Con una gran voglia
Di sorridere al mondo
La vedevo ballare
Su e giù per le strade
Un giorno sembrava il sole
Un altro ancora la luna
In quei frangenti
Avrei voluto baciarla
Più di una volta
Per sentire il fruscio del vento
Lambire il mio cuore.
Porterò con me
un bocciolo d’aurora
a ferir letteratura lunare
fra spiccioli d’estate
e quando l’alfabeto del silenzio
scivolerà sui miei battiti
ospiterò anche il cielo
in questo meridiano d’anima
a tremar d’universo.
E non spenderò
riassunti d’infinito
accoccolati nel mio io
e non giudicherò stagione
questa chirurgia del pianto
fra asole d’amore:
sarò soltanto emozione
a baciar le labbra del tempo.
È glicosaminoglicanopolisolfato,
come ogni giorno e come ogni sera l’ho spalmato
però già la sento la voce dell’infermiera
siringa in mano a consigliarmi di gran carriera:
“Prova a spalmarti su questo braccio malandato
qualche pomata e presto vedrai sarà passato
questo gonfiore duro e la brutta macchia nera.”
Mi vien da dirle: “Sì, come no! Tu aspetta e spera…”
Ma in fondo so che è un consiglio giusto per il bene
di questo impaziente ed indolenzito paziente
che negli anni s’è massacrato tutte le vene
ma non c’è pomata che possa più farci niente.
S’odono intanto di sottofondo le sirene…
sorrido e saluto che c’è in fila troppa gente.
18/12/2023
Un viaggio inaspettato
Macchie di colore
Ovunque
Il mio cuore in tumulto
Ricordi
Profumi
Su lunghi panni stesi
La fioca luce del sole
Il riverbero
Dei miei pensieri gode
Rimane una strada
Dissestata
Parole infrante
Un corvo gracchia
La sua follia
A un passante
Misericordia
Per un occhio solo
Che affonda lentamente
I propri sogni nel catrame.
E c’è un assaggio di te
in questa letteratura d’inverno
che hai scordato nel mio infinito
ed ora che il cuor è un vento leggero
posato sulle equazioni della vita,
raccogli l’abecedario di un tramonto
e sposalo col respiro del nostro eco.
Spezza un raggio di luna,
gettalo in una passeggiata di sguardi,
ricordi ancora il dolce odore
dei nostri giorni senza parole?
Ho solo l’indirizzo del cielo
a carezzar pagine d’universo
e tu non ci sei a cucirti d’eterno
come una margherita al suo prato,
in questo pianto di solitudine
nascosto fra i ricordi.
davanti ai miei occhi che mi nasconde i fiori, le farfalle ed i loro colori,
mi fa sentire padrone del niente
e nel niente mi perdo come un pesce d’acqua dolce nel mare.
Qualcosa c’è
che ci divide come uno specchio messo di traverso tra di noi
dietro il quale ci sei ma non ti vedo,
chissà quale colore hai nei occhi adesso.
Ti penserò come una candela spenta dal vento,
ricorderò il tuo vestito bianco come uno straccio nero
e se mi chiami non risponderò,
sognami se nevica
sognami quando il vento muove le campane la domenica mattina
sognami come un angolo di cielo dove c’è ancora il sole.
Una valigia piena di tempo perso,
l’ultimo treno perso anche quello
ed un angelo
senza le ali che cade nel mio letto.
Dimmi che non è un sogno
...fammi sentire la tua voce!
ascolta la musica del mio cuore che batte per te
come un attore che non sa fingere
e soffre come un cane abbandonato dal padrone.
Qualcosa c’è
tra di noi che non finirà mai,
sarà che ogni volta che ti volti indietro leggi i nostri nomi scritti sul vento
sarà che è impossibile cancellare le ferite di un fuoco che mi ha scottato
sarà che in nessuno troverai quel che ancora non ti stanchi di cercare in me
ignorando un’amara verità di fondo
tutto ha una fine e non c’è niente d’eterno a parte l’amore che provo per te,
sognami se nevica
sognami quando il vento muove le campane la domenica mattina
sognami come un angolo di cielo dove c’è ancora il sole.
[01]
Duecento scarabocchi su di un sito,
almeno un centinaio a dir soltanto
che in fondo agli occhi tuoi resta smarrito
[02]
il cuore mio innamorato tanto…
sì, questo cuor scassato che purtroppo
disperso in sogni belli e vani alquanto
[03]
per te continua a battere al galoppo
facendo finta di non concepire
quanto sia grosso quel dannato intoppo
[04]
che di nascosto mi porta a soffrire:
sai, quel particolare del ricambio
che dalla parte tua non puoi offrire.
[05]
Con questi fogli bianchi intanto scambio
afflitte e intenerite confessioni
di sentimenti cui non so dar l’ambio¹
[06]
e per diminuïr mie compunzioni²
non uso carta d’albero segato
ma digito sui tasti le emozioni
[07]
del backspace abusando a perdifiato
cercando di narrar, prima a me stesso,
cos’è di te che più m’ha conquistato
[08]
tanto da diventar tipo un ossesso
che tutto il giorno pensa a te e di notte
per ogni cosa, dal passeggio al sesso
[09]
dal leggere e sognare un donchisciotte,
dal visitar le mostre e andare a cena,
presiedere in cortei per varie lotte
[10]
(tutte quelle per cui valga la pena)
poi rassettar la casa ed il giardino,
guardare l’orizzonte dalla rena
[11]
sempre stando con te tanto vicino
d’ascoltar ogni minimo sospiro,
mangiare un dolce e bere un po’ di vino
[12]
dal calice in cui te riflessa ammiro,
mentre cammino mano nella mano
per far la spesa o qualsivoglia giro
[13]
parlando di scontato o fatto strano
e la tua voce amabile ascoltando…
nel cor nascosto amor sempre rintano
[14]
ma di continuo a te resto pensando
e mentre scrivo stupide parole
di fianco a me seduta sto sognando
[15]
che in questo giorno freddo, senza sole
per ingannar il tempo mentre piove
mi chiedi di veder queste poesiole
[16]
ne leggi cento e poi novantanove
e prima di finir mi dici “scemo:
queste son le migliori dure prove
ch’il tuo cervello è pien di vuoto estremo!"
¹: dare l’ambio = mandare via;
²: compunzione = pentimento.
10/12/2023
chiudi gli occhi
e fissa quella linea immaginaria che segue il vento perso
a disegnare una danza disperata in cerca del niente,
un concetto difficile
per chi ha tutto e non ha neanche chiesto per averlo.
Sul binario sette
passa senza fermarsi un treno con destinazione ignota chiamato tempo,
chiudi gli occhi e prendilo al volo
perché la vita è una scommessa, un rischio, un salto nel vuoto
e libera di prendere e lasciare
per ogni persona ACCETTARE è la risposta definita,
quella che possiamo accendere
con una sigaretta tra le dita, un cero in chiesa
o soltanto
con le 37 candeline sulla torta d’una festa a sorpresa,
il compleanno di L'Aura .
Alla stazione in una giornata di vento
cammino sulle rotaie di un treno che non passa
con l’erba cresciuta tra ferro e legno
giocando con i miei passi incerti sulle verghe
e penso che il tempo
che arrugginisce i metalli e corrode il legno
come un tarlo impazzito che vomita segatura
sia soltanto un vento
che corre tra gli alberi spettinati che lo applaudono
da sempre e per sempre
in fuga dal niente per arrivare al niente
perché il tempo
allo specchio si chiama vento,
qualcosa che nessuno vede
ma tutti sanno che esiste
per questo la sua forza affascina
ma in questi giorni senza sole ne speranza
fa solo paura
Scalda il cuore uno spiffero di dolcezza
sfiora le labbra un soffio di emozioni
allerta meteo spifferi freddi dai balcani
sbuffi di fumo da dormienti vulcani
un ratto distratto dalle note di un piffero
folate di vento fra le gambe di un gambero
trema sincera la fiamma d'una candela
uno spiffero soave accarezza la cera.
Ho amato di te
anche l’ultimo inverno
inciso nella pioggia,
quel costato di levante
trafficato di malinconie
ed un calice di parole
rovesciato sul tuo cuore
come marea di cielo
dimenticata nelle piccole cose.
Ho amato di te
quel plettro d’autunno
sfocato in silenzio,
quell’abbraccio di rugiada,
il segreto di una stagione,
l’aurora delle mie parole.
Ho amato di te
l’infinita me.
Sotto il cielo vestito di stelle radianti
In compagnia della Luna
Nei templi senza tetto cinti di fiamme
Ascolto il silenzio
Camminando tra le statue degli Dei
Bianche come la neve,
Rosse come il sangue,
Verdi come i prati a primavera,
Blu come il mare.
Oh re e regina dell’eternità
Oh Dei splendenti
Entrambi bianchi e neri,
Irradianti ed assorbenti
Se tutti i mortali
Potessero sentire il vostro abbraccio di energia
Che attraversa loro stessi
Non saremmo ciò che siamo stati
E ciò che siamo.
Oh Dei
Se potessimo noi umani
Intendere come voi intendete,
Amare come voi amate,
Creare come voi create,
Sognare come voi sognate
Vivremmo di gioia per sempre
E si aprirebbero i cancelli dell’Olimpo.
Oh glorioso Dio e gloriosa Dea
Con lo sguardo disperso tra le stelle
Ciò che dico canterò
Dentro e fuori da questo cerchio,
In questo mondo e nell’altro mondo
La mia testa è la testa di Athena,
Le mie braccia sono le braccia di Atlante,
Il mio fegato è il fegato di Marte,
Il mio cuore è il cuore di Afrodite,
I miei occhi sono l’occhio di Odino,
La mia spada è la spada di Freya
Che taglia le menzogne.
Immerso in voi
Col seme di potere
Che risplende nel mio essere
Ciò che ho creato con la mente
E con il cuore
È già qui o arriverà.
Un presentatore un po' schizzato, ma assai di gran cuore, bello nei suoi modi di fare.
Le sue live un esplosione di energia pura.
Le sue postazione spaziali.
Quel verde così fluo mi piaceva sempre più.
Guardavo le sue live affascinata e piena di ammirazione.
Fino a che questa family e diventata anche un po' mia.
Porto questo nome orgogliosamente, un nome una garanzia.
Vado d’accordo con tutti e componenti bellissime persone.
Una family grandiosa.
Indica la via della sera,
Un acciacco rimasto invariato,
Un dente caduto ormai cariato.
Un passo non più spedito,
Le pagine difficili da sfogliar con un dito,
Gli occhiali sollevati per legger da vicino,
Indicano che in discesa è ormai il cammino.
La poltrona sempre più utilizzata,
Preferita ad una bella passeggiata,
La dentiera poggiata sul lavandino,
Un lontan ricordo e' lo spazzolino.
Sotto la pancia l'effetto è lo stesso,
Il tuo amico in pene è il tuo riflesso,
Neanche il passar di una bella signorina,
Lo fa risvegliar come faceva prima.








