975, nel 1974, nel 1973³, tutti capodanni che non cambiarono le nostre vite, e nemmeno nel 1972 quando la Sua cominciò ovviamente senza ricordarsi di me che l’aspettavo e sognavo già da un paio di anni! Un attimo che verifico di non aver saltato nessun capodanno, torno subito a scrivere. Rieccomi; mi pareva strano: la troppa libertà mi aveva fatto scrivere due volte gli anni tra il 1987 e il 1978 per una dislessia nel digitare che di fatto mi fa sentire 10 anni più vecchio, in nome della libera sincerità non più costretta dagli artifici di una qualche metrica. Ma bando alle ciance torniamo a poetare sperimentando l’innovazione di questo schema libero non soffocato da rime, debbo confessare che rinunciarci, rinunciare alla metrica, alle rime, alle stelle, alla Luna, alle lucciole, ai Suoi occhi, a Lei e quindi alla Poesia che Lei è (tipicamente sonettistica e a rime incrociate perché baciate sarebbe osare troppo con Lei), ai miei sogni, ai miei schemi ha finalmente reso il mio orizzonte ed il mio universo molto, molto, forse persino troppo, somigliante al mio intimo, alla mia coscienza, al mio sentire, come si suol dire al mio cuore ed alla mia anima: nero! Un nero profondo, buio, privo di riferimenti (niente endecasillabi, niente settenari, niente) e privo di richiami (niente baciate, alternate, ripetute, inverse… niente rime). Un nero scribacchino solitario che con inchiostro (virtuale, perché siamo finalmente nel 2024) nero scarabocchia su fogli (anch’essi virtuali) neri parole nere per descrivere un nero mondo girovagante senza schema in un universo nero alla deriva in un tempo nero nella piena libertà di questo color morte che non ha bosogno di alcun codice per comunicare, di alcuno schema per trascinare, di nessuna rima che potrebbe suggerire ironia, emozioni, ritmo, enfasi, musicalità e sopratutto agevolare la memoria. Non mi ricordo se ho scritto tutto il nero che mi ha pervaso in questo capodanno, ma almeno ho cercato di essere moderno e sfanculare sonetti ed endecasillabi.

¹: endecasillabi canonici, a maiore e a minore a libera scelta;
²: almeno questa è “imperfetta”, di tipo “consonante”;
³: qualcuno mi scrisse “mai dire mai”, qualche mese addietro, così ho evitato di scriverlo in questa poesia innovativa sperimentale a schema libero e senza vincoli di rima e che non dice mai "mai".

01/01/2024

Aggiunta “postuma”:
dopo che ho digitato tutti i caratteri liberi di questo sfogo che essendo senza metrica e senza rime potrà apparire sincero anche agli scettici, Lei si è ricordata di me ed alle 18:44 finalmente mi è giunto il Suo messaggio: «Tanti auguri Xxxxxxxx, che sia un anno di piena salute, serenità e cose belle».
È bastato l’arrivo di questo messaggio tutto sommato abbastanza neutro per farmi scendere una lacrimuccia ripetendo tra le mie sinapsi «Si è ricordata di me… Si è ricordata di me… SI È RICORDATA DI ME…»… ed il mio nero si è fatto un po’ meno nero, neanche m’avesse detto d’essere innamorata di me!
Sono patetico, lo so. Ma almeno oggi di una pateticità sincera, libera da schemi imposti dai Potery Forty!
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Profilo Autore: ioffa  

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Abbiamo bisogno di sognare,
nei silenzi assordanti
dei nostri giorni.
Dietro alle vetrine delle esposizioni
di artefatti sentimenti
da mostrare alla ressa!
Abbiamo bisogno di sognare,
ad ognuno il suo palpito di brama.
Ne abbiamo bisogno per vivere
come l'aria per i polmoni,
ne abbiamo bisogno
per camminare ancora
lungo il boulevard della vita,
per poter sperare ancora
in nuovi spontanei sorrisi
nutriti dalla pioggia di speme!
Incessante è il bisogno
di sognare un biglietto
di solo andata,
verso quel viaggio nel tunnel
dell'anelata felicità
che trabocca luce d'albore all'infinito!
Meraviglioso è vivere ancora
di chimere in ogni respiro profondo,
per elevarci come angeli
nelle limpide bolle del fato
che ci conduce nella corrente
più veemente del traguardo
che ci solleva dagli affanni.
Abbiamo bisogno di sognare,
per non essere scheletri abbandonati
nelle bare delle codardie
nelle profondità dell'infame
carestia del pessimismo!
Sogniamo, sempre,
ognuno di noi la propria brama,
poiché sia imperituro
per il proprio benessere
nei vacilli degli ostacoli,
a renderci degni nella conquista
di ogni compimento.
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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Mamma,

i tuoi occhi son spiccioli di stelle,

baci regalati alla mia anima,

cerotti di luna a medicarmi il cuore.

E ti respiro fra i sipari del tempo,

in ogni tramonto delle mie debolezze,

in questo pensiero dal profumo eterno.

Mamma,

mi accoccolo nel tuo abbraccio

come silenziosa rugiada d’alba

sui petali di un nuovo fior.

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Profilo Autore: rosa dei venti  

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Terzine di endecasillabi a minore a rima incatenata.


[207.01]
Benigna patria, dai nostri bisnonni
voluta, amata, cresciuta e difesa
tra sacrifici e lotte senza sonni

[207.02]
volendo offrire ai figli mano tesa
verso un futuro pieno di speranze
dove il lavoro più non fosse offesa

[207.03]
di dignità tra le disuguaglianze,
la fame nera, malanni e miseria
costretti in poche grigie e spoglie stanze

[207.04]
alla mercé d’altera cattiveria
d’aristocratici che taccia solo
di nobiltà vantavano e non seria

[207.05]
elevatezza degna di quel ruolo,
propensi a vivere di sfruttamento
di chi ben poco aveva nel paiolo…

[207.06]
Speranze d’un ventur miglioramento,
di libertà nella democrazia,
d’un nuovo umano gran risorgimento!

[207.07]
E quest’Europa, dagherrotipia
d’un’economica autosufficienza
per non restar d’altre genti in balìa

[207.08]
e sostenere la fragile essenza
delle nazioni dal passo insicuro
contro quel rischio di recrudescenza

[207.09]
tra terrorismi dall’effetto scuro,
tra populismi degli incantatori
che non si curano d’alcun futuro

[207.10]
interessati a brillar di bagliori
evanescenti che fanno consenso
spostando a figli e nipoti i dolori,

[207.11]
e il rischio ch’è tutt’ora ancora intenso
di delegare il potere a chi pare
meglio poterci levare l’immenso

[207.12]
peso d’ancòra dover ragionare,
studiare i fatti, cercar di capire
per con coscienza poi deliberare.

[207.13]
Ed ecco quindi pian piano salire
la voglia di lasciar fare a chi sembra
forte perché più forte è il suo ruggire…

[207.14]
Brividi scorrono dentro le membra
mentre la puzza sento di regime
avvicinarsi e pian piano si smembra

[207.15]
l’etica umana che più non sopprime
l’orrore putrido chiamato guerra
ch’ogni progresso civile deprime,

[207.16]
arte, cultura e la vita sotterra
in un conflitto su scala mondiale
ma frammentato così non s’afferra

[207.17]
quanto sia l’O.N.U. sprofondata male
fallita in quello ch’è da sempre scopo
di scongiurar Terza Guerra Mondiale!

[207.18]
Pensando a quanto nel cielo piropo¹
brillin non stelle ma dardi di morte
che della gente cancellano il dopo,

[207.19]
fallita l’O.N.U. vediam che la sorte
che ormai ci attende come esseri umani
è civiltà cui si chiudon le porte

[207.20]
pronti a tornare dall’arte lontani,
senza cultura, ignoranti ogni scienza,
pronti a venir su ogni cosa alle mani

[207.21]
o con le clave mostrar la potenza
sopravviventi parlanti con rutti
senza grammatiche, senza eloquenza…

[207.22]
sempre che esistano, finiti i lutti,
gruppi sparuti di sopravviventi…
che non finiamo d’esistere tutti!

[207.23]
Chi rimanesse, tra dolori e stenti
più non godrebbe dei tanti millenni
d’evoluzione dei ragionamenti

[207.24]
ché le conquiste non sono perenni;
quando al “superfluo” non si può dar cura,
per scordar tutto bastano decenni

[207.25]
immersi in lotte contro una natura
che nei suoi passi per la selezione
lascerà dietro la goffa creatura

[207.26]
che d’una scimmia dà qualche illusione,
sostanzialmente però è scimmia nuda:
nemmeno il pelo come protezione,
nessun ricordo d’Einstein o Neruda².

¹: rosso acceso, tipo fuochi.
²: Einstein sineddoche per scienza in quanto il più famoso tra i fisici, Neruda sineddoche per arte (poesia) prevalentemente perché va bene con la rima.

27-28/12/2023

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Profilo Autore: ioffa  

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Un luogo estraneo
Si staglia nel cielo
Le ore soffiano
Nel cuore del tempo
La notte è interrotta
Da sogni che seguono
Una strada lontana
Tra anima e mistero
L'angoscia rimane
La mia unica stella.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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