Il Sapiens Sapiens crede d'esser furbo
intelligente più d'ogni altra belva
perché nel suo cervello ha messo il turbo
da quando abbandonato ha la sua selva.
Il Sapiens Sapiens sa comunicare
con gesti, sguardi, voce e con strumenti
ch’è stato in grado di rëalizzare
per proferir comandi o sentimenti.
Il Sapiens Sapiens sa vivere in gruppo
organizzando al meglio i propri membri
per ottener fortissimo sviluppo
di modo che la vita meglio sembri.
Il Sapiens Sapiens è tanto geniale
d’aver creato tanti bei diritti:
civil penale ed internazionale
che possano evitar brutti conflitti.
Qualcosa forse intanto gli è sfuggito
nel suo legiferare e vigilare
o forse non ancora ha ben capito
che non s’evolve con il guerreggiare.
Non ha capito pure che i primati¹
non sopravvivon se non c’è più vita
perché tutti gli ambienti son guastati
e biodiversità sarà sparita.
Il Sapiens Sapiens forse è proprio fesso:
con tutto quel cervello sviluppato
ma fatto scivolare giù nel cesso…
magnifica occasione abbiam sprecato!
¹: il nostro ordine all’interno della classe dei mammiferi: praticamente le scimmie.
11/02/2024
all'ombra di ogni giorno
che commuove sassi senza parole
e lacrime senza respiro.
Sei sempre nelle mie braccia,
vuote come un pozzo senza cuore,
oh, eterei aliti d'amore mai eclissati,
dove sei adesso senza me?
Sei sempre tra le mie braccia,
assente, espressione infante,
nei tuoi giorni di fiori di maggio,
nella tua croce in libertà,
verso il terso cielo senza nembi!
Sei sempre nel mio cuore,
culla di emozioni mai sopite,
al gelo in note dolenti nella nenia,
sempre dispiegata ai raggi di luna.
Sempre, resterai per l'eternità
nelle mie nude e forti braccia,
nei brividi che avvolgono l'anima
quando guardo la tua immagine sbiadita sfumare via
nel tempo dei singulti,
senza colorati palpiti di gioia.
Sei nelle mie braccia,
ad avvincermi che da lì
non sentirai mai più freddo,
non più di quel che sento io
ogni qual volta i miei occhi
non si fondono coi tuoi,
gemme di vita rubata
per mano di antico fato inclemente,
senza veli di compassione,
per me che son solo
la tua tribolata dolce mamma,
e per te che sei l'amore della mia vita.
Sinossi di cielo,
nevicata d’infinito
riflessa nel mio tempo
ed il solstizio dei tuoi sguardi
accende un pianto di parole
come un tramonto sulle labbra
ferito da spartiti d’inverno.
Ma prima che l’alba
parli al tuo cuore
nego di chiamarmi amore,
nego di riscriverti in un fiore
ed ora che il mio petto
è una nuvola che muore
nella poesia invenduta
del mio stipendio di dolore,
incarto pozzanghere d’echi
e tu rivivi nei pensieri
come l’alfabeto della lontananza.
Scrivo di te
in un respiro d’anima.
Sto qui pensando mentre quasi ghigno
sapendo ineluttabile il dolore
su quanto tanti pensin sia lo scrigno
della felicità, dannato il cuore,
e non semplicemente rozza pompa
della circolazione buon motore…
che poi… buono soltanto se non zompa
continuamente tante pulsazioni
pure in attesa che tutto si rompa!
Ma nelle solite individuazioni
di sedi d'anima ed altre panzane
gli confiniamo tutte le emozioni
togliendo peso e ruolo ma anche grane
al troppo muto e timido cervello
che non ha battiti o suona campane
nascosto in quanto pure poco bello,
troppo molliccio, facile a squagliarsi
e quindi chiuso non tipo un cancello
ma in dura scatola ove rintanarsi
e far scordare la propria presenza
lasciando il cuore lì a pavoneggiarsi.
Ecco perché diffusa è la credenza
che sian nel cuore tutti quei ricordi
che rendon vera la nostra esistenza.
E allora prima che tutti li scordi
in fondo al cuore debbo sistemare
tutti i momenti miei, belli o balordi
chiudendo a chiave per salvaguardare
dentro il torace, dentro il cofanetto,
tutte le cose che mi potran dare
la consapevolezza in ogni aspetto
di quali eventi han reso il mio percorso
quel fallimento pieno e maledetto
che trasformato m'ha pure in un orso
come carattere, del tutto schivo
chiuso in eterno pesante rimorso
mentre nascosto al mondo solo scrivo
e poi mi fermo e penso che non serva
mentre i perduti sogni mal rivivo
e la coscienza muta e triste osserva
il susseguirsi di tutti gli errori
che sono stati invero una caterva!
Quindi secondo tanti lorsignori
dentro il mio cuore debbo custodire
gelosamente i ricordi migliori
da richiamare quando il mio sentire
sembra diventi troppo, troppo triste:
ricordi belli riescono a lenire.
Anche scartando note anatomiste
e ritenendo il cuore adatto scrigno,
altro problema nel mio caso insiste:
anche scegliendo un ricordo benigno
che dentro me volessi preservare
in un caveau robusto anzi ferrigno,
'sto muscoletto si sta a sbrindellare…
sarebbe inutile come custodia,
ogni ricordo andrebbe a evaporare
filtrando da fessure dove codia
giorno per giorno sempre più vicina
con la sua falce quella che non m'odia
e ad auscultarmi il battito si china
perché sa presto resterà silente
per una notte senza più mattina.
I bei ricordi impiegheranno un niente
a scivolare via dalle fessure
di quei ventricoli del cor morente
mentre faranno le ultime punture
per iniettarmi qualche toccasana
prima che fredde restin le giunture.
Saranno i primi, non è cosa strana
perché son pochi e sono i più sottili
e il mio miocardio è emmental, non grana.
Per rimediare mancan gli utensìli,
lo scrigno in petto è troppo lacerato,
non può serbar ricordi né monili
mentre s'avvia del tutto abbandonato
verso gli inutili ultimi controlli
in un sistema ch'è già smantellato
tra gli interessi di quei pochi folli
che guadagnando stanno cifre enormi
mentre SSN¹ aspettano che crolli…
ma non pensarci adesso, taci e dormi.
¹: per la metrica, leggasi "essessénne".
10/02/2024
Stringimi ai tuoi pensieri,
affittami la luce dei tuoi ieri
ed io fiorirò nei tuoi domani
come pioggia di stelle fra le mani
perché amare è un sogno incompiuto,
un uragano di cuore perduto,
disegno dei miei sensi imperfetto,
morso di mare fra i silenzi del tuo petto.
&A& ABA BCB CDC DED EFE FGF GHG HIH IJI JKJ KLK LML MNM NON OPO PQP QRQ RSR STS TUT UVU VWV WXW XYX YZY Z&Z (decisamente troppo espanso, ma avevo da raccontare).
Però mi son sbagliato per cui, essendo ripetuti due gruppi di rime, non è un vero rondeau ma semplicemente terzine di endecasillabi incatenati secondo questo schema strampalato:
&A& ABA BCB CDC DED EFE FGF GHG HIH IJI JKJ KLK LML MFM FOF OPO PBP BRB RSR STS TUT UVU VWV WXW XYX YZY Z&Z.
Me ne andavo vagante per i campi
lungo strade su cui pareva morta
l’esistenza d’umani senza scampi
che in inverno non aprono la porta¹,
quando un forte dolore dentro il petto
m’informava lo scoppio dell’äòrta.
Col respiro rimasto troppo stretto
e la vista di nebbia imputridita
stramazzai giù, supino, in un boschetto
conscio che ormai finiva la mia vita
con la sete che dava assurda arsura
mentre già fredde stavano le dita
tra loro in insensata blindatura;
immaginando assurdo funerale
capii che non avrei la sepoltura
del cadavere senza alcun segnale
ch’a ritrovarlo alcun possa guidare
quand’ecco arriva lurido un cinghiale
che coi miei resti vuole banchettare!
Ma c’è qualcosa che ora non mi quadra:
le bestie in questi campi sono rare
e cinghiali non c’è nessuna squadra²,
non giunsero giammai in questi posti
e questa riflessione fu la ladra
che suggerì trattarsi di scomposti
incubi privi d’ogni fondamento
che erano dal cervello stati esposti
solo per disturbare chi al momento
cercava un buon ristoro alla fatica
dei giorni che viveva nel tormento!
Allor rivoluzione bolscevica
tento di dirottare l’illusione
e già la vedo, lei, l’amata amica
che bocca a bocca fa respirazione,
poggia sul petto mio mano fatata
per poi senza nessuna esitazione
aprir la gabbia³ e a costola spostata
l’aorta ricucirmi e poi al cuore
congiungerla com’era sempre stata
per poi con un sorriso e mio stupore
con i suoi baci magici sanare
anche quei pezzi morti con dolore
che smisero anni fa di palpitare
e allinëar le tre più svalvolate
a quella di metallo a governare
senza nessuna perdita gittate
di rossa linfa andante a rinutrire
le fredde membra appena risvegliate
e di seta invisibile le spire
stringeva per richiudere il mio petto
e altri baci facevano sparire
le cicatrici e il loro triste aspetto,
non solo la nuova, anche le più vecchie;
mi rialzava tenendomi ben stretto,
sussurrando parole nelle orecchie
di cui godevo esageratamente
ma le perplessità furon parecchie:
mentre diceva «Amore mio…» … beh, niente…
si palesava troppo l’evidenza
d’impossibilità che quel frangente
fosse rëale nella mia esistenza!
Anche dormendo m’era ben lampante
che «amore mio» toglieva congruënza
a quell’evento, pure da sognante.
Anche se spesso in sogno me lo dice,
è sempre quel dannato brutto istante
in cui la mente, fredda accusatrice,
risveglio impone ché non è nel sogno
che va vissuta questa cicatrice.
Resto sul letto e quasi mi vergogno
d’un «amor mio» rubato con la voglia
d’un riscontro di cui avrei bisogno
per non passare quella nera soglia
posta a confine della mia follia;
certo sul petto insiste forte doglia
ma cicatrici che non vanno via
sono le vecchie, manca quella nuova,
prova che è stata solo fantasia
che a rinfrancarmi ancora a volte prova
con sogni che persiston quanto i lampi…
poi la vescica impone che mi smuova!
¹: nella stagione invernale le case sparse in queste campagne hanno le porte sprangate, completamente abbandonate;
²: branco;
³: gabbia toracica.
06/02/2024
Non scendere nel cielo
con un vestito di battiti
accasciati nel silenzio,
spartiti di pioggia
divideranno il vespro
in pensieri di cristallo
e la magia dell’animo
ci disegnerà indifesi
ad aspettarci fra i baci
come nel cuore a nevicarci.
Non scendere nei miei occhi
senza il plettro del mare
cucito ad uno spigolo di poesia,
non ha casa il dolore
sulle scrivanie della sera.
Ho fame d’una pace d’esistere,
di leggere solo e soltanto di te,
in un dolce petalo d’universo.
Una foglia smarrita
Accanto a uno stagno
Circondato dal fango
Respirare sogni malconci
Ascoltare voci interrotte
Sentire dita tremanti
Sfiorare la nudità
Di piccoli mondi
Accade ogni giorno
Nel sentiero di un bosco
Dove soltanto la luna
Mostra il suo lato nascosto
Imperterrito come la fame
Mi domando chi sono.
Ragazzi come mi sono divertito
questa sera!
Fuori pioveva
ma dentro c’era il sole
illuminato da sorrisi spensierati
in quel momento
mi son sentito come loro
migliore.
Chi lo avrebbe mai detto
se non l’avessi visto coi miei occhi
che esiste al mondo
codesta intelligenza
che bello!
Vedere quei ragazzi
che all’impatto
sembravano diversi da me
e ci ho messo un attimo
a capire che mi ero sbagliato
erano belli come il sole
ed il tempo non avrebbe mai cancellato
il loro sapere
facendo finta di non sapere.





