Quando dipinsi per la prima volta
irritanti montagne austere,
ancor prima di stendere colori,
mi preoccupai di arrotondare
gli spigoli, le vette e le pendenze
così che alla fine a vista altrui
divenissero dolci qual colline.
Fu in tal modo che sedussi il mare
ove ogni picco è dal cuor limato,
dov’è perfetta retta quella linea
che poi in orizzonte muta nome.
Azzurri, blu, celesti, verdi e bianchi
si scontran nella danza delirante
per rilasciar le proprie tinte all’onde
e le spumose curve del mistero
non son tracciate da esperta mina
ma dal passaggio d'acqua aria e sale.
Suono sommesso in goccia lucente
tocco di musica in un fiocco di neve
canto di allocco bacio con lo schiocco
il frinire di un grillo sul finire del giorno
la danza del vento fra le fronde degli alberi
la danza del ventre tra le onde del mare
un soffio leggero alza lieve le foglie
soffre il pinguino il ghiaccio si scioglie
gorgheggi e trilli al mattino buongiorno
dolce il richiamo allodola ballerina
il canto beato di un raggio di sole
suona nell’aria un’ala di farfalla.
Il cuore di una madre
è una lettera all’infinito,
una finestra aperta
su un campo di girasoli,
uno scrittoio di luce a navigar
fra i ricordi dell’anima.
Il cuore di una madre
è una confessione di speranze,
uno spicchio di luna
sospeso fra poesie d’amore,
un soffio d’eternità
lasciato a colorar
la vita dei suoi figli.
dettato da nuvole bianche.
Preferivo i lamenti nel sonno della Cantoni.
Preferivo l'umidiccia tensione
di un Pierrot ridente a una cena
con una diarrea sotterranea.
Invece, il nucleo arcuato di un cervello al contrario,
sregolato,
manifestava troppo palesemente
la fame emotiva di una guerra.
Per avercelo sempre più grosso
anche dopo la vasectomia,
sia chiaro.
Tutto andava bene
perché eravamo uno dei tanti confini.
Il metro dopo sempre da dar esplodere
pur di averlo.
Tutto andava come previsto:
un bel telegiornale azzurro
e un cielo pieno di brutte notizie.
[206.1]
Chi mette gli aforismi in un bel metro
e chi reagisce con un rutto tetro!
[206.2]
Se l'endecasillabo non ti piace
non potrai trovar nel tuo cuor la pace!
[206.3]
Se gli aforismi non vuoi disticare
forse è perché tentenni nel rimare.
[206.4]
Vorrei tentar un aforisma sciocco
che sia di sal per chi si para in blocco.
[206.5]
Talvolta per fregar se stesso basta
commenti e pollicioni offrire all'asta!
[206.6]
Quando non richiede ragionamento
più che d'aforisma sa di lamento.
[206.7]
Chi frustrazioni vive e blocchi e risse
non deve camuffar l'Apocalisse.
[206.8]
M'alludi ma deludi se t'illudi
che con un blocco escludi i miei tripudi.
[206.9]
Piuttosto d'acclamar luogo comune
sarebbe ben colmar proprie lacune.
[206.10]
Per quanto fatuo sia l'arcobaleno,
chi in coscienza è pulito sta sereno!
[206.11]
Contraddizione priva di saggezza
è commentar soltanto chi ci apprezza.
[206.12]
Chi rima fa tra folgore e fervore
ha la necessità d'un buon dottore.
[206.13]
Sbloccami, insultami e tosto ribloccami
choccami, abboccami e infine baloccami!
[206.14]
Spassoso, ma non debbo esagerare
con l'avventura ch'è il mio disticare.
[206.15]
Nel congedarmi da quest'avventura
ringrazio il gruppo che mi dà cultura.
[206.16 aggiunta del 06/01/2023, anche se non è un distico ma una sestina, è sempre in tono pseudoaforistico]
Se un rovinato specchio ora rifrange
invece di rifletter propriamente
allora la speranza mal s'infrange
dentro i mëàndri bùï d'una mente
di legger di qualcosa che non piange
per la mancante logica coerente.
23/12/2023
Non lasciarmi andare
Voglio sognare
Al tuo fianco
Come il primo giorno
Che ci siamo conosciuti
Quando eravamo
Soltanto dei bambini
Un po' cresciuti
E credevamo alle stronzate
Degli sconosciuti
Prendimi per mano
Mettiamoci a volare
Sopra questo mare
Dalle onde piatte
Come parole inutili
Ci sono profumi e colori
Dove finisce il sole
E inizia la notte
Che senza di te
Non saprei riconoscere
E solo con te
Vorrei provarli tutti
Andiamo
Vieni
Non perdiamo tempo
Credimi
Oltre quel muro bianco
C'è ancora qualcuno
Che saprà dirci
Come vedere
Con gli occhi chiusi
Si possono smarrire tante cose
Ma da quando ti ho conosciuta
Ho tenuto stretto al mio cuore
Tutto quello
Che sono riuscito a capire
Del tuo mondo folle
Adesso so
Che sapresti sopravvivere
Al di là di ogni dolore.
“è morto”
parola tremante
come la fredda mattina di Gennaio
in cui hai
smesso
d’essere,
come si concepisce
l’assenza
dell’esistenza?
un giorno
forse
ci rivedremo,
senza più
lacrime
imprigionate
nella morsa
degli occhi
senza più
bocca
stretta
in una morsa
figlia del dolore
senza più
il cuore
arido
come
il tuo
vecchio
viso.
si va tutti insieme in pizzeria,
ci si accomoda alla spicciolata,
la tavolata è stata già prenotata.
Arriva il menu dal tempo consumato,
lo sfogli veloce e un po' svogliato,
tanto sai già la pizza che vorrai ordinare,
i tuoi gusti ahimè non li sai cambiare.
Ognun prende ciò che più gradisce,
nei bambini tanta gioia si percepisce,
per loro la Margherita è la più gettonata,
pensando a Cocciante mi vien una risata.
A stretto giro arrivan le rotonde bonta',
mozzarella che fila in gran quantità,
poi tra una chiacchiera e un boccone,
ahime' tutto arriverà a conclusione.
Alla fine la vita è una mangiata di pizza,
si assapora piano con qualche bizza,
che poi sia andata bene oppure male,
finirà comunque con un funerale.
Giocherò col tuo amore
come divisione crepuscolare
del mio vuoto senza te
ed un calice di parole
dipingerà un soffio di papaveri
inchiodato al petto dell’eternità.
Ah, se anche il mare
sfiorisse come questo mosaico di luna
sul plettro della tua anima,
così assaggerei la tua bocca
riversa nelle addizioni sensoriali
del nostro fragile addio
e tutt’intorno è silenzio,
silenzio del mio io.
Avvolto dall'onda che si posa
sugli occhi sonnolenti,
mentre il treno diretto
conduce l'ore stanche alla fermata
dove il tempo offre alla gente
che arriva una poltrona,
passo le notti verniciando l'ombre
che l’alba diluisce sul cuscino.
Lo specchio che cavalca le mie spalle
riflette la rivista degli assenti
come una moltitudine scortata
da fili di candele,
e dal silenzio
che oltrepassando gli agglomeramenti
ride al solletico
delle perseveranti lancette
mentre ascolto la pioggia
dietro il vetro dove le ore nude
passeggiando coi passi sull'insonnia
colano dal rubinetto guasto
come gocce che il tempo ticchetta.
Nasceva come reazione alle offese che un personaggio arrogante e narcisista, su un sito in cui sono attivo, muoveva contro chi ama verseggiare rispettando gli schemi classici sia per la metrica sia per le rime, in particolare contro un gruppetto specifico di autori di cui faccio parte anch'io. Il "blocco" è uno strumento di cui disponiamo in quel sito destinato a difendere da importuni, ma alcuni ne approfittano e lo utilizzano come strumento di disturbo e ricatto, anzicché difesa. Ad ogni modo le considerazioni sono valide anche in altri contesti.
Un angelo o sedicente tale
continua imperterrito a parlare
facendo allusioni anche in corale
a quanti gradiscan poëtare
tenendo per buono il puntuale
rispetto dei ritmi in verseggiare;
ancora parlandone ben male
allude a quei "quattro" prudenziale
lasciandone i nomi ben nascosti;
non è poi difficile scoprire
col "Cerca", da "quattro" nom composti
che un gruppo soltanto può apparire
tra autori ch'ancora siano esposti
recenti qui nel farsi sentire;¹
ma quanta arroganza a tutti i costi
e voglia d'andare ad infierire
soltanto perché non si è capaci
di scriver quartine con un metro!
Gli mando saluti e pure baci
sperando non sbattan contro il vetro
dei blocchi ch'erige a carapaci
volendo proteggersi il di dietro
dal rischio commenti più mordaci
di quelli che chiedon d'esser Pietro!²
Purtroppo non posso segnalare
chi insiste da vile a muover guerra
usando come arma per tirare
mettendo poi testa sotto terra
il solito alludere e scappare
tranquillo perché tanto lui sferra
e noi non possiam risposta dare
ché il blocco del vile il cuore serra³.
¹: versi dal 10° al 14°: se su quel sito si va su “Cerca” e nel campo “Autore” si digita “quattro”, appaiono al momento solo 5 voci, ma di queste solo una è in attività, il gruppo "I QUATTRO DELL AVE MARIA”; si tratta di un gruppo di 7 autori (in origine eran 4+1) di cui anch’io faccio parte, accomunati dall’amore per la poesia e dal desiderio di esprimerla verseggiando il più possibile con rispetto delle regole classiche della Poesia, specialmente per abbinare a concetti ed emozioni intense un’espressione adeguatamente raffinata e rifuggendo da un semplice sproloquio di parole a caso per pensieri banali; ciò a quanto pare non va giù a qualcuno che non perde occasione per alludere negativamente a me e a chi come me non schifa Dante, Petrarca, lo Stil Novo, Manzoni, Pasolini, Ciullo, Giacomo e tanti altri che nella poesia credevan davvero e non si tiravano indietro dall’impegno che richiede il rispetto di regole. Addirittura lo vede come affronto personale!
²: esser Pietro: nel senso di tornare indietro, ossia quell’insulsa pratica di lasciare commenti positivi ed entusiasmanti sotto qualsiasi testo contando sulla reciprocità adulatoria dell’autore che, specialmente se non avvezzo a ricevere congratulazioni e adulazioni, si sentirebbe moralmente in debito e quindi va a ricambiare con commenti altrettanto adulatori sotto qualsiasi testo (anche perché se mancasse in tale reciprocità verrebbe bloccato dal suo adulatore, che non è che ci perde tempo gratis a scrivere i propri commenti).
³: impossibile per noi andare a rispondere o chiedere chiarimenti sotto i testi di chi precauzionalmente ci blocca per preservare la propria frustrata voglia di attaccare senza rischiare d’aver risposte dirette.
23/12/2023
dell'essere incostante
ove il chronos urge
e fluisce incessante,
si dispiega una danza
di affetti e aspirazioni,
come vortici di penombre
e chiarori da tessere
in boccioli che sbocciano
lenemente per divenire.
E in questa complessa
trama di intrecciati fati,
si nasconde l'enigma
di un'anima cinta di sofferenza,
sopprimendo i singhiozzi
in quei calici dolci e amari,
nelle visioni frantumate,
quali serafini dalle ali distorte!
L'esistenza,
un dedalo di ardue scelte,
dove il cammino
si dipana in vacillanti passi,
i pensieri si smarriscono
fra meditazioni e disinganni,
sotto sottili fardelli
e persistenti inquietudini,
a ornare ghirlande
di lacrime e speranze.
Qual flutto remoto
che defluisce imponente,
così si manifesta la vita,
radiosa e sfuggente,
fra carezze dell'alba
e patimenti funesti,
ci incanta e rapisce,
senza scampo né evasioni.
E nei meandri del crepuscolo,
nelle oscurità dell'animo,
le parole melliflue
divengono canto e armonia,
un concerto di sensazioni,
con accenti di tristezza,
fra amori perduti
e passioni irrecuperabili,
nelle perle della vita.
E in quelle allegorie
di questo cosmo lirico,
si intona la speranza,
ma anche il rimpianto,
come un vento furioso
che insegue le ore,
ove il passato e il domani
si amalgamano in concordia.
E così, fra versi labirintici
e termini esoterici,
ricerchiamo un significato,
un movente nell'essere,
poiché anche nella malinconia
come nello sforzo,
l'essenza bisbiglia parole
di perseveranza.
E questa vita,
un dipinto di cromie
e gradazioni policromati,
dove il gusto dell'affetto
si intreccia al tormento,
come germogli che erompono nell'agonia dell'esistere,
un aroma eterno,
che non segue sempre
il proprio flusso, segue la sua scia.
E così, in questa percezione,
il cuore si dilata
e si rivela nella sua tenerezza,
sonda gli affetti più reconditi,
come un oceano in burrasca,
dove lo spirito si emancipa,
nella sua forma più consona,
e accetta consapevole
ogni mutamento nel suo seno
come un inquieto infante
da nutrire e coltivare,
fino all'ultimo respiro.
Ti dicevo
che più non mi bastavano
i colori del cielo,
mi dicevi
che avresti cucito l’estate
agli sguardi che mi regalavi.
Ti dicevo che i sogni
più non fiorivano in me,
mi dicesti
che avresti rubato alla luna
i suoi baci più belli.
Ti dissi
che ero nata nel tuo cuore,
mi dicesti
che ero per te l’amore.









